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Berlusconi e il triangolo delle Bermuda

24 Ottobre 2010

Lo specchio di mare che ha alla sua base l’isola di Cuba e al suo vertice il tratto che scorre davanti a New York è conosciuto come il Triangolo delle Bermuda, o il Triangolo maledetto. Qui sono accadute strane sparizioni, perfino di navi e di aerei.

Ormai, quando si vuole indicare un luogo periglioso destinato a produrre mistero e morte, si fa riferimento al detto triangolo.
Lo si deve fare anche nel caso di Berlusconi, che appare sempre più su di una nave che ha smarrito la rotta ed ora è entrata nelle prime acque di quel triangolo di morte.

Perché dico questo. Perché ciò che tutti abbiamo intuito nei mesi scorsi, ora sta venendo alla luce.
C’è nella politica italiana un triangolo delle Bermuda, ed esso è costituito da Napolitano, Fini e Gianni Letta (zio di quell’altro Letta, Enrico, dirigente del Pd).

Napolitano e Fini da tempo lavorano nelle oscure camere delle Istituzioni per abbattere Berlusconi. L’esempio di ieri è lampante. Passato in commissione il Lodo Alfano, Fini deve avere ingoiato malamente il rospo, rivelatosi un boomerang. È noto che molti simpatizzanti del Fli hanno invaso i web finiani protestando. Non se l’aspettava, e così a dargli una mano (chi sa se esplicitamente richiesta) è venuto Napolitano con un’altra invadenza nella attività legislativa, non prevista dalla Costituzione. Dicendo talune cose non vere (come alcuni quotidiani hanno fatto rilevare: lo stesso Corriere della Sera con un articolo di M. A. C. “I giuristi d’area: Il Quirinale? C’era anche nel vecchio testo”) ha in pratica messo in discussione il disegno di legge che stava per essere presentato in Senato, in qualche modo bloccandolo.

L’assist c’è stato e Fini ha colto l’occasione per dire la seguente sciocchezza, che siccome viene dalla bocca della terza carica dello Stato, alcuni imbecilli reputano la verità:

«Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona – spiega – non credo che il Lodo possa essere reiterabile perché non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito ad una persona ». Per questo motivo, aggiunge Fini, Futuro e Libertà chiederà che il testo sia modificato.

Parla di tutela della funzione, ossia della carica,  e sostiene che non è reiterabile detta tutela perché sarebbe “un privilegio garantito ad una persona”. Quanto si deve odiare Berlusconi per spargere autentiche contraffazioni della verità!

Poniamo che la carica di presidente del Consiglio sia tutelata. Significa che oggi di questa tutela beneficia Silvio Berlusconi. E se Berlusconi fosse rieletto presidente del Consiglio nel 2013, perché la stessa carica non deve essere più tutelata? Fini ha perso la testa. Uno può occupare una carica più di una volta se così vuole la democrazia, ossia il voto popolare, e la tutela che ne deriva è relativa esclusivamente alla carica che ricopre. Quella carica, cioè, tutela indistintamente tutti coloro che di volta in volta vanno ad occuparla. Non è mai e non potrà mai esserlo ad personam. E’ una tutela che protegge la governabilità del Paese. Che senso avrebbe non applicarla ad un prossimo governo che avesse come presidente di nuovo Silvio Berlusconi? Non sarebbe più così importante proteggere la governabilità del Paese?
Dunque, un’altra fregnaccia di Fini, il quale farebbe bene a mantenere l’impegno a dimettersi per lo scandalo di Montecarlo, e non caricare più la sua funzione di scemenze di questo genere.

La terza punta del triangolo è rappresentata da Gianni Letta. Egli ha nientepopodimenoché il timone della nave di Berlusconi ed è lui che la sta trascinando sempre di più nel centro del triangolo della morte.
La morte ovviamente di cui si parla è la riforma dello Stato, uno stato comatoso che così come è diventato fa comodo ai disonesti e agli intrallazzoni.

Difficile dire se le riserve di energia in possesso di Berlusconi gli consentiranno di invertire la rotta ed uscire da quelle acque infide. Ma ne dubito. Gli sbagli di questi mesi mi hanno fatto supporre un presidente del Consiglio stanco e deluso, con poca voglia di combattere.
Mi permetto di continuare a spronarlo, ma in qualche modo ci deve essere un ritorno di ascolto, che invece non c’è.

Quando scrissi che era cominciato il tempo dei falchi e che le colombe dovevano essere rinchiuse in gabbia, non mi sbagliavo. Oggi si assiste ad una frammentazione dell’Italia che non fa bene sperare. Una implosione che ci porta più a fondo di quanto lo si era nella prima Repubblica. Ci riporta almeno cinque secoli indietro, ma non nell’aureo mondo del Rinascimento, quanto nel disastroso periodo delle faide di Comune, immortalate dal Carducci.

L’inversione di rotta deve essere rapida e decisa. La scelta dei consiglieri pure. Chi ha sbagliato, ci ha portati a questa situazione sventurata. Non merita plausi ma solo rimproveri. Si premi chi predicava la resa dei conti immediata. Aveva ragione, ci si affidi a lui per uscire da un triangolo che, dopo aver fatto sparire nel nulla navi e aerei, farebbe scomparire anche Berlusconi.

Qualcuno si domanderà: E chi sono i pirati che scorazzano dentro questo specchio di oceano? A cui è affidato l’arrembaggio? Non c’è risposta più semplice: certa magistratura antiberlusconiana.
Per questo è importante non perdere di vista i pm che indagano sul prezzo di svendita dell’alloggio di Montecarlo. Visto che, stando alle indiscrezioni pubblicate giorni fa da il Giornale, la stima 2008 dei periti monegaschi è di almeno un milione di euro, l’archiviazione è impossibile. Se invece la pratica sarà archiviata e disconosciuta la truffa, sapremo che un’isola di Tortuga è anche qui da noi.

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“Nasce l’asse Fini-D’Alema per rovesciare Silvio” di Paolo Bracalini. Qui.


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1 commento

  1. Pingback by Berlusconi e il triangolo delle Bermuda | Politica Italiana — 24 Ottobre 2010 @ 10:45

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Bart