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Basta che non lo faccia senatore a vita

22 Marzo 2013

Siamo nel bel mezzo della palude e forse proprio vicino al punto in cui si nascondono le sabbie mobili, che potrebbero ingoiarci.
Bersani avrà oggi lo scontato incarico con il quale andrà a verificare l’impossibilità di mettere in piedi un governo che assicuri quantomeno una governabilità accettabile e che non ripeta l’esperienza dei due governi prodiani, i quali si contraddistinsero per le continue dissidenze e ribellioni tutte interne alla variegata e disgraziata coalizione.

Dopo di che il pallino tornerà nelle mani del capo dello Stato, e gli italiani constateranno ancora una volta quanto macchinosa e sprecona sia la procedura disegnata da quella che taluni tapini e sprovveduti continuano a chiamare la costituzione più bella del mondo. Mancano pochi giorni al compimento di un mese dalla fine delle elezioni e l’Italia non ha ancora un governo, e rischia di sprofondare addirittura nelle sabbie mobili mandando a gambe all’aria il Paese. Il quale è già da un po’ che ha cominciato a perdere la bussola e a mettere i piedi in fallo. In particolare da quando la miopia di Napolitano gli consigliò, anziché sciogliere le camere, di ascoltare i suggerimenti dell’interessata Germania dando il benservito al governo Berlusconi, legittimamente scelto dal popolo, per sostituirlo con un italiano più tedesco degli stessi tedeschi, Mario Monti. Non v’è dubbio che da quel momento l’Italia è caduta nel burrone istituzionale, che è cosa assai peggiore del baratro economico da cui Monti, ma anche qui fallendo, avrebbe dovuto allontanarci.

La vicenda dei marò, prima sottratti all’India, che per questo ci ha requisito l’ambasciatore!, ed ieri restituiti, è la cartina di tornasole di un Paese che ha perso non solo la rotta, ma anche la dignità.

Non ci si venga, dunque, a lamentare del successo del M5Stelle. Che altro poteva mai succedere in Italia? Potevano i cittadini continuare a sopportare una classe politica fallimentare che si è talmente radicata al potere da non rendersi conto che l’esigenza di cambiamento e di modernizzazione è ormai diventata non solo impellente, ma la sola che può tirarci fuori dai guai?

Come si può accettare in un Paese importante come il nostro che si debba aspettare più di un mese per avere un governo? La Chiesa in pochissimi giorni ha sostituito, rispettando i suoi riti e le sue leggi, un papa dimissionario con un nuovo papa proveniente da lontano ed estraneo ai giochi di palazzo, mostrando, così, di sapersi continuamente rinnovare. Al contrario di quanto accade in Italia, la cui classe politica solo ora, proprio grazie alla massiccia presenza parlamentare del M5Stelle, si sta accorgendo di quanto sia stata sempre lontana dalle esigenze vive della società che dovrebbe rappresentare e tutelare.
Non vi è dubbio che un grazie a Grillo, fosse solo per questo insolito e inatteso scuotimento, dovremmo darlo tutti, a qualsiasi  schieramento apparteniamo.

Ieri Grillo ha confermato al capo dello Stato che non intende dare la fiducia a nessun tipo di governo, che non sia quello formato dal suo movimento, il quale – ha ricordato – ha preso alla camera più voti di tutti, anche del Pd.
Perciò Napolitano ha da risolvere un ostacolo grosso come una montagna. Ci riuscirà?

Marzio Breda, nel suo editoriale di stamani sul Corriere della Sera, è ottimista. Così conclude: “E, contro ogni obliqua minaccia, c’è da giurare che un impensabile deus ex machina per un suo governo lui lo scoverà.”

È difficile individuare dove si nasconda un tale deux ex machina: forse Mario Draghi? Probabilmente metterebbe insieme il diavolo e l’acquasanta, ma non sarebbe una mossa utile al Paese, visto che alla Bce Draghi sta facendo bene e gode di una stima condivisa e solida, e in quel ruolo di grande rilievo non ha mai mancato di trovare soluzioni favorevoli anche al nostro Paese. Pensate se, chiamando noi in Patria Draghi, alla Bce andasse un tedesco o comunque un nordico. Ci farebbe a fettine. Non più di qualche giorno fa, la Germania, per bocca di uno dei suoi tanti improvvisati portavoce, ha suggerito al nostro Paese di tassare al 15% tutti i depositi bancari posseduti dai cittadini. La stessa strada che l’Ue ha suggerito, indicando una percentuale minore, per Cipro.

Se non Draghi, allora chi? Il nuovo presidente del senato, Pietro Grasso, potrebbe ricevere soltanto un mandato esplorativo, o un incarico per arrivare alle elezioni prima o subito dopo l’estate, dunque temporaneo. Allora Passera? Non credo abbia dimostrato di saper fare, fallendo come ministro allo stesso modo che il suo presidente del consiglio, Mario Monti, ha fallito su tutta la linea, portando l’Italia alla bancarotta.

Non venga in mente a Napolitano di chiamare a salvare il Paese il sempiterno uomo per tutte le stagioni, quel Giuliano Amato che io ricordo come il presidente del consiglio che in tv la sera prima assicurò che non avrebbe tassato i depositi bancari dei cittadini, e al mattino tutti ci svegliammo che il decreto legge che li tassava era già in vigore, deciso nella stessa nottata.
È un politico che sa di vecchio e di ammuffito. Sarebbe un ritorno al passato. Allora chi? Il governatore della Banca d’Italia, così come avvenne per Carlo Azeglio Ciampi?
Non so se Ignazio Visco abbia la levatura politica necessaria a tenere insieme una maggioranza i cui partiti maggiori si sono combattuti e ancora si combattono avendo di mira nuove elezioni.

In ogni caso, a Napolitano chiedo di non ripetere l’errore Monti, rivelatosi nefasto per il Paese, e soprattutto non conceda il laticlavio di senatore a vita al prescelto, come è accaduto per Monti che, pur avendo dimostrato di non avere alcuna dote per meritare l’alto riconoscimento, graverà per tutta la durata della sua vita sulle spalle degli italiani, visto che non appare possibile immaginare che l’ambizioso bocconiano vi rinunci da sé.
A meno che al prescelto il laticlavio non lo paghi Napolitano di tasca propria


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Bart