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Battere Scalfaro fino ad ieri sembrava impossibile

1 Settembre 2013

I miei lettori sanno bene che Oscar Luigi Scalfaro è stato la mia bestia nera. Da lui, con l’inaugurazione in Italia del ribaltone, è cominciato il ruzzolone istituzionale. Il rapporto tra istituzioni e parlamento andò a ramengo grazie al suo antiberlusconismo. Fu il primo a tramare contro il risultato elettorale che vide, con la discesa in campo dell’uomo nuovo, la vittoria di Berlusconi e la sua ascesa politica. Come è noto seppe così bene lusingare la Lega Nord e il suo indiscusso leader Umberto Bossi, che in poco meno di sei mesi ottenne la caduta del governo scelto dagli elettori. Gli subentrò il governo di Lamberto Dini che è passato alla storia per la sua resistenza, confortata da Scalfaro, al ritorno alle urne. Ci pensò Fausto Bertinotti a mandarlo a casa, ma intanto le condizioni nel Paese erano mutate, grazie ad una feroce campagna di stampa orchestrata contro Forza Italia, cosicché fu il centrosinistra di Prodi a salire a palazzo Chigi.

Scalfaro, finché fu presidente della Repubblica, perseguì questa linea con ostinazione, cercando di mettere i bastoni tra le ruote allorché finalmente l’elettorato di centrodestra tornò a prevalere nelle urne; e perfino dopo il suo mandato fu arruolato a tenere comizi intrisi di veleni antiberlusconiani.
L’ho definito il peggior presidente della repubblica, e il suo comportamento ai tempi del governo Dini mi suggerì il ponderoso romanzo politico “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”.

Con la mossa di ieri di Napolitano, credo che sia avvenuto il sorpasso.
Ha saputo mascherare bene l’operazione mettendo nel mazzo delle sue carte antiberlusconiane quattro nomi che davvero hanno onorato e onorano il nostro Paese, sicché forse per la prima volta dopo tanti anni, l’articolo della costituzione che prevede la figura di senatore a vita, è stato onorato.

Un’operazione machiavellica, però. Machiavellica e anche sfrontata. La stessa sfrontatezza che la cassazione ha manifestato nel redigere la sentenza del nulla che condanna Silvio Berlusconi.
Ormai, a distanza di un giorno, la consapevolezza che si è trattato di una manovra politica ha raggiunto tutti, anche gli antiberlusconiani, i quali ancora oggi stanno cercando di mettere la sordina alla clamorosa decisione del capo dello Stato.

Perché clamorosa? Per due motivi, soprattutto.
Il primo è che essa interviene in un momento economicamente delicato, in cui gli sforzi del governo sono tesi a rinvenire risorse per approvvigionarsi dei fondi necessari a finanziare alcuni provvedimenti, già varati (come l’abolizione dell’Imu), e da varare (come la soluzione per gli esodati). E, grazie alla spregiudicatezza di Napolitano, ora Letta vede appesantito il proprio bilancio già precario.

Napolitano passerà alla storia per aver barattato con i soldi di tutti noi i propri obiettivi politici. Pagò con il laticlavio Monti affinché acconsentisse a sostituirsi al governo democraticamente eletto di Silvio Berlusconi. Manovra che riuscì, come tutti sanno, e che è costata ulteriore soldi al Paese per l’incapacità di quel governo a ridurre le spese e per la capacità contraria a aumentare le tasse.
Oggi paga con i nostri soldi addirittura quattro nuovi senatori a vita, in un colpo solo, infischiandosene della crisi in cui versano le nostre finanze.

Sembrerebbe un allegro passatempo di Napolitano pagato con i nostri soldi. E invece la mancanza di sensibilità nei nostri confronti, la mancanza di pudore nel caricarci di un nuovo balzello, risiedono, niente affatto in un passatempo da salotto, bensì in un nuovo obiettivo politico che – come al tempo di Monti – Napolitano si è dato sua sponte.
È il secondo dei due motivi suaccennati, cui addirittura tiene di più e per raggiungere il quale se n’è infischiato di quanto esso ci costi.

Più sottile, il suo, dell’antiberlusconismo scalfariano. La sua è una vera e propria partita a scacchi. Napolitano ha sempre evitato di alzare la voce per non rischiare di scoprirsi. Lo fece al tempo dello scandalo Fini (punito solo grazie agli elettori); lo fece con Monti, lo fece con le telefonate, fatte distruggere, intercorse con Nicola Mancino. E ora si copre dietro il prestigio acquistato nel mondo dai quattro nuovi senatori a vita per prepararsi a rintuzzare l’eventuale ritiro del sostegno al governo da parte del Pdl, ossia del nemico di sempre, Silvio Berlusconi.

Quando fu letta la sentenza di condanna comminata dalla cassazione, Napolitano riuscì a gettare intorno al Paese una specie di inchiostro di seppia rilasciando quella dichiarazione che pareva contenere un barlume di riconoscimento al ruolo politico di Berlusconi. Oggi quella dichiarazione appare per quello che era, ben mascherata, ma antiberlusconiana anch’essa: preparatoria, ossia, alla nomina dei quattro senatori a vita. Una specie di lieve antiveleno che potesse mascherare meglio l’operazione viperina rappresentata dalla mossa di ieri.

La quale sta mostrando tutti i suoi connotati, ora che dai giornali emergono le biografie degli uomini gratificati dal Re.
Sono uomini antiberlusconiani, non   neutrali quindi, i quali sono stati messi lì con il compito (implicito o esplicito poco importa) di aiutare la sinistra a resistere e superare il colpo di grazia che il Pdl potrebbe tentare di dare al governo se il senato approvasse il 9 settembre la decadenza di Berlusconi. I numeri sono risicati (ne mancano ancora circa 8 ), ma Napolitano ha dato indubbiamente una mano allo sforzo che Letta e il Pd dovranno fare per acquisire i voti mancanti, ridottisi ad una quantità risibile.

Vedremo nei prossimi giorni se – come accadde per Monti – la manovra avrà successo e consacrerà Napolitano come il nuovo Machiavelli italico.
Ma se il dubbio ancora persisterà per qualche giorno, di una cosa ormai siamo certi sin da ora: della spregiudicatezza di un uomo che, pur di raggiungere i suoi scopi, ha la sfrontatezza di mettere sugli italiani, oberati dal peso di una tassazione iniqua, nuove imposte mascherate dal consistente laticlavio elargito ai senatori a vita.

L’istituto costituzionale dei senatori a vita ormai è scaduto a mera operazione politica. Con il risultato inquietante che gli elettori possono vedersi travolto il risultato elettorale con l’utilizzo spregiudicato di una potestà che i padri costituenti non immaginavano diventasse il nucleo non revocabile e legittimo di una imposizione ai cittadini.

A quando la sua revoca? Ai cittadini meritevoli dovrà andare un altro tipo di riconoscimento, di alto prestigio, ma senza gravare sulle tasche dei cittadini.
Sono convinto che lo scadimento in corso di questa onorificenza assai costosa è destinato ad imbarazzare in futuro l’onesto cittadino che si veda assegnata una onorificenza pagata con i duri sacrifici dei cittadini la cui vita continuerà a scorrere tra mancanza di lavoro e disperazione.

Si legga qui quanto ci costerà la più giovane dei nuovi senatori, Elena Cattaneo.


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Bart