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Anniversario di Borsellino. Napolitano si dimetta

19 Luglio 2012

Se Napolitano si è illuso per troppa vanità di essere il salvatore della Patria in un momento così difficile per la nostra economia, sappia che è tutto il contrario.

Egli con la scelta di Monti, e subordinandosi alla volontà della Germania, è stato ed è tuttora un fattore determinante dell’aggravamento della condizione dell’Italia, che avrebbe dovuto invece tutelare. La scelta di un uomo come Monti, gradito alla Merkel e ai potentati europei, ha in sostanza colpito la dignità del Paese.

La desertificazione in atto delle nostre attività produttive e l’impoverimento della popolazione, i cui sacrifici imposti scriteriatamente sono andati e continueranno ad andare in favore, non del risanamento, ma della speculazione, hanno posto ben in evidenza l’incapacità dei due uomini che si sono presuntuosamente considerati i soli capaci di trarre l’Italia fuori dalla crisi.

Il loro fallimento, in una democrazia seria, comporterebbe che entrambi rassegnassero le dimissioni, e restituissero alla democrazia e alla politica le prerogative che sono state loro sottratte per colpa di una miscela di presunzione e di superbia che la solita e puntuale nemesi ha voluto punire.

Dentro questa pretesa di superiorità (indotta da una classe dirigente inappropriata), arrivata fino al punto di mortificare le regole e le consuetudini democratiche, si nasconde il virus che ha portato Monti a trattare il volgo con una specie di cinico disprezzo e Napolitano a considerarsi il padrone delle Istituzioni, anziché il garante, cosicché i cittadini più attenti e avveduti hanno potuto constatare quanto i silenzi del Colle abbiano tollerato violazioni gravissime delle prassi e delle leggi; violazioni che hanno interessato uomini come il presidente della Camera Gianfranco Fini (protetto dal Quirinale nelle sue continue incursioni contro il governo) e come il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, continuamente intercettato senza l’autorizzazione del parlamento.

Silenzi che hanno colpito il prestigio della carica già nel momento in cui si registravano, ma che si sono appesantiti con l’altro grave silenzio: quello sulle famigerate telefonate intercorse tra Napolitano e Mancino, con le quali molto probabilmente si è cercato di allontanare la procura di Palermo dalla verità sulla trattativa fra lo Stato e la mafia.

La pretesa di Napolitano di esigere la cancellazione immediata delle sue telefonate (ciò che non aveva fatto nei confronti delle intercettazioni del 2009 che lo riguardavano) è ormai un indizio troppo forte per non autorizzare il sospetto che vi si trovino le prove di un suo comportamento fuori dalle sue prerogative.

Come scrive il giornalista del Fatto Quotidiano, Domenico Valter Rizzo, correttezza avrebbe voluto che il Presidente non alzasse mai la cornetta del telefono per parlare con un indagato per falsa testimonianza.

L’averlo fatto (con l’aggiunta delle conversazioni che lo coinvolgono intrattenute tra Loris D’Ambrosio e Nicola Mancino) è già di per se stesso un comportamento meritevole di censura. Ciò che per un capo dello Stato, trattandosi di materia delicatissima, significa rassegnare le dimissioni.

Nessuno è autorizzato, portando a giustificazione la crisi economica in atto, a sorvolare su un accadimento che potrebbe rappresentare, questo sì, un precedente estremamente pericoloso per la democrazia.

La famiglia Borsellino è giustamente indignata dal comportamento tenuto da Napolitano, che compromette la ricerca della verità anche sulla morte del loro congiunto Paolo Borsellino.

Oggi ricorre l’anniversario di quella strage e sarà curioso scoprire con quale messaggio Napolitano prenderà parte alla commemorazione.

Se fosse una persona  ragionevole e coerente egli dovrebbe scrivere che Borsellino fu ucciso perché si opponeva alla trattativa tra lo Stato e la mafia, e che ogni italiano deve sentirsi in dovere di adoperarsi perché la verità venga alla luce.

Perciò, essendosi mosso nella direzione contraria, aggiunga che egli sente altresì il dovere di rassegnare le dimissioni e di passare la mano ad una personalità meno compromessa.


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Bart