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ARTE: I MAESTRI: Le Mura. Ci difenderanno ancora

11 Giugno 2014

di Pier Carlo Santini
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 29, gioved√¨ 20 luglio 1967]

Lucca, luglio

Poche diecine di metri separano la stanza dove sto scrivendo dal baluar ¬≠do di San Pietro nelle mura di Luc ¬≠ca. Lo guardo che giace oltre un fossatello nel verde ancor tenero dell’er ¬≠ba appena falciata, e ne sorge impo ¬≠nente, coronato da altissime piante secolari. Pi√Ļ oltre, la linea arborea ondeggia allontanandosi e si dilata compatta su altri bastioni fino a chiu ¬≠dere un tratto di cielo. Su questa mu ¬≠raglia continua avrebbero dovuto in ¬≠frangersi √Ę‚ÄĒ e si sarebbero infranti √Ę‚ÄĒ gli assalti dei vicini perennemen ¬≠te ostili. Ma assalti non ve ne furono, e le ormai anacronistiche mura fini ¬≠rono per proteggere la citt√† solo da una spaventosa alluvione, nel 1812, durante la quale il Serchio super√≤ gli argini e dilag√≤ nella pianura. Le por ¬≠te furono chiuse e ‚Äústoppate‚ÄĚ e res ¬≠sero alla pressione delle acque. Eli ¬≠sa Baciocchi, granduchessa di Tosca ¬≠na, accorse a Lucca e pot√© entrarvi con l’aiuto di una gru che la sollev√≤ oltre la cinta.

Ma i buoni antichi, che verso la fine del Cinquecento, confortati e assistiti da un folto gruppo di ingegneri e di tecnici, spesero ben 900.000 scudi per il colossale lavoro, non avrebbero mai sospettato quale servizio stavano compiendo per il lontano futuro del ¬≠la citt√†. Oggi si pu√≤ tranquillamente affermare che Lucca si √® salvata, al ¬≠meno quale eccezionale complesso ur ¬≠bano, grazie alla presenza e alla pro ¬≠tezione delle sue mura. Non sareb ¬≠bero bastati n√© la volont√† di pochi n√© l’amore di molti; non sarebbero bastate le leggi n√© la inerzia demo ¬≠grafica della citt√†. Si sarebbero veri ¬≠ficate tangenze, infiltrazioni, sostituzioni, ammodernamenti; si sarebbero avuti sventramenti e ‚Äúcorrezioni‚ÄĚ via ¬≠rie in un tempo in cui per malintesa modernit√† sembr√≤ ad alcuni indila ¬≠zionabile la immissione del traffico motorizzato attraverso la serrata ma ¬≠glia dei percorsi medioevali. Ma la prima condizione perch√© tali ‚Äúin ¬≠terventi‚ÄĚ potessero apparire in qual ¬≠che modo giustificabili e materialmen ¬≠te possibili era l’abbattimento delle mura. E fino a tanto non si arriv√≤. Le mura rimasero a distinguere l’ordi ¬≠ne e la bellezza del centro storico dal disordine e dalle battute degli imme ¬≠diati dintorni: dentro, l’armonia; fuo ¬≠ri la confusione e l’impotenza.

Sulle loro mura, oggi, i lucchesi so ¬≠stano e passeggiano tranquillamente, come hanno sempre fatto, nei buoni pomeriggi d’inverno e nelle tiepide sere d’estate. Sanno che non solo ne √® garantita la integrit√† monumentale, ma che si procede gradualmente al ripristino dell’interno dei baluardi. Le gallerie, i passaggi, i cortili, i cunico ¬≠li, le grandi aule dalle volte solenni che suscitano piranesiani ricordi, vengono sgomberati, ripuliti, impermealizzati, dotati di una modica quanto drammatica illuminazione. √Ą‚Äď una esperienza nuova per tutti, indimenticabile. Si compie una sorta di autopsia che fornisce dati di eccezionale interesse non solo per gli studi loca ¬≠li, ma pi√Ļ in genere per la conoscenza della tecnica di difesa delle citt√† storiche.

Ora, in questi ambienti a lungo degradati a depositi e magazzini, si celebra con una mostra articolata in tre distinti episodi l’epopea secolare, complessa e grandiosa delle fortifica ¬≠zioni in tutto il mondo. Il ‚ÄúCentro internazionale per lo studio delle cer ¬≠chia urbane‚ÄĚ che ha ordinato la rassegna (ottimamente allestita dagli architetti Gizdulich, Bedini e Marchetti) non ha inteso comporre un panorama sistematico ed esauriente, ma piuttosto fornire una ricca antologia di esempi dai pi√Ļ noti e studiati ai meno conosciuti. Sono documentate 88 citt√†, da Angoul√≠¬™me a Elvas, da Avi ¬≠la a Carcassonne, da Cesarea a Vi ¬≠sby, da Gerona a Roma, da Bellinzona a Colchester. I materiali illu ¬≠strativi sono generalmente buoni, con punte di eccezionale nitidezza e sug ¬≠gestione.

 

Una storia tutta da fare

 

La storia delle mura, almeno su basi moderne, √® ancora tutta da fare, nonostante le utili sintesi sia italiane che estere gi√† pubblicate. Credo che ci√≤ dipenda essenzialmente dal fatto che nelle mura si pu√≤ identificare la storia stessa delle citt√†, anche se vista sotto uno speciale angolo visivo; soprattutto dal Cinquecento in poi quando la progettazione e la costruzione delle cinte murate √® da considerare fra gli atti iniziali che denotano il sorgere di una nuova concezione urbanistica. In sostanza, le mura possono essere studiate in vario modo e con interessi diversi: o quali documenti della storia civile e politica delle citt√† e delle nazioni; o quali testimonianze dello sviluppo delle tecniche militari e belliche; o quali esempi di architettura, a ugual titolo di palazzi e cattedrali; o quali elementi del paesaggio urbano, tra i pi√Ļ importanti e distintivi anche per l’imponenza della mole che ne rende la ‚Äúpresenza‚ÄĚ incancellabile nei contesti panoramici a lunga e a breve distanza. Citt√† come Avila o Carcassonne, Aigues Mortes o Naarden, Neu Breisach o Cortona debbono ancor oggi alla esistenza delle mura la loro distinta fisionomia, il loro ‚Äúessere citt√†‚ÄĚ in quel certo modo, anche l√† dove le mura escono dal campo visivo. Oggi non sono pi√Ļ molte, ma un tempo furono moltissime, a creare ambienti che apparirebbero a noi assolutamente favolosi.

Ma era fatale che nel concerto molteplice degli elementi urbani, le cinte murate perdessero completamente la originaria funzione. Si ritiene da alcuno che la loro capacit√† di difesa sia stata sempre molto modesta. Ma non c’√® nulla di pi√Ļ inesatto. Attorno a Metz, nel 1522, i 15.000 armati di Carlo V stanno per due mesi inutilmente e sgombrano infine scoraggiati; a Leida gli spagnoli, nel 1574, dopo quattro mesi di inutile assedio sgombrano dal campo inondato; Ostenda resiste oltre tre anni e cede, infine, al famoso Spinola che ‚Äúsembra avesse subappaltato la conquista‚ÄĚ. Gli Ugonotti di La Rochelle costano a Richelieu 40 milioni di franchi, un anno e mezzo di assedio, e cedono solo per fame. A ragione il Cassi Ramelli precisa che il castello ‚Äúcostituisce organismo militare inadatto a vivere se non diventa perno di una decisa continua attivit√† offensiva cui √® chiamato a garantire soltanto base di manovra, ridotta tranquillante per organizzare o accumulare forze, copertura momentanea e recupero nel caso di rovesciamento della situazione. Chi vi si chiude dentro, sperandone eterna sicurezza, chi si illude che la passivit√† propria serva a qualcosa, chi comincia a sopravvalutare il tempo perduto, soffre poi, a lungo andare, del logoramento naturale, della continua ansia nervosa, del complesso negativo di chi segue abulico e incerto e subisce soltanto la iniziativa avversaria. La fortificazione √® insomma uno strumento e soltanto come tale va intesa in senso bellico. Non costituisce un contratto assicurativo contro la sconfitta‚ÄĚ.

 

Lucca deve servire da esempio

 

Ma oggi, nell’et√† atomica, che cosa significano le mura? A Vienna, a Parigi e ben altrove le mura sono state abbattute. A Roma √® successo lo stesso per ampi tratti della cerchia aureliana. Dovunque, le metropoli non sono riuscite a conciliare la spinta espansiva con la permanenza di un organismo che sembrava intralciarla, e che invece in molti casi avrebbe potuto con la sua stessa presenza avviare e orientare nel giusto senso i problemi della crescita urbana, isolando il nucleo o i nuclei antichi e indicando esplicitamente i termini per la loro conservazione e riqualificazione. Quello che non √® riuscito alla metropoli √® riuscito per ovvie ragioni ad alcuni dei centri pi√Ļ piccoli che hanno conservato con le mura una fra le testimonianze pi√Ļ preziose della loro storia.

Ma le mura superstiti corrono pericoli continui soprattutto l√† dove meno integre sono le loro strutture. Gli strumenti giuridici per salvaguardarle sono ormai sufficientemente affinati. Ma il problema della loro sopravvivenza, quasi dovunque, √® strettamente connesso al modo, al giusto modo, di prevedere e coordinare l’espansione della citt√†, senza degradare i centri storici e senza renderli cristallizzati e inerti.

Amministratori e architetti debbono quindi prender cura delle cinte murate, soprattutto l√† dove il loro anello, ancora mirabilmente si chiude senza interruzioni o fratture. Pu√≤ aver valore conservare delle reliquie, dei brandelli, dei frammenti anche modesti. Ne ha moltissimo evitare che manomissioni e sgretolamenti compromettano esempi che sarebbe improprio considerare soltanto come testimonianze documentali. Ci sono problemi di destinazione, di recupero, di restauro spesso assai delicati. Si tratta in definitiva di saper collocare le mura in pi√Ļ ampi contesti nuovi, dotandole di funzioni nuove, consone con la nostra vita attuale. Se √® sbagliato non far nulla, pu√≤ essere sbagliato far troppo, come la mostra di Lucca ampiamente comprova, in tutti i casi, ad esempio, dove la mentalit√† ‚Äúturistica‚ÄĚ ha finito col prevalere.

Proprio Lucca pu√≤ fornire insegnamenti esemplari. Le sue mura sono lo specchio pi√Ļ fedele del suo sviluppo urbano che non si √® mai fossilizzato in una situazione archeologica. Sulle mura di Lucca, oggi, ogni cittadino passeggia e ha i suoi momenti di poesia.

 


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Bart