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Berlusconi salga al Colle, ma con le idee chiare

7 Novembre 2010

Il discorso di Fini si è tutto svolto all’insegna della retorica e della ipocrisia.
A – La retorica: perché si è tornato al vecchio linguaggio ogni comprensivo. Lanci propagandistici che si sono limitati a fornire i titoli dei temi a caratteri cubitali, e contemporaneamente a sfuggirne i contenuti. Bersani, Fini e Berlusconi avrebbero potuto mettere una firma congiunta sotto il discorso di Fini. La differenza tra i primi due e Berlusconi è quella, però, che solo quest’ultimo si trova a dover fare i conti con la realtà. Egli deve governare i problemi del Paese, causati anche da una crisi economica mondiale senza precedenti. E deve fare i conti con il fatto che i soldi sono pochi, e la coperta non è corta ma cortissima. Non esito a dire che se a guidare il governo ci fossero stati o Fini o Bersani, le cose per il nostro Paese sarebbero andate assai peggio.

B – L’ipocrisia: perché si sono lanciati proclami come la nascita di un grande tavolo sociale, un patto per la crescita, un tavolo per l’innovazione, per la ricerca, per il sapere, la camera delle riforme, la produttività, la meritocrazia, il meridione, la riforma della legge elettorale, che rappresentano formule astratte, già note ai cittadini perché frutto di una lunga stagione di inconcludenza che si è chiamata prima Repubblica.

C – Infine il passaggio cruciale: Decida Berlusconi se vuole andare avanti così o salga al Colle e apra una nuova fase con un nuovo programma e con l’alleanza dell’Udc. Altrimenti non passerà molto tempo che i ministri del Fli al governo saranno ritirati. (Faccio sommessamente notare a Fini che in democrazia c’è un solo programma: quello votato dagli elettori. Cambiare maggioranze e programmi è un vizio della prima Repubblica).

Ora non c’è chi non veda che dentro questo disegno finiano ci sia anche il tentativo di tendere la trappola al premier. Una volta rassegnate le dimissioni, il pallino passerà infatti nelle mani di Napolitano. E se ci fosse un’intesa tra Napolitano e Fini, sappiamo già come le cose si muoveranno:

1 – Napolitano prima di tutto tenterà di affidare l’incarico di formare un nuovo governo a Berlusconi. Se Berlusconi accettasse, si formerebbe una nuova maggioranza, diversa da quella indicata dal corpo elettorale. In sovrappiù, questa maggioranza gli creerebbe in futuro più di un problema. A quelli del Fli, si aggiungerebbero (già sperimentati in precedenti governi) quelli dell’Udc. Quindi, spero che Berlusconi rifiuti un eventuale incarico.

2 – Napolitano, in caso di rifiuto di Berlusconi, affiderà l’incarico ad una terza persona (lo stesso Fini?), la quale sarebbe costretta a muoversi, per ottenere i voti, nell’area dell’opposizione. In questo caso nascerebbe un governo sostenuto da chi ha perso le elezioni del 2008.

Tutte e due queste ipotesi, che senza dubbio si cercherà di esplorare, darebbero vita ad un governo non voluto dagli elettori e pericolosamente instabile.

Dunque: Berlusconi, dopo aver consultato Bossi, salga stasera stessa al Colle e se Napolitano chiederà   che la crisi sia formalizzata da un voto di sfiducia del Parlamento, allora lo si affronti entro pochi giorni e quando Berlusconi rassegnerà le dimissioni dica esplicitamente a Napolitano che il Pdl e la Lega Nord non accetteranno che una sola soluzione, quella del ricorso alle urne. In caso contrario, gli si dica apertamente che si applicheranno tutte le azioni democratiche volte a non riconoscere il nuovo governo, compresa l’astensione dai lavori e dalle commissioni parlamentari.

E questa battaglia si sia pronti a combatterla fino in fondo.

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Bart