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ARTE: I MAESTRI: Georges Malkine, il resuscitato

26 Maggio 2013

di Patrick Waldberg
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 10 agosto 1969]

Parigi, agosto.

Tra i ricercatori d’assolu ¬≠to, la cui presenza nobi ¬≠lita il nostro tempo, Georges Malkine occupa senza dub ¬≠bio un posto a parte. Nato nel 1898 a Parigi, da madre danese e padre russo, la sua vita ha attraversato le bu ¬≠fere dell’epoca cos√¨ come un pesce volante che erompe al ¬≠l’improvviso dalla schiuma, ripiomba nell’opacit√† fredda e risorge di nuovo, l√† dove meno lo si aspetterebbe, per il tempo di un’opera, di un gesto, o solo di uno sguardo.

Sarebbe altrettanto diffici ¬≠le definire la personalit√† di Malkine che ricostruire con esattezza la sua esistenza, di cui conosciamo qualche epi ¬≠sodio saliente ma di cui egli ha scrupolosamente nascosto diverse tappe, lunghe e signi ¬≠ficative. Tuttavia, per quel poco che lui ci ha lasciato sapere, questa esistenza mi sembra esemplare nel senso che l’avventura dello spirito vi coincide con l’avventura vera e propria, che un rigo ¬≠re scrupoloso va di pari pas ¬≠so con uno stato di assoluta disponibilit√†. Pu√≤ darsi che il segreto di questa vita fuo ¬≠ri serie consista nella costan ¬≠te ricerca dello stato di gra ¬≠zia e nel rifiuto di tutto ci√≤ che nel nostro mondo tende a mortificare lo slancio creativo.

Educato in un ambiente di musicisti, Malkine, a quin ¬≠dici anni, si mette a dipin ¬≠gere, ci√≤ che appare gi√† un modo di affermare la sua diversit√†. Per una decina di anni, non mostrer√† niente di quello che fa a nessuno, tranne al confidente, all’a ¬≠mico dei suoi vent’anni, al poeta Robert Desnos che lo incoraggia e lo porta con s√© da coloro √Ę‚ÄĒ Andr√© Breton, Louis Aragon √Ę‚ÄĒ che ben pre ¬≠sto fonderanno il movimento surrealista.

Ma passano ancora degli anni prima che egli accon ¬≠senta ad esporre, nel 1927, alla ¬ęGalerie Surr√©aliste ¬Ľ in via Jacques Callot, alcune delle opere di cui era pi√Ļ sicuro. La pi√Ļ parte dei suoi quadri d’allora sono oggi in ¬≠trovabili, distrutti o imbu ¬≠cati nel fondo di oscure sof ¬≠fitte, ma se noi guardiamo quelli che ci sono stati pre ¬≠servati, rimaniamo sbalor ¬≠diti per la loro arditezza, la loro sottigliezza e il potere di anticipazione, che fanno di Malkine un autentico precursore. Con un anticipo di un trentennio, egli ha prefigurato quello che si suole definire ¬ę arte infor ¬≠male ¬Ľ. Nello stesso tempo, con alcune composizioni co ¬≠me l’Uragano (1926) ripro ¬≠dotto nella Storia dell’Arte Moderna, dei fratelli Fabbri, diretta da Franco Russoli (fascicolo 60), attribuiva una nuova dimensione alla pittura poetica, cos√¨ come la concepivano i simbolisti.

A questo punto la vita di Malkine prende una rotta che la fa assomigliare nel ¬≠lo stesso tempo alle Vite immaginarie descritte da Marcel Schwob e a quella di Melmoth, l’errabondo. Po ¬≠co convinto del successo, che in realt√† c’era stato, della sua mostra, si imbarca per l’Oceania, passa da Tahiti alle Marquesas, poi va ad Haiti e negli Stati Uniti. Si rovina, lavora come sommoz ¬≠zatore in un bastimento, riappare a Parigi, quindi, nel 1933, cessa di dipingere. Da allora sar√† una serie ininterrotta di colpi di for ¬≠tuna seguiti da colpi di sfortuna, di apparizioni fol ¬≠goranti seguite da lunghi inabissamenti nelle tenebre. Eserciter√†, via via, i mestie ¬≠ri pi√Ļ eterocliti, perfino i pi√Ļ umili: operaio di offi ¬≠cina, violinista, fotografo, venditore di cravatte, impie ¬≠gato di banca, correttore di bozze, installatore di circhi, attore, magazziniere, e ne ho citati soltanto alcuni.

Un nostro incontro risale circa al 1933 epoca tranquil ¬≠la, quando egli attingeva la sua arte di vivere a Tho ¬≠mas de Quincey. Il suo ascendente su di me era no ¬≠tevole. Piccolo, snello, molto bruno, un viso da masche ¬≠ra precolombiana, nei suoi sguardi si vedevano bale ¬≠nare delle vampe nere, e i suoi silenzi sapevano ave ¬≠re un peso d’oro. Era uno di quelli la cui sola presen ¬≠za si impone.

Malkine disparve nel 1948. Gli anni passarono. Lo si credeva morto. Ogni tanto, coi rari suoi compagni di un tempo, si rievocava il suo ri ¬≠cordo. Poi, un bel giorno del 1967, sento battere alla mia porta: era lui. Arrivava dal ¬≠l’America, e portava nei suoi bagagli diverse tele. Era giu ¬≠sto rendergli un omaggio, ci√≤ che venne fatto alla Gal ¬≠leria Monna Lisa, e vi con ¬≠corsero tutti i vecchi amici, tra cui Max Ernst, Andr√© Masson, Jacques Pr√©vert, Louis Aragon. All’emozione per questa stupefacente rina ¬≠scita si aggiungeva la sor ¬≠presa suscitata dalle opere che ci aveva portato. Aragon diceva: ¬ęIl cammino, dalle tele di una volta e quelle di adesso, √® singolare. Malkine ha abbandonato ad altri la astrazione, ha ripreso il mo ¬≠do poetico. Siamo di nuovo nel figurativo, direte. Si tratta soltanto di sapere co ¬≠me e che cosa il pittore raffiguri. L’unit√† di questi spettacoli che ci sono offer ¬≠ti consiste nella pittura, si potrebbe dire, se io fossi del ¬≠la partita, nella materia. Cu ¬≠riosa mescolanza di castagna e madreperla. E l’aria √® gra ¬≠nulosa come la sabbia… ¬Ľ.

L’immagine poetica che ci consegna Malkine gioca spes ¬≠so sulle analogie pi√Ļ eviden ¬≠ti: l’uccello in volo e la cre ¬≠sta schiumosa dell’onda, il bastimento e la sua ancora, l’occhio umano e il pesce. Nei suoi interni, il quadro appe ¬≠so irradia una sua propria luce. Nella strada due pas ¬≠santi si incontrano e si al ¬≠lontanano mentre sul muro le ombre si abbracciano. A rivelare per√≤ la sua assolu ¬≠ta originalit√† sono le dimo ¬≠re, ch’egli ha concepito per i poeti, i musicisti e i pit ¬≠tori da lui amati. Sono dei fortilizi d’anima, costruiti in pietra filosofale, dei castel ¬≠li stellati, avrebbe detto Breton, eretti sul fianco degli abissi.

Dall’alto del suo nido di granduca, non lontano dalla Porta Saint-Denis che fu uno dei luoghi classici del sur ¬≠realismo, Malkine, il ¬ę reve ¬≠nant ¬Ľ, ci rivolge dei segna ¬≠li patetici e splendidi. A noi il coglierli, non lasciarcene sfuggire il messaggio.


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Bart