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Berlusconi ha paura del carcere? Sbaglia!

23 Novembre 2013

Si racconta che varie magistrature stiano per presentare il conto a Berlusconi non appena sarà dichiarata la sua decadenza da senatore. E tra le varie notule che gli saranno consegnate alcune chiedono come pagamento non denaro contante ma la galera. Ossia esigono che il Nostro prenda pigiama e spazzolino da denti e si faccia condurre nelle patrie e confortevoli galere.
Berlusconi teme questo esito, che giudica nefasto e forse (lo dico io) lesivo della sua immagine e del suo prestigio di fronte agli occhi di tutto il mondo.

Non riesco a convincermi come una persona intelligente quanto lui abbia di questi timori. Sarà pur vero che le nostre galere sono equiparabili ai lager di orribile memoria, ma Berlusconi non deve dimenticare di essere un leader politico, e un leader soprattutto dell’opposizione. E lo è in un Stato che ha dimenticato il diritto ed è ormai agli ultimi posti riguardo alla qualità della sua giustizia. Ciò significa che la nostrana magistratura può fare ciò che vuole, a libitum, e non troverà mai nessuno che abbia il coraggio di opporvisi.

Mi sono preso la briga di annotare le sentenze vergogna cominciando da quest’anno, il 2013. Ho lasciato da parte il passato, poiché ritengo che l’evoluzione perniciosa in danno della libertà e della democrazia sia cominciata proprio quest’anno e significativamente con la sentenza n. 1 della corte costituzionale (quella della distruzione dei nastri Napolitano-Mancino) presieduta dal giudice Quaranta che, se dio vuole, se n’è andato in pensione, risparmiando al diritto ulteriori vergogne.

L’elenco sarà destinato ovviamente ad allungarsi, ma il mio impegno, diciamo così notarile, è stato determinato dall’ignoranza che riscontro in giro nel Paese, dove molti cittadini si lasciano pilotare da abili manipolatori della verità e non si prendono la briga di verificare di persona, leggendo ad esempio le sentenze vergognose che la nostra magistratura ha la sfrontatezza di emanare. Con ciò trattando i cittadini come carne da macello e a seconda delle proprie simpatie.

Per non parlare a vuoto cito qui sotto le tre sentenze del 2013, che ognuno potrà andarsi a leggere da sé, poiché vi ritroverà il rimando (link) al testo integrale. Le ho chiamate sentenze della vergogna:

1 – la sentenza n. 1/2013 della Corte Costituzionale che ordinò la distruzione dei nastri contenenti le intercettazioni Napolitano-Mancino, che io chiamo sentenza Quaranta a  imperitura memoria del suo presidente.

2 – la sentenza n.797/2013 del 24 giugno 2013 , cosiddetta sentenza Ruby, che io chiamo sentenza Turri a  imperitura memoria della sua presidentessa.

3 – la sentenza della Corte di Cassazione n. 35729 del 1 agosto 2013 sul caso Mediaset, che io chiamo sentenza Esposito a  imperitura memoria del suo presidente.

Troverete anche, in principio di ogni sentenza, l’indicazione dell’intero collegio che ha contribuito alla vergogna, a memoria dei posteri.

Se Berlusconi è davvero convinto di essere un perseguitato della giustizia italiana e che le sentenze sul suo conto siano di ordine politico ed emanate senza prove (anch’io sono di questo parere) deve opporre una resistenza dignitosa, scevra dalla paura, la quale fa un leader debole e inattendibile.
Già nel caso della sentenza Esposito (la sentenza Mediaset) non avrebbe dovuto richiedere l’assegnazione ai servizi sociali, ma pretendere il carcere,ed ora ancor più non dovrà sottrarvisi allorché arriveranno all’incasso le altre notule della giustizia cosiddetta della vergogna.

Un leader tutto d’un pezzo deve essere pronto anche ad andare in carcere pur considerandosi innocente. Fa parte del suo ruolo e della sua dignità. Gli elettori si aspettano che dimostri coraggio e audacia e non tema i colpi dell’avversario, ma, come fecero Gandhi e Mandela, li assimili per ritorceli contro i suoi persecutori. La storia insegna che non se ne può che uscire vincitori e gli avversari ridotti a   verminaio dal putridume della miseria morale e della ignoranza.

Ci vuole qualcuno – Berlusconi non può non rendersene conto – che si sacrifichi affinché il marcio venga allo scoperto e lo si possa combattere con l’avallo di tutto il popolo. Il quale è ancora intorpidito dall’abile confusione gettata come fumo di seppia intorno a sé. Il popolo scopre la verità allorché il sacrificio della vittima non è contaminato dal timore o dalla paura, ma è sorretto dal coraggio di chi, pagando con la propria pelle, sa dell’ingiustizie e delle violenze che percuotono la nostra democrazia e la nostra libertà.


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Bart