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Berlusconi e il conflitto di interessi

21 Novembre 2011

Come stiamo leggendo in questi giorni, sono poche e rauche le voci che sottolineano la quantità enorme di conflitti di interesse presente nel governo Monti.

Si comincia da Passera, ma anche la maggior parte degli altri è stata allevata nella casa della grande finanza, grazie alla quale ha accumulato ragguardevoli fortune di prestigio e di ricchezza personali.
Che oggi, di botto, essi si siano corazzati per tenersi al riparo da pressioni provenienti dalla loro parte, sarà tutto da dimostrare.

Certo non sarà facile che il cittadino sia portato a conoscenza di commistioni in questa direzione, le quali coinvolgano il governo o alcuni dei suoi membri.
La maggior parte dei media, così come era attrezzata per montare su Berlusconi e il suo governo tracotanti campagne di dileggio e di disprezzo non solo nel nostro Paese ma anche all’estero, avvalendosi di una consorteria legata dagli stessi interessi, così oggi essa è in grado di mascherare qualsiasi fatto che possa ricondurre al conflitto di interessi del governo o di suoi membri.

Succederà che il conflitto di interessi uscirà dal vocabolario della politica, e ci si dimenticherà perfino che esso sia stato costantemente sbandierato come macchia vergognosa del governo Berlusconi.
Ormai ci siamo abituati. Non saremo più su questa terra quando gli storici ci sveleranno la verità, dando ragione a molti di noi, critici della sinistra menzognera e ipocrita.

Oggi, però, i fatti che sono accaduti e che stanno ancora producendo i loro effetti, ci danno motivo di considerare sotto un altro punto di vista il conflitto di interessi in capo al dittatore Berlusconi (ricordate quando si diceva che in Italia c’era la dittatura?).

Dall’intervista di qualche giorno fa rilasciata al Corriere della Sera da Piersilvio Berlusconi, il vicepresidente di Mediaset, ho avuto la sensazione (peraltro mi è parsa perfino anche troppo sollecitata) che in questi mesi il gruppo berlusconiano abbia subito forti ribassi in borsa a causa della stessa azione disgregatrice concertata con altri poteri quali, ad esempio, i media e la magistratura.

Tutto ciò ha evidentemente creato paura non solo in Piersilvio, ma quasi sicuramente in tutta la famiglia Berlusconi, il padre in testa, la quale ha intuito (dopo l’esborso di circa 600 milioni di euro a Carlo De Benedetti) di non essere in grado di reggere ad altre aggressioni.

Quando l’altro giorno ho scritto che il governo Monti ha ricevuto l’ampia fiducia bulgara da un parlamento che non era in condizione di fare diversamente, pensavo anche a questa specie di ricatto in cui erano piombate le aziende di famiglia dell’ex presidente del Consiglio.

E così mi sono spiegato il perché la sinistra non abbia mai voluto portare fino in fondo una legge che regolasse il conflitto di interessi.
Sapeva bene, infatti, che un giorno esso avrebbe potuto costituire uno dei punti di riserva, parimenti nevralgico, utile nel caso che altre manovre aggressive avessero trovato resistenza oltre il previsto.
Ho l’impressione, perciò, che Berlusconi continuerà a cedere. Cederà sull’Ici e chi sa su quante altre cose che rappresentavano la bandiera del centrodestra.

Paragonai il governo Monti al governo Dini. Anche allora Berlusconi ebbe la promessa dal capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, che Dini avrebbe realizzato alcune cose e poi saremmo andati ad elezioni anticipate.
Nonostante questa esperienza negativa, leggo e ascolto dalla Tv che Berlusconi si richiama, con assurda fiducia, agli impegni che Napolitano avrebbe preso circa la non candidatura di Monti e dei suoi ministri allorché si andrà ad elezioni.

Mi domando, dopo tutto quel che gli è accaduto al tempo di Dini, e in questi ultimi mesi, come faccia ad essere così certo che queste promesse saranno mantenute.
Il suo proverbiale ottimismo lo sta tradendo.

Così come lo hanno tradito alcuni dei suoi consiglieri. Ho già detto tante volte di Gianni Letta, di cui non ho mai avuto buona impressione. Del resto, quelle rivelazioni di tempo fa, circa quanto Letta ebbe a dire, negativamente, sul conto di Berlusconi all’ambasciatore Usa, confermano che ho buone probabilità di aver visto giusto. Anche se Gianni Letta dichiarò che quelle rivelazioni erano false ed era vero il contrario.

Ma Berlusconi ha oggi un modo netto e inequivocabile di capire chi sotto sotto ha remato contro di lui e contro il suo governo.
Rivada con il pensiero a qualche settimana fa e ricordi chi lo convinse ad accettare l’invito di Napolitano a non tradurre in decreto legge gli impegni che l’Italia aveva assunto con l’Europa.

Se quel decreto fosse uscito, Berlusconi avrebbe dato scacco matto ai suoi nemici e avrebbe legato al suo destino anche quello del presidente Napolitano.
Non aver fatto il decreto, ha consentito a Napolitano di sterzare verso la manovra montiana che qualcuno gli aveva già disegnato.

Ieri a La7 ho visto comparire di nuovo Ciriaco De Mita e pontificare di politica. Ritornano gli zombi, ed è un brutto presagio.
La prima Repubblica sta per tornare, dunque. Avrà forse un aspetto diverso, più rispettabile, ma sotto la veste essa sarà eguale a quella che ci ha regalato l’immenso debito pubblico e farà scorrere lacrime e sangue non solo a noi che l’abbiamo conosciuta, ma anche ai giovani che l’altro giorno hanno brindato per la caduta di Berlusconi e che saranno costretti a ripercorrere la stessa nostra disgraziata esperienza.

Chi sa che non si arrivi a rimpiangere Berlusconi e a detestare coloro che hanno tramato per farlo cadere. Il tempo è   un inesorabile giustiziere.

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Altri articoli

L’Italia costretta a cambaire governo. Qui.

“l’Italia può salvarsi. Salga sulla zattera di Monti” di Giampaolo Pansa. Qui.

“La linea del Cav e quella del Prof” di Mario Sechi. Qui.

“Il rimontaggio dei partiti” di Angelo Panebianco. Qui. Da cui estraggo:

“Ma non è pensabile che questo stato di grazia possa durare più di qualche mese. Dopo di che, i partiti riprenderanno l’iniziativa. E si noti che non potranno non farlo dal momento che le elezioni del 2013 (o anche prima) diventeranno per loro sempre meno lontane: man mano che passerà il tempo, i calcoli sulle convenienze elettorali ne condizioneranno sempre più le scelte.

Forse bisognerebbe almeno pensarci su e chiedersi se non sia il caso, fatto trenta, di fare anche trentuno, scegliendo la strada maestra della piena responsabilizzazione politica del presidente della Repubblica mediante l’elezione diretta. Solo che non lo faremo. Poiché le scelte chiare, e le decisioni nette, non sono nel nostro stile.”

“I democratici si affidano ai tecnici del Professore “Così siamo prigionieri” di Fabrizio De Feo. Qui.


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Bart