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ARTE: I MAESTRI: Sammartino. Uno scultore di presepi del Settecento

3 Maggio 2012

di Michele Prisco
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 19, gioved√¨ 11 maggio 1967]

GENNARO BORRELLI
Sammartino
Editore Fiorentino

Quanto di imprevisto, di ine ¬≠dito, di nuovo, nella sua realt√† corrosa dalla vita quotidiana offre ancora Napoli, che pure √® stata artisti ¬≠camente parlando la citt√† pi√Ļ abusata del dopoguerra, sino alla retorica del documento: e quan ¬≠to di patetico vibra in quella mi ¬≠seria che dignitosamente cerca di nascondersi dietro una patina di decoro, e per l’occhio superficiale diventa colore locale: e che strug ¬≠gente malinconia respira in certe sue piazzette come fermate dal tempo, e quale preziosa tessitura cromatica componga l‘apparente grigiore di certi esterni: √® il te ¬≠ma, e la ricerca costante, della pittura di Gennaro Borrelli, uno degli artisti pi√Ļ schivi e ¬ę se ¬≠greti ¬Ľ di Napoli.

Nato e vissuto in una traver ¬≠sa di Spaccanapoli nel quartie ¬≠re di S. Lorenzo, dove il para ¬≠vento delle case nasconde la cin ¬≠ta aragonese che ricalca le mu ¬≠ra della citt√† ducale e quindi quella della citt√† greca, Borrelli conosce Napoli non solo nella sua storia, ma nel respiro delle sue pietre e perci√≤ la sua pit ¬≠tura filtrato ogni residuo cultu ¬≠rale ce ne d√† l’intima essenza.

Una città troppo saccheggiata

E’ come se l’osservatore fosse da lui condotto a varcare i con ¬≠fini d’un impenetrabile regno, per scoprirvi i muri di pallido oltremarino, le facciate di palli ¬≠do oro, quella luce immobile da penetrale, o da sepolcro, quel silenzio primitivo assoluto sgomento, che poi in certi angoli si slarga e s’ingentilisce in idil ¬≠lio e allora la citt√† ci viene, in ¬≠contro nella sua malinconia e l’impetuosa luce mediterranea si smorza nel tenero riflesso dei giardini dalle pesanti fioriture che travalicano oltre gli umidi muri di confine. Vecchie piazzet ¬≠te dimenticate, cortili, fondaci, terrazze, conventi, singolari Dramatis personae d’una citt√† trop ¬≠po e troppo malam√©nte saccheg ¬≠giata. S√¨, forse Borrelli √® vera ¬≠mente l’ultimo poeta delle ¬ęra ¬≠dici ¬Ľ di Napoli, ma non √® solo questo, perch√© da qualche anno con singolare felicit√† e senza la pedanteria del ¬ę trovarobe ¬Ľ, an ¬≠che se con severo rigore scienti ¬≠fico, va pubblicando su riviste e pubblicazioni specializzate certi saggi che testimoniano la preci ¬≠sa direzione dei suoi interessi, dalla descrizione del complesso ligneo di S. Maria in Portico al ¬≠la ¬ę scheda ¬Ľ per l’altare di Ange ¬≠lo Viva in Resina, dalla genesi del barocco napoletano agli scul ¬≠tori napoletani del tardo Cin ¬≠quecento. E adesso eccolo cimen ¬≠tarsi Con il saggio monografico vero e proprio e, fedele alla co ¬≠stante della sua ricerca, offrirci questo Sammartino che non √® so ¬≠lo il primo e serio tentativo di sistemazione organica d’uno dei pi√Ļ celebrati e al tempo stesso pi√Ļ superficialmente conosciuti scultori ¬ę per il presepe napole ¬≠tano ¬Ľ, ma una penetrante rico ¬≠struzione di quell’epoca che se ¬≠gn√≤ il massimo fulgore di que ¬≠sta particolare istituzione.

Per una storia del presepe napoletano

Stampato su carta a mano dal ¬≠l’editore Fiorentino, che ha tenu ¬≠to pi√Ļ l’occhio √Ę‚ÄĒ ci √® parso √Ę‚ÄĒ al mercato dei bibliofili che non a quello indifferenziato del let ¬≠tore medio (e n’√® venuta fuori un’edizione splendida e raffina ¬≠ta, arricchita da illustrazioni anche a colori), l’ampio saggio di Borrelli si articola tutto af ¬≠fidato ai documenti e alla fine elenca, assegnando anche per la prima volta talune attribuzioni forte della inoppugnabilit√† delle ricerche, tutte le opere dello scultore napoletano, da un largo pubblico conosciuto attraverso la pi√Ļ nota delle sue sculture non presepiali, quel Cristo velato nel ¬≠la Cappella Sansevero che costi ¬≠tuisce una delle pi√Ļ ghiotte e ricercate curiosit√† d’obbligo dei turisti: e insomma ci sembra di poter pronosticare in esso la premessa pi√Ļ certa a quella sto ¬≠ria del presepe napoletano che ancora manca nella nostra bi ¬≠blioteca ideale e che forse oggi Borrelli √® il solo a poter scrive ¬≠re compiutamente, valendosi an ¬≠che della sua esperienza e com ¬≠petenza di collezionista in pro ¬≠prio.

Istituzione antichissima, che risale al ‘400, e dove l’anima fondamentalmente teatrale del napoletano soddisfa l’estrosit√† della sua natura sbizzarrendosi nella costruzione ma osservando sempre rigidamente certi cano ¬≠ni e schemi fissi, il presepe co ¬≠nobbe il suo periodo di maggior splendore quando non solo arti ¬≠giani, ma scultori e artisti auten ¬≠tici (come √® il caso del Sammarti ¬≠no) lavoravano ai pastori, e vi sovrintendevano regnanti e da ¬≠me di corte che si divertivano a cucirne i vestiti.

Di tutto questo mondo in fondo ancora ingenuo e pacifico restano gloriose tracce al museo di San Martino di Napoli e alla Reggia di Caserta che hanno i loro presepi stabili, e presso alcuni antiquari e collezionisti napoletani che continuano la vecchia tradizione d√¨ don Maria ¬≠no Scuotto, del padre Agresti, del canonico Cuomo, del duca Giusso, e fanno rivivere nelle loro case, con appositi allesti ¬≠menti e incorniciature e teche, quel particolare artigianato del ¬≠la Napolispagnola e borbonica colta in una accezione del baroc ¬≠co esclusivamente naturalistica e volta soprattutto all’analisi mi ¬≠nuta e affettuosa degli aspetti e dei tipi della folla spicciola del ¬≠la citt√† √© del contado.

Ed ecco l’ottobrata, che sem ¬≠bra materializzare nei suoi colo ¬≠ri violacei i fermenti del mosto, e il mercatino con la sua folla ciarliera, il pascolo e l’osteria, l’annunzio ai pastori dai volti dilatati in un’espressione di stu ¬≠pore e d’attesa, e il trionfo del ¬≠la nascita con la gloria degli an ¬≠geli penduli sulla grotta. E poi mille e una curiosit√†: gli scri ¬≠gni dei re magi, le scimitarre e pipe d’argento dei tartari, le coppe di terracotta, i servizi di vasellame, e le verdure: mazzi di cavoli, broccoli, carciofi, lat ¬≠tughe, e ¬ę nzerte ¬Ľ di pomodori e di cipolle, e la frutta: pile di pesche e pere e grappoli d’uva, e ceste di pesce dalle scaglie argentate e collane di salsicce e i quarti di bue o di maiale sven ¬≠trati e sanguinolenti. E gli ani ¬≠mali: i cavalli dai fianchi pos ¬≠senti, le pecore dal vello lanoso ;che sembra quasi sollevarsi ada ¬≠gio nel soffio del respiro, i cani dal pelo fitto, le galline con le penne arruffate, e le curiosit√† che vanno dal topolino intento a smozzicare una ¬ę fascella ¬Ľ di ricotta alla gallina fermata nel ¬≠l’atto di far l’uovo, e son tutti lavorati con una pazienza e una perizia che par quasi di vederci il ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† divertito sorriso dell’artista mentre li creava.

Il cieco il pezzente e lo storpio

E’ qui, in quest’arte, la corri ¬≠spondenza rusticana a quell’altra corrente, aristocratica e galante, costituita dalle porcellane e dal ¬≠le ceramiche della celebre fab ¬≠brica di Capodimonte. Basti del resto vedere i pastori del Cele ¬≠brano e del Sammartino, autenti ¬≠ci scultori, ripetiamo: e i pezzi del Sammartino, a differenza di tutti quelli degli altri autori, dal Bottiglieri al De Luca, dal Gori al Somma, i quali si limitavano a creare le teste affidandosi per le mani e i piedi alle esecuzio ¬≠ni degli artigiani, sono sculture intere e vanno esaminate pi√Ļ al ¬≠la luce d’un interesse critico che a quella d’una semplice cu ¬≠riosit√†. Il cieco, il pezzente, lo storpio, sono personaggi compiu ¬≠ti nella perfezione (magari pe ¬≠dante) della loro muscolatura, del volto, della loro particolare espressione.

E’ del resto questa la tesi che Borrelli ampiamente dimostra nel suo documentato saggio sul Sammartino, la cui figura esce da queste pagine finalmente li ¬≠berata dai limiti di ¬ę scultore presepiale ¬Ľ e restituita alla sua ve ¬≠ra misura di artista autentico la cui opera va degnamente a inse ¬≠rirsi nel panorama della grande scultura del Settecento europeo.


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1 commento

  1. Commento by antonio — 19 Aprile 2013 @ 17:24

    Vorremmo conoscere di piu il Gori. Dove possiamo cercare notizie precise sulla sua vita?

    grazie.

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