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Basta coi senatori a vita!

10 Novembre 2011

Che bisogno c’era di nominare Mario Monti senatore a vita? In un momento poi in cui all’ordine del giorno c’è il progetto di ridurre il numero dei parlamentari, e in un momento in cui le tasche dello Stato sono vuote e si chiedono forti sacrifici ai lavoratori?

La figura del senatore a vita, come si è visto nel corso del governo Prodi, ha perso tutto il suo prestigio nel momento in cui è stata utilizzata politicamente a pro o contro quel partito.
Chi potrà mai dimenticare il premio Nobel Rita Levi Montalcini trascinarsi, gravida di anni, al Senato per sostenere il governo Prodi, il quale senza il voto dei senatori a vita sarebbe caduto?
Fu uno spettacolo deprimente.

È da quel giorno che ho preso a detestare questa figura, la cui presenza in Senato avrebbe dovuto rappresentare non una parte politica ma tutta la Nazione. Così come avviene per il capo dello Stato.
Invece è divenuta protagonista, anch’essa, di quello che è stato definito con un’immagine colorita il mercato delle vacche.

Se Napolitano ha in mente di dare lunedì a Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, non c’era affatto bisogno di nominarlo senatore a vita.
Non credo, fra l’altro, che abbia tutti quei meriti che gli si attribuiscono.
Quando fu chiamato Ciampi, che stava ricoprendo il suo incarico di governatore della Banca d’Italia nessuno pensò di nominarlo prima senatore a vita.

Monti, anche se nominato senatore a vita, nel momento in cui accettasse l’incarico non muterebbe la sua condizione di persona non passata al vaglio dell’elettorato. E ciò sarebbe, a mio avviso, molto grave dopo che una legge elettorale ha introdotto la novità secondo la quale appartiene al corpo elettorale la scelta di chi deve governare il Paese.

Ho già scritto che le dimissioni di Berlusconi saranno gravide di conseguenze negative. Due si sono già verificate: lo sbaglio di Napolitano nel nominare Mario Monti senatore a vita in previsione dell’incarico che ha intenzione di affidargli; e l’intensificarsi della speculazione sull’Italia che ha dimostrato in modo chiaro ed inequivocabile che essa non era certo in attesa delle dimissioni del premier e che anzi queste dimissioni sono state da essa reputate il varco attraverso il quale si insinuerà un periodo di ingovernabilità ancora peggiore.

Le elezioni sarebbero, dunque, la medicina più indicata per curare la malattia, ma ieri sera si rincorrevano voci secondo cui anche Berlusconi sarebbe favorevole a sostenere un governo Monti e a dare con ciò sepoltura all’ipotesi di elezioni anticipate.
Se ciò fosse vero, dovrei registrare a malincuore un altro momento di debolezza del premier il quale, dopo aver azzeccato la mossa, ora rinuncia a praticarla.
Peccato.

Ad ogni modo, penso che si possa già disegnare il seguente quadro desolante: entro domenica, o forse sabato, la legge di stabilità sarà approvata grazie all’opposizione che rinuncerà a fare l’ostruzionismo e a votarla, ripetendo, in pratica, il comportamento tenuto in occasione dell’approvazione del rendiconto dello Stato.

Subito dopo Berlusconi rassegnerà le dimissioni e il capo dello Stato, forse lunedì stesso, assegnerà l’incarico al neo senatore a vita Mario Monti, il quale, presentandosi alle Camere per la fiducia, potrebbe avere i voti del Pd e del Pdl. Dunque, un nuovo compromesso storico sullo stile della prima Repubblica, del quale non si ha certo un buon ricordo.

Infine, Monti comincerà a tradurre in pratica mediante i decreti o i disegni di legge, il programma contenuto nella legge di stabilità approvata, però, con i soli voti del Pdl e della Lega Nord.
A questo punto i vari partiti che saranno restati fuori dal nuovo compromesso storico, e addirittura gli stessi partiti che ne fanno parte, ossia il Pdl e il PD, cominceranno ad avanzare obiezioni e resistenze giacché avranno l’occhio e la mente rivolti all’elettorato in vista delle vicine elezioni. La primavera del 2013, infatti, non è più così lontana.

Quanto potrà mai durare un governo di questa natura?
Quanto un soffio di vento.
Così, ci troveremo di nuovo i mercati a sghignazzare, e a massacrarci vista la nostra inettitudine, e saremo costretti a prendere di nuovo in considerazioni le elezioni anticipate.
Avremo sprecato tempo e denaro, e in più ci troveremo sulle spalle lo stipendio e qualche altro grasso emolumento del nuovo senatore a vita.
Insomma,  evviva alla casta, che si rimpingua, e evviva ai poteri forti che hanno, ancora una volta, vinto e piegato la democrazia alle loro voglie.

Vi domanderete: E il popolo sovrano?
Come sempre, nei momenti che contano, la casta lo mette da parte o, peggio, se lo mangia in un solo boccone.

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“Feltri: “Berlusconi si potrebbe ricandidare”. Qui.

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4 Comments

  1. Commento by Franco Cattaneo — 10 Novembre 2011 @ 11:40

    Egregio dottor Di Monaco,
    La leggo da tempo sul Legno Storto, trovandomi quasi sempre in sintonia col Suo pensiero.
    Riguardo Mario Monti ed il mito dei bocconiani vorrei sottoporle alcune considerazioni.
    1. Mio padre, che aveva grande esperienza delle cose del mondo e che amava esprimere i concetti più significativi in milanese, affermava che gli studenti di economia e commercio erano “di ragiunat che se voeren fà ciamà dutur”.
    2. Una volta, nella Milano che produceva vera ricchezza, fino all’inizio degli anni ’70, i laureati più stimati erano gli ingegneri usciti dal Politecnico (“el nost Politecnich” di gaddiana memoria). A me sembra che la decadenza di Milano (e dell’Italia) sia iniziata quando agli ingegneri si sono sostituiti gli economisti: si è poi visto le sciagure che hanno combinato in tutto il mondo i maghi dell’economia! Ad una cultura del fare cose concrete e ragionevoli si è preferita quella delle acrobazie di “finanza creativa”.
    Un’ultima considerazione (e non perchè io stesso sia un ingegnere laureato in anni ormai lontani – quando la scuola era ancora una cosa seria – al Politecnico): il Procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che destava  in me amarezza per il fatto che una persona di così elevata cultura e con una padronanza ed un gusto, che oserei definire persin lezioso, nell’uso della lingua italiana, esprimesse posizioni di così codino giustizialismo, riferendosi al ministro della giustizia Castelli lo definiva con sarcasmo e disprezzo “un ingegnere”. Ora, ai miei tempi, era luogo comune che  gli studenti inesorabilmente  “ciulati” (mi passi il termine goliardico) al Politecnico passavano senza incontrare più alcun problema a giurisprudenza od economia; il contrario non si era mai verificato. Forse che Borrelli non ne era a conoscenza?
    Grazie per il tempo dedicatomi.
    Con i migliori saluti,
    Franco Cattaneo
    P.S. Per quale motivo Berlusconi dovrebbe mai votare il governo Monti. Si fottano.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Novembre 2011 @ 13:17

    Spero anch’io che Berlusconi ci ripensi seriamente. Dà troppo peso ai consigli di Gianni Letta. Dovrebbe solo consultare Marina Berlusconi. Il governo Monti sarebbe la resa della politica alla finanza.
    Grazie del suo intervento.

  3. Commento by Felice Muolo — 10 Novembre 2011 @ 16:50

    Caro Bart, il lavoro sporco a questo punto va fatto e qualcuno dovrebbe pur farlo.
    Ti seguo sempre.
    Cari saluti.
    Felice  

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Novembre 2011 @ 18:10

    Ciao Felice.
    Credo che il bello (ossia, il brutto) debba ancora venire.

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