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ARTE: I MAESTRI: Ludivig Mies van der Rohe, un poeta dell’architettura

7 Gennaio 2012

di Giuseppe Caronia
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 7 ottobre 1969]

Un mese fa, appena poche settimane dopo la morte di Walter Gropius, √® scomparso, ottantatreenne, Ludivig Mies van der Rohe, il terzo grande dell’architettura razionalista.
Le Corbusier, pi√Ļ giovane di un anno di Mies e di quattro anni di Gropius, era venuto a mancare nell’estate del 1965.
Mentre l’eredit√† del ¬ę movi ¬≠mento moderno ¬Ľ viene oggi inevitabilmente ¬ę contestata ¬Ľ, tutta l’architettura contempo ¬≠ranea, dagli Stati Uniti all’In ¬≠donesia, da Stoccolma a Citt√† del Capo, si esprime con il linguaggio creato da Le Corbu ¬≠sier, da Gropius e da Mies.

Gli architetti militanti ama ¬≠no riconoscersi secondo la mag ¬≠gior influenza ricevuta dall’uno o dall’altro dei tre grandi Mae ¬≠stri: √® certo che se Le Corbu ¬≠sier rappresent√≤ pi√Ļ spiccata- mente le istanze funzionali e la matrice figurativa cubista, e se Gropius diede espressione ai nuovi contenuti sociali e tec ¬≠nologici e impost√≤ nuovi me ¬≠todi nella progettazione, Mies van der Rohe fu il poeta delle strutture e dei nuovi materiali, l’appassionato ricercatore della purezza e dell’essenzialit√† delle forme architettoniche.

A venti anni Mies, lasciata la bottega di scalpellino del pa ¬≠dre, si era trovato con gli altri due futuri capiscuola a fare pratica nello studio di Behrens, il pi√Ļ grande architetto del ¬≠l’epoca e il pi√Ļ qualificato rap ¬≠presentante del movimento del Deutscher Werkbund.

La lezione di Behrens √® stata spesso ricordata da Le Corbu ¬≠sier e da Gropius; ma fu Mies che ne trasse il segreto della ¬ępurificazione ¬Ľ dell’architettu ¬≠ra, una purificazione che non era soltanto il rifiuto purita ¬≠no di ogni decorazione super ¬≠flua (quale era stato procla ¬≠mato da Adolph Loos, l’acerri ¬≠mo nemico della ¬ę Secessione ¬Ľ) ma era soprattutto la via per quella chiarezza e quella logi ¬≠ca con le quali l’architettura classica aveva dato una rispo ¬≠sta ¬ę universale ¬Ľ ai suoi pro ¬≠blemi; e occorre ricordare che accanto all’influenza di Beh ¬≠rens, Mies sub√¨ quella dell’olan ¬≠dese Berlage e dell’americano P. L. Wright. (¬ę Se non fosse stato per me √Ę‚ÄĒ ebbe a dire un giorno Wright √Ę‚ÄĒ non vi sarebbe stato alcun Mies ¬Ľ. Ma √® noto che Wright non brill√≤ mai per la modestia).

Nei tempestosi anni del do ¬≠poguerra tedesco, ricchi di fer ¬≠menti culturali e di manifesti rivoluzionari, Mies rivela il suo genio. Sono del 1919 i suoi straordinari schizzi per un grat ¬≠tacielo in ferro e vetro che creano un modello per i pi√Ļ audaci grattacieli di trent’an- ni dopo; l’evidenziazione delle strutture, la sciolta articolazio ¬≠ne degli spazi, la ricerca di una leggerezza e di una trasparen ¬≠za che sovvertono secolari con ¬≠cezioni dell’architettura, costi ¬≠tuiscono gi√† i caratteri preci ¬≠pui della sua poetica e, mentre arricchiscono il dizionario fi ¬≠gurativo dell’architettura mo ¬≠derna, anticipano nuovi modi di vita per una societ√† pi√Ļ evo ¬≠luta.

La carica ¬ę rivoluzionaria ¬Ľ dell’architettura di Mies si ma ¬≠nifesta nei piano generale del nuovo grande quartiere del Weissenhof a Stoccarda, per il quale Mies aveva chiamato a collaborare i pi√Ļ vivaci archi ¬≠tetti moderni, da Le Corbusier a Gropius, da Oud a Taut, dal vecchio Behrens al giovanissi ¬≠mo Sharoun.

L’enorme successo del Weis ¬≠senhof venne inconsapevolmen ¬≠te sancito dai nazisti che, ap ¬≠pena saliti al potere, denun ¬≠ciarono il quartiere come esempio di ¬ę arte degenerata ¬Ľ e lo qualificarono contemporaneamente arabo, ebraico, bolscevi ¬≠co, rinnegatore dei valori ¬ę del ¬≠la patria e della tradizione ¬Ľ (valori che, col ben noto sot ¬≠tile senso critico delle dittatu ¬≠re, venivano allora riconosciuti ai ¬ę tetti inclinati ¬Ľ e negati al ¬≠le ¬ę coperture a terrazza ¬Ľ).

L’avvento del nazismo provo ¬≠ca ben presto la chiusura della Bauhaus, alla cui direzione Mies era succeduto a Gropius, e, pochi anni dopo, il trasfe ¬≠rimento di Mies negli Stati Uniti. Al maestro vengono of ¬≠ferti la direzione dell’Armour Institute Chicago e l’incarico di progettare i principali edi ¬≠fici dell’istituto. Mies realizza cos√¨ delle splendide opere in vetro e metallo, che con la loro estrema flessibilit√† funzio ¬≠nale ripropongono, in linguag ¬≠gio assolutamente moderno, il ¬ę classico ¬Ľ concetto architetto ¬≠nico di universalit√†.

Questo concetto, che oggi vie ¬≠ne confuso con quello di ¬ę in ¬≠differenza ¬Ľ al contenuto, per Mies signific√≤ solo chiarezza razionale e ordine intellettuale, cos√¨ come la sua ricerca della praticit√† fu sempre connessa ad una perenne tensione verso la bellezza, la ricerca delle mi ¬≠gliori proporzioni e la cura pi√Ļ raffinata del dettaglio.
Nell’ultima opera di Mies, il nuovo museo di Berlino, inau ¬≠gurato pochi mesi or sono nella Kempelplatz, l’antico ideale classico del maestro e le vir ¬≠tualit√† espressive della purez ¬≠za geometrica e della perfezio ¬≠ne tecnologica, vengono esalta ¬≠te con una rigorosa coerenza che contrasta singolarmente con il vicino edificio della Philharmonie di Sharoun, geniale ma sconvolgente e decisamente ¬ę anticlassico ¬Ľ. I due edifici sembrano in realt√† esprimere le due anime, ¬ę apollinea ¬Ľ e ¬ę dionisiaca ¬Ľ, della civilt√† oc ¬≠cidentale di oggi.

Mies √® rimasto fedele alla prima. Ci sia consentito di ¬≠chiarare che per questo ne ac ¬≠cettiamo pi√Ļ volentieri la le ¬≠zione; ma non solo per que ¬≠sto: l’antico apprendista scal ¬≠pellino di Aquisgrana ha rice ¬≠vuto tutte le pi√Ļ alte onorifi ¬≠cenze internazionali e i pi√Ļ am ¬≠biti riconoscimenti cui possa aspirare un artista; ma se gli onori, la fama e la gloria fan ¬≠no spesso dimenticare agli ar ¬≠tisti la vocazione originaria e, specialmente negli architetti, suscitano uzzoli profetici e vel ¬≠leit√† filosofiche (ne fu forse immune Gropius, ma non certo Le Corbusier o Wright) nel caso di Mies ci troviamo di fronte ad una singolare ecce ¬≠zione: Mies non pretese mai di essere altro che un architetto del suo tempo.
In realt√† fu ¬ę soltanto ¬Ľ uno dei pi√Ļ grandi architetti di ogni epoca.


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Bart