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ARTE: LUCCA: Doppia mostra nello spazio P38

13 Febbraio 2010

di Vittorio Baccelli

Lo spazio espositivo cittadino P38 ha inaugurato il suo secondo evento: una doppia mostra personale di Leonora Bisagno e Jacopo Miliani che occupa l’intero spazio di via del Battistero 38. curata da Paolo Emilio Antognoli.
P38 è uno spazio indipendente per l’arte contemporanea, inaugurato nell’ottobre scorso con “Setting for production”, mostra collettiva che presentava sette artisti internazionali, ha inoltre collaborato con il Lucca Film Festival per la presentazione di Maitree Siriboon, special guest dell’ultima edizione 2009. “Da desiderio a desiderio” è il titolo scelto da Leonora Bisagno per la sua mostra. Un titolo d’occasione, trovato sulla base di interessi e associazioni del momento: in questo caso la letteratura femminista e gli atti di un convegno del 1987, la cui copertina, in quanto image trouvée, assume una nuova posizione all’interno del suo progetto, anche grazie al titolo suggestivo. Tra gli interessi menzionati, desumibili da lacerti del femminismo, del surrealismo, dagli altri oggetti trovati e collezionati di cui veniamo gradualmente a conoscenza, il titolo del libro, la medesima grana dell’immagine, malamente riprodotta, preparano un clima di attesa che ha molto da spartire con il desiderio del titolo. Mentre il lavoro di Jacopo Miliani, nell’altra parte dello spazio, rifiuta l’identificazione del pubblico, nel tentativo di indagare il potere e la natura della rappresentazione e deviandone il processo programmato, Leonora coinvolge lo spettatore, che in qualche modo sia disposto a seguirla, immettendolo in un universo che ha già perso in partenza le sue coordinate iniziali: è anzi come se queste non fossero mai esistite. Lo spettatore è chiamato ad affidarsi al proprio intuito, alle proprie associazioni, alle conoscenze che affiorano al moment o. Un potere enorme. Tuttavia si trova improvvisamente in un universo desiderante libero, in espansione, che può richiedere la sua incondizionata partecipazione, senza che esista un protocollo già scritto per seguirla. In questa mobilitazione totale dell’ordine del mondo, in questo dérèglement cosmico che vive proprio sulla liberazione dalla normatività di ogni conoscenza, tempo e spazio perdono di senso, o meglio quel senso che è loro attribuito convenzionalmente. In questo mondo in stato di continua trasformazione, ella può affidarsi al caso; o meglio le è congeniale. Per chi non credesse nella casualità potremmo vederlo come quella disattenzione creata ad arte, quella strategia retorica coltivatissima che fa leva su una sorta di no saber, di dimenticanza originale, di fortunata afasia. Leonora si affida al caso, ma sarebbe meglio dire si affina al caso. Segue una propria ars combinatoria quasi inventandolo, il caso, programmando l’epifania improvvisa, la scoperta casuale. Ed ecco che il passato, la memoria, la cosa trovata, vengono come scoperti e inventati per la prima volta. Un materiale non più inerte, non più indipendente, astratto, ma immesso in un processo nuovo. Per questo il tempo, il passato, ciò che viene archiviato, seguono una logica che ogni volta non è mai la stessa. Sono oggetti trovati, a volte povere cose, immagini, foto o filmati, talvolta repíªchage da memorie proprie e familiari, ma queste vengono risvegliate in un diverso bagliore, in uno stato nuovo d’abbandono, di eccesso, di metamorfosi liberatoria. Nell’altra sezione della galleria, Jacopo Miliani introduce il suo percorso attraverso i materiali per un progetto dedicato alla teoria del multiverso. Tale teoria, elaborata dalla fisica quantistica, la meccanica delle matrici, ipotizza altre dimensioni parallele o alternative rispetto al nostro universo spaziotemporale &nd ash; la teoria delle stringhe, ad esempio, ipotizza l’esistenza di ben undici dimensioni. Saranno presenti in mostra gli interventi che l’artista ha richiesto a diverse personalità dell’arte e della scienza in occasione dell’ultimo incontro di Roma, organizzato dall’Ouvroir d’Univers Potentiel sul tema degli universi paralleli. La teoria del multiverso apre spazio alla soggettività del sapere. Se possiamo ipotizzare dimensioni fisiche multiple, è possibile ripensare in diverso modo alle dimensioni aperte dalla ricerca artistica e teorica? Miliani, oltre a questo materiale, rielabora un proprio immaginario affiancando una propria produzione ad alcuni oggetti chiesti in prestito ad antiquari lucchesi tra via del Battistero e via del Gallo. Sono oggetti del passato, precipitati di fronte allo sguardo di clienti, turisti, spettatori. Cose prive apparentemente di storia, spogliate del loro contesto relazionale, disorientate, present i in quello spazio come oggetti di mercato e quasi come segni nuovi su una pagina bianca. Trarre informazioni dagli oggetti, è solo in parte ricostruire il passato. Il loro passato oggettivo è infatti in larga parte ipotizzato, immaginato, reinventato, come uno specchio infranto si moltiplica in visioni multiformi. L’oggetto diventa l’oriente personale del collezionista, dello spettatore, di colui che cercando di imporgli una propria visione, una propria prospettiva antropocentrica, lo colloca in una sorta di spazio immaginario d’invenzione. Jacopo, raccoglie questi oggetti in un maggiore insieme, associando cose e immagini all’interno. In questo modo sospende le coordinate spaziotemporali e crea nuovi percorsi, associazioni, letture specifiche, interrogativi, ma sempre disorientando lo spettatore. Utilizza nel suo lavoro immagini trovate, oggetti, citazioni, creando un vasto archivio personale, una messa in scena decadente, dove il tempo si f a spazio, falsa memoria, falso catalogo o archivio, falsa marca del falso. Sembra adottare una strategia di straniamento che rifiuta la facile identificazione dello spettatore, lasciandolo spesso da solo con l’apertura dell’opera. La mostra è visitabile fino al 20 di marzo.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart