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ARTE: I MAESTRI: I marmi dell’Impero

7 Maggio 2015

di Franco Russoli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 2 agosto 1970]

Roma non nasce sul colle Palatino, come ci han ¬≠no insegnato a scuola, ma nel luogo dove era possi ¬≠bile attraversare il Tevere, cio√® dov’√® oggi l’isola Ti ¬≠berina. Cos√¨, con un tono piano e cordiale, e con una decisa affermazione, subito appoggiata da ferratissime documentazioni e conside ¬≠razioni tanto acute quanto limpide, comincia il volu ¬≠me di Ranuccio Bianchi- Bandinelli, Roma – L’arte romana nel centro del po ¬≠tere dalle origini alla fine del II secolo d.C. (Feltri ¬≠nelli 1969, pagg. 437, tavv. 451 in nero e a colori, com ¬≠prese piante e carte geo ¬≠grafiche. L. 16.000).

Il titolo specialistico e il poderoso apparato scienti ¬≠fico non spaventino i let ¬≠tori non addetti ai lavori: affrontino il libro, e go ¬≠dranno di una delle pi√Ļ affascinanti letture che in questi tempi ci siano offer ¬≠te, e non soltanto nel cam ¬≠po della saggistica. Perch√© Bianchi-Bandinelli non √® soltanto quel maestro del ¬≠l’archeologia e della storia dell’arte antica che tutto il mondo c’invidia, ma √® an ¬≠che uno scrittore √Ę‚ÄĒ- come sanno i lettori del suo Dia ¬≠rio di un borghese √Ę‚ÄĒ di sciolta nitidezza, di civilis ¬≠simo garbo, di ironia bo ¬≠naria ma dal tiro aggiu ¬≠stato e folgorante. Rende trasparenti i pi√Ļ spessi blocchi di sapere, ci offre, senza alterigia, i b√†ndoli delle pi√Ļ intricate matasse ideologiche e critiche. E’ degno erede di quella cultu ¬≠ra classica e umanistica di cui si √® nutrito, e che fa rivivere in ogni atto della sua vita di studioso, di do ¬≠cente, di uomo politico.

Continua verifica

Niente √® pi√Ļ lontano da lui del concetto miope e settoriale del sapere nozio ¬≠nistico, della ricerca ar ¬≠cheologica e documentaria fine a se stessa. Ma non crede nemmeno alla storia condizionata da tendenze pregiudiziali e dogmatiche, e tanto meno alle abborrac ¬≠ciature di una sociologia approssimativa. Indaga i documenti del linguaggio artistico ponendoli in con ¬≠tinuo rapporto con ogni altro dato della conoscen ¬≠za storica, senza determi ¬≠nismi, ma in una lettura stilistica che nella strut ¬≠tura delle forme espressive “rivela e distingue gli ap ¬≠porti di una situazione am ¬≠bientale (economica, politi ¬≠ca, sociale) e i caratteri innovatori, poetici cio√® crea ¬≠tivi, dell’artista che quegli apporti subisce e trasforma.

Con questo procedimen ¬≠to cauto, disponibile alla continua verifica dei prin ¬≠cipi e delle ipotesi nella realt√† dei fatti √Ę‚ÄĒ e che esige un enorme lavoro di indagine e sperimentazio ¬≠ne, come una rara qualit√† di intuizione e sensibilit√† e profondit√† razionale √Ę‚ÄĒ, Bianchi-Bandinelli esercita il lavoro di storico e di cri ¬≠tico in una prospettiva mo ¬≠rale, di lezione attuale. Quante cose, allora, che ci sono state insegnate a scuo ¬≠la, rivelano a questa luce di essere discutibili, se non addirittura false.

In questo volume Bianchi-Bandinelli tende a di ¬≠mostrare essenzialmente la base equivoca e l’inconsi ¬≠stenza storica di due ¬ę for ¬≠mule ¬Ľ opposte di interpretazlon√® dell’arte romana, quando siano fatte oggetto di un esame obbiettivo, ser ¬≠rato e basato sulla concreta analisi dei fatti accertati, delle opere poste nel loro contesto ambientale e cro ¬≠nologico, caso per caso. Da questa attenta e partico ¬≠lareggiata ¬ę rilettura ¬Ľ di ogni dato nella complessa e dialettica trama delle opere e i giorni della citt√† di Roma (un itinerario ric ¬≠co, di scoperte, di curiosi ¬≠t√†, di indicazioni inattese e illuminanti, che rendono il libro eccitante) la for ¬≠mula dell’arte romana come ¬ę arte greca sotto il domi ¬≠nio romano ¬Ľ e quella che ne fa ¬ę un prodotto diretto del genio o addirittura del ¬≠la razza romana ¬Ľ di au ¬≠toctona e ancestrale cultu ¬≠ra, escono pienamente dis ¬≠solte nella loro semplici ¬≠stica presunzione.

N√© l’autore vuol contrap ¬≠porre a esse una terza for ¬≠mula: ma indicare invece quanto pi√Ļ complessa e pro ¬≠blematica sia la vicenda della formazione di un lin ¬≠guaggio artistico che possa dirsi romano, se esaminato in stretto rapporto con il sorgere e lo svilupparsi del ¬≠la citt√†, e con le caratteri ¬≠stiche diverse che nel corso dei tempi e lungo il conso ¬≠lidarsi del suo potere in va ¬≠rie strutture civili ed eco ¬≠nomiche, assume la sua cultura. Si vedr√† allora che una cosa √® ¬ę l’arte a Ro ¬≠ma ¬Ľ (i prodotti decorativi e utilitari di un artigianato che riproduce modelli stra ¬≠nieri, le importazioni di ope ¬≠re d’arte greca e orientale, o etrusca e italica, l’attivi ¬≠t√† in Roma di artisti stra ¬≠nieri che operano secondo lo stile della loro cultura d’origine, le interpretazioni manieristiche o eclettiche di linguaggi e lavori creati in altre civilt√†) e altra co ¬≠sa √® la vera e propria ¬ę arte romana ¬Ľ.

Linguaggio potente

Questa si affermer√† con caratteri autonomi molto tardi, quando le due ten ¬≠denze, caratterizzanti la cultura e la ¬ę natura ¬Ľ di diversi strati sociali (il raf ¬≠finato eclettismo e forma ¬≠lismo di base ellenistica, e il ruvido realismo e simbo ¬≠lismo desunto dalla tradi ¬≠zione medio-italica) si fon ¬≠deranno, trasformate, in un linguaggio naturalistico e potente, immediato e ben articolato, in nuove strut ¬≠ture compositive, coerente alla fisionomia dell’ormai affermato mondo della so ¬≠ciet√† romana. Il ¬ę Maestro delle imprese di Traiano ¬Ľ √® appunto il massimo rap ¬≠presentante, nei rilievi del ¬≠la famosa Colonna, di que ¬≠st’arte ¬ę interamente ro ¬≠mana ¬Ľ.

Non √® possibile qua neppure ricordare tutte le ri ¬≠velazioni e le proposte di nuova lettura dei fatti ar ¬≠tistici romani che questo libro inesauribilmente ci offre, dalla definizione del ¬≠l’arte plebea, alla storia del ritratto e alle sue origini nella ideologia e nel culto propri all’ambiente patrizio. N√© abbiamo voluto (e, vo ¬≠lendolo, non avremmo sa ¬≠puto farlo per manifesta incompetenza specifica) da ¬≠re un rendiconto scientifico di un’opera tanto densa di sapere specialistico. Voglia ¬≠mo soltanto testimoniare, da lettori comuni, che que ¬≠sto libro porta un contri ¬≠buto eccezionale alla com ¬≠prensione storica, cio√® alla coscienza di s√© nel proprio tempo.


Letto 1994 volte.
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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart