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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

13 Febbraio 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. ¬†√ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini]

Amabili resti

The Lovely Bones
Peter  Jackson, 2009
Fotografia Andrew  Lesnie
Mark  Wahlberg, Rachel  Weisz, Susan  Sarandon, Stanley  Tucci, Saoirse  Ronan, Michael  Imperioli, Jake  Abel, Amanda  Michalka, Thomas  McCarthy, Reece  Ritchie, Nikki  SooHoo, Rose  McIver, Anna  George.

Una gran voglia (o bisogno?) di Paradiso. E insieme una spiccata resistenza a morire. Susie/Ronan (Espiazione), occhi azzurri e profilo delicato, racconta con voce fuori campo la terribile avventura che le capit√≤ a soli 14 anni, in un campo di mais, due passi da casa, a ¬†Norristown, in Pennsylvania. Era un freddo pomeriggio del dicembre 1973, come risulta dal romanzo di Alice Sebold. La ragazzina tornava dalla scuola, felice per l’appuntamento che Ray (Ritchie), il ‚Äúmoro‚ÄĚ di cui era teneramente innamorata, le aveva appena chiesto. Invece, un uomo dall’aspetto non tanto rassicurante, vicino di casa e con la faccia di Stanley Tucci (Era mio padre, Il diavolo veste Prada), tale e quale, la convinse ad infilarsi in una buca, una specie di rifugio per i giochi dei bambini, da lui stesso costruito con maniacale attenzione ai dettagli. La sera, i genitori e il fratellino attesero invano il ritorno di Susie. In s√©, un normale fattaccio. Ma il racconto, cio√® il punto di vista da cui Jackson (Il Signore degli anelli, King Kong) lo vede e lo raffigura, al di l√† del tratto letterario che gi√† ne faceva un progetto di ‚Äúsopravvivenza‚ÄĚ spirituale un po’ alla moda, trasforma l’orribile destino di Susie in un consapevole – per quanto fantastico – stralcio di vita parallela, consono ai tempi, alle istanze del vivere ‚Äúaltro‚ÄĚ, dimostrate dal pubblico giovane e testimoniate recentemente dal successo, per dirne una, di film che hanno per protagonisti vampiri ragazzi, lontanissimi per immaginazione dal Nosferatu e dal Dracula. Il regista neozelandese trasferisce la sospensione dal piano meccanico della narrazione alla sua stessa sostanza, sicch√© √® la condizione di Susie a farsi spettacolo. E lo spettacolo, se da una parte attenua e mistifica il senso di inquietudine esistenziale, dall’altra esalta il potere accattivante dell’invenzione, dell’esistenza momentaneamente ambigua della protagonista narrante. ¬ęSono – dice Susie – in un luogo di mezzo, nell’azzurro orizzonte tra cielo e terra ¬Ľ. √ą il medesimo spazio sospeso che un bambino – per esempio il piccolo fratello della ragazzina – pu√≤ disegnare con le matite colorate, √® lo spiraglio di luce che traccia i colori della beata speranza nella prospettiva di un risarcimento dalle forme ‚Äúindescrivibili‚ÄĚ. Qui √® la speciale sfida di Jackson, il quale con l’aiuto della fotografia di Andrew Lesnie e della musica di Brian Eno, sfuma i connotati di cose e persone fino a bloccare la vicenda nel limbo irrisolutivo di un dolce rinvio. Anche quando il racconto sembra giungere ai momenti salienti di un thriller hitchcockiano, l’aspetto inquietante della vicenda scende comunque in secondo piano rispetto alla tensione immateriale di cui Susie resta il veicolo primario. Sicch√© la ragazzina ci pu√≤ descrivere in tutta leggerezza gli affanni dei genitori, che dal dolore per la perdita della loro figlia entrano nell’incubo dell’impossibilit√† a risolverne il mistero; e la provocatoria presenza in famiglia della nonna Lynn (Sarandon), i cui eccessi alcolici funzionano da curioso paradosso della rassegnazione. Quel che conta, in sostanza, √® lo sguardo di Susie, la sua attesa partecipata che la vita laggi√Ļ abbia il miglior esito. Solo allora la ragazzina potr√†/dovr√† morire davvero. Il Paradiso, cos√¨ vicino, pu√≤ attendere.


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Bart