di Franco Russoli
[dal “Corriere della Sera, domenica 5 ottobre 1969]
Bruxelles, ottobre.
Nel settembre del 1569, al l’età di circa quaranta cinque anni, moriva a Bru xelles uno dei geni della pit tura di ogni tempo: Pieter Brueghel il Vecchio. Per com memorare il quarto centena rio della sua morte, i Mu sei reali del Belgio hanno or ganizzato, in maniera esem plare, una esauriente mostra storico-didattica, articolata con riproduzioni fotografiche e tavole sinottiche e pannel li esplicativi circa la cultu ra e la tecnica del maestro intorno alle poche splendide opere autografe conservate nello stesso museo di Bru xelles. Il disappunto di non poter ammirare e studiare, direttamente, i capolavori del Brueghel sparsi per il mon do, è facilmente vinto quan do si consideri l’opportunità di non esporre ai rischi dei trasporti quelle opere spes so fragilissime.
Gli originali esposti hanno tale importanza di rife rimento culturale e tale po tenza di poesia, e la struttu ra della mostra didattica il lumina con tale chiarezza e acume la vita, l’ambiente storico, l’iconografia, la tec nica e la fortuna critica del l’artista, che l’esposizione « Brueghel e il suo inondo » si afferma come un esempio di ricerca e di divulgazione culturale, che auspichiamo possa esser seguito spesso in altre occasioni. Il grande suc cesso di critica e di pubblico della manifestazione testi monia la giustezza e l’utilità di simile impostazione.
L’apparato documentario della mostra dei Musei reali ci consente di seguire la vita di Brueghel: la sua ammissione nella corporazio ne dei pittori di Anversa nel 1551, il suo lungo viaggio at traverso la Francia, i Can toni svizzeri e le Alpi e l’Ita lia, dove si era spinto sino in Sicilia, e dove, a Roma, aveva soggiornato e lavora to, godendo l’amicizia e la collaborazione del già anzia no pittore Giulio Clovio, tra il 1552 e il 1554. Poi. nel 1555-56, l’edizione, ad Anver sa, dei Grandi Paesaggi, in cisi da suoi disegni nell’of ficina di Jerome Cock, per le cui edizioni disegnò an che, negli anni tra il 1556 e il 1560, le composizioni da cui furono tratte le stampe dei Sette peccati capitali e delle Sette Virtù. Ecco ricor data la sua amicizia con i grandi geografi Scipio Fabius di Bologna e Ortelius di Anversa, e, nel 1563, il suo matrimonio con Mayken Coeck, figlia di Pieter Coeck, nel cui studio di pittore for se egli aveva fatto apprendi stato, e il trasferimento a Bruxelles, dove era tenuto in grande considerazione.
Nel 1564 nasceva Pieter Brueghel il Giovane, det to « degli Inferni », e nel 1568 il secondo figlio Jean Brueghel «dei velluti », dai quali sempre più si diramò il foltissimo albero genea logico dei pittori Brueghel, Teniers, van Kessel. La fama aveva già toccato Pieter Brue ghel prima della sua mor te: nel 1567 il Guicciardini lo ricorda nella sua Descritione di tutti i Paesi Bassi, e nel 1568 il Vasari Io men ziona nella seconda edizione delle sue Vite. Una fama so prattutto affidata alla dif fusione delle sue stampe, le quali facilmente rimandava no, per la fantasia e lo spi rito caricaturale delle im magini, alle influenze da Bosch. Le sue pitture infat ti, come ha notato il Grossmann, erano eseguite per privati mecenati e per ami ci, non figuravano in luoghi pubblici, e soltanto una co noscenza diretta di esse po teva mettere in luce la ecce zionale originalità concet tuale e l’autonomia lingui stica di Brueghel in rapporto alla tradizione delle fantasie moralistiche e satiriche della cultura figurativa di Bosch e di altri maestri dei Paesi Bassi.
Al chiarimento di questa nuova e geniale inter pretazione bruegheliana dei motivi letterari e ideologici del repertorio iconografico della tradizione fiamminga e olandese del tempo, come a quello dei suoi rapporti sti listici con l’arte italiana, la mostra dedica sezioni di pre cisa documentazione. Ugualmente fa per illustrare la diffusione del suo stile, il proliferare delle copie e del le imitazioni variate delle sue opere che, ricercatissime, erano ormai accaparrate da pochi collezionisti, tra i quali varrà ricordare Rubens e Rodolfo II d’Austria. In Italia, agli inizi del ‘600, il conte Masi di Parma possedeva i due capolavori, La Parabola dei ciechi e II Mi santropo, che, passati per confisca ai Farnese, figurano oggi tra le glorie del Museo di Capodimonte a Napoli. Anche Federico Borromeo de siderava avere qualche ope ra del maestro, e nel 1609 ne aveva fatto richiesta a suo figlio Jean, il quale non poté far altro che inviargli un monocromo di sua pro prietà, quel Cristo e l’Adul tera, che appartiene ora a Lord Seiner, ma una versio ne del quale, di qualità tan to alta da dover essere rite nuto un autografo, si trova ancora più vicina a Milano, alla Accademia Carrara di Bergamo.
Per ben chiarire il problema delle copie, già ese guite in famiglia dai figli del maestro, e per capire a fondo la tecnica meraviglio samente varia e pur fonda mentalmente coerente del maestro, che dipinse a acque rello, a tempera su tela e su tavola â— anche su piatti o taglieri di legno, come nel caso dei Dodici proverbi del Museo Mayer van den Bergh di Anversa â—, con impasti e alluminature e velature sot tilissime, la mostra produce un chiarissimo discorso tec nico, con fotografie a raggi infrarossi, con radiografie, con ingrandimenti di parti colari dei supporti e della stesura pittorica, con rela zioni sulle operazioni di re stauro e pulitura, come nel caso della danneggiatissima Adorazione dei Magi. Offre insomma tutti gli strumenti per entrare nel « laborato rio » artigianale di Brueghel, come per avvicinarci al suo mondo morale e fantastico, al suo ambiente sociale.
Quanto alla sua poesia, la parola passa alle opere stesse, dalla sua più na turale visione della realtà umana e paesistica quando si rifà a Bosch nella Adora zione dei Magi, alla immer sione del fatto mitico nel corso esistenziale delle ope re e dei giorni dell’uomo, nella pace indifferente della natura, quale è cantata nel la Caduta di Icaro. Il rife rimento a Bosch è immedia to anche per La caduta degli Angeli ribelli, sia per la scatenata fantasia delle fi gurazioni simboliche e mo struose, sia per i moduli sti listici: ma è nuova e origi nale la gamma di colore vivo e luminoso, che rende più diretta e cordiale l’individua zione dei protagonisti del sabba tragicomico.
Infine, nella scena biblica del Censimento a Betlem me, tra le nevi della campa gna fiamminga, e nella cro naca paesana del Corteo di nozze abbiamo due esempi rivelatori del grande, moder no «realismo umanistico » di Brueghel, che fonde in un unico respiro, in sintesi origi naria, il mito e la verità quotidiana, il simbolo e la descrizione oggettiva, nella vasta serenità di un natu ralismo religioso, che iden tifica il microcosmo al ma crocosmo, che, con sorriden te dissacrazione, eleva a eter nità ideale gli aspetti quo tidiani della vita, pone il la voro ambizioso e glorioso dell’individuo e della socie tà, le sue imprese, come La torre di Babele, in rapporto alla misura tanto superio re, intoccabile, dell’Universo creato. Sì che la vita degli umili, nel suo aproblemati co scorrere di banali vicende di gioia e di dolore, di lavori e di giochi, di saggez za popolare, pulsa all’uniso no con l’immutabile divenire della Divina Natura.