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ARTE: GLI ODIATI WRITER

28 Luglio 2011

di Vittorio Baccelli

LUCCA – Spesso siamo colpiti dalle brutture dipinte sui muri cittadini e della periferia e anche nella nostra città c’è un programma antidegrado teso a cancellare i graffiti. Negli anni passati in accordo con la soprintendenza l’amministrazione intervenne con una massiccia opera di ripulitura sia in centro che nella periferia. Comunque i writer vengono presentati all’opinione pubblica solo come vandali. È giusto tutto questo? Penso di no, non condivido i giudizi semplicisti e ritengo sia giusto valutare anche le loro ragioni, ragioni che anche Sgarbi presentò quando il giro di vite repressivo su questi artisti metropolitani cadde su Milano.
Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, dovrebbero bastare questi due soli nomi per rendere l’idea di cosa i graffitari sono riusciti a realizzare: ma la polemica s’è accesa da tempo e i toni sono alle volte di quelli caldi. A Lucca si parla solo di atti vandalici, a Bologna insegnano alle elementari a cancellarli, a Verona c’è un acceso dibattito sulle firme degli innamorati sotto il balcone della Giulietta nazionale, a Milano contravvenzioni e repressione a gogò per chi imbratta i muri si sono sprecate, ovunque c’è aria di minaccia nei confronti degli artisti metropolitani. Ma perché? Sporcano, sporcano tutto peggio dei piccioni, e così via i murales, la città dev’essere pulita… logico no? Ma quand’è che la metropoli italica è pulita? Quando è tutta bianca e linda, senza piccioni, senza sfaccendati, senza prostitute, senza pucher, senza homeless, senza cassonetti del pattume traboccanti, con un internet sotto controllo… Ma le insegne scatolate di plastica nei centri storici, i neon multicolori, i manifesti super giganti, gli infissi d’allumino anodizzato, le veneziane dondolanti al vento, le fioriere con le piante secche, i gazebo pugni nell’occhio, le pavimentazioni approssimative, la segnaletica d’antan, le panchine modello picnic, le fontane a secco, i suv pure in centro… Tutto questo viene tolto? No, è assai improbabile. Così, è più semplice, si decide di cancellare la ricerca grafica artistica dei giovani e si dice: “non sono artisti, sono gente di strada”. Ecco proprio qui sta il punto, sono i discendenti dei capelloni, sono pittori senza cervello, neppure imbrattatori di tele, ma imbrattatori e basta, senza gallerie, senza cataloghi patinati, sono solo cani sciolti, o meglio cani bastardi senza pedigree. Eppure se ci rechiamo agli scavi di Pompei, vediamo anche qui scritte d’antan, per non parlare delle pietre medioevali coi segni scolpiti a ricordo dei passaggi. C’è una necessità, anche nell’uomo, di marcare il territorio, di segnalare il proprio passaggio, anche ai posteri. Ma i graffiti metropolitani sono in molti casi brutti, sono da cancellare, ma non tutti. I murales sono quasi sempre di grandi dimensioni, o strisce sui vagoni dei treni e della metropolitana, o lunghi rettangoli multicolori nelle zone basse dei capannoni di periferia. E qui donano colore, distruggono per un attimo l’atonia del paesaggio postindustriale. Si dipinge in gruppi, in clandestinità, con rapidità, quasi sempre in notturna, un’attività nascosta e recondita. Ma anche un’alternativa consapevole alle enormi pubblicità patinate, sempre uguali in ogni parte del globo. Chi dipinge sui muri dialoga con gli altri, mette in scena una satira, socializza un amore, lancia una protesta o un’idea o un colore, racconta e illustra un dramma. Non si capisce perché amministratori chiamano i madonnari, nel segno d’una arte povera e dimenticata, per colorare le strade e i pavimenti delle piazze e nel contempo combattono i graffitari che rallegrano le squallide periferie urbane. Il murale è anche il segno di un rifiuto, di una parte colpita dall’esclusione dal dialogo urbano di generazioni di giovani. Non è vero che simmetrico e pulito sia bello: è bello il colorato, l’asimmetrico. Ce lo hanno insegnato 100 anni d’avanguardie. Proprio in questi anni si sono ricordati con manifestazioni ufficiali i 100 anni di Futurismo, e il genio di F.T.Marinetti, ma si dimentica la lezione che i futuristi hanno dato. I passatisti che respingono i murales spesso sono anche accademici. Tutelare i centri storici è giusto, ma lo è altrettanto salvaguardare i graffitari. E non dimentichiamoci mai che la creatività nasce sempre dal dissenso, molto raramente dal consenso. E queste cose chi le spiega ai vari sindaci, compreso il nostro? Non le capì neppure la Moratti e Sgarbi se ne andò da Milano, ma i milanesi hanno fatto recentemente altre scelte.


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Bart