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Berlusconi svela la “proposta choc”: “Restituiremo l’Imu versata nel 2012”

3 Febbraio 2013

Il leader Pdl all’attacco: “La volontà degli elettori sovvertita dai tecnici. In 5 anni elimineremo anche l’Irap. Via tutti i finanziamenti ai partiti”

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, arriva intorno alle 11.10 al Centro congressi di Milano (l’ex fiera in via Gattamelata) dove tiene una «conferenza stampa aperta al pubblico » per annunciare la sua «proposta choc » in vista del voto. In sala, oltre ai giornalisti, gran parte dello stato maggiore del Pdl: Angelino Alfano, Rento Brunetta, Mantovano, Daniela Santanché, Maurizio Lupi e il presunto ideatore della proposta Daniele Capezzone.

ECCO LA DIRETTA DELLA GIORNATA:

13,00 – “LA VITTORIA È A PORTATA DI MANO”

Dopo l’annuncio che restituirà i soldi dell’Imu sulla prima casa, Silvio Berlusconi sprona i suoi: «La vittoria è a portata di mano, siamo sicuri di vincere e vinceremo ».

 

12,56 – L’ULTIMA BATTAGLIA “CONTRO I TASSATORI”

«Non ho nulla da chiedere per me, farò un’ ultima grande battaglia elettorale e politica per allargare gli spazi di libertà, per far uscire l’Italia dalla prospettiva cupa in cui l’hanno costretta i tassatori tecnici e i tassatori della sinistra ».

12.54 – “RIORGANIZZEREMO LA MACCHINA DELLO STATO”

«In cinque anni – ha spiegato Berlusconi – possiamo ridurre le spese dello Stato di 80 miliardi ».

 

12,52 – “CANCELLEREMO TUTTI I FINANZIAMENTI AI PARTITI”

Nel primo Consiglio dei ministri «proporremo l’abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti e il dimezzamento dei parlamentari ».

12.50 – “I SOLDI DALL’ACCORDO SUI CAPITALI IN SVIZZERA”

Per coprire l’operazione di restituzione dell’Imu «chiuderemo l’accordo con la Svizzera per la tassazione delle attività finanziarie detenute in Svizzera da cittadini italiani: il gettito è una tantum di 25-30 mld e poi all’anno un flusso di 5 mld ».

 

12.40 – “OPERAZIONE DA 4 MILIARDI RIDUCENDO SPESE STATALI DEL 2%”

L’operazione di restituzione dell’Imu sulla prima casa «vale 4 miliardi, un duecentesimo del costo della nostra macchina dello Stato », quindi la copertura di questa operazione avverrà «riducendo del 2% all’anno le spese dello Stato ». Lo dice Silvio Berlusconi. «Lavorando bene nella riorganizzazione della macchina dello Stato – aggiunge – potremo attuare questi risparmi ».

 

12.33 – “RESTITUIRO’ L’IMU ALLE FAMIGLIE ITALIANE”

«Nel primo consiglio dei ministri faremo un provvedimento per la restituzione dell’Imu sulla prima casa pagata dai cittadini nel 2012. Sarò io, come ministro dell’Economia, a restituire agli italiani i soldi. Con bonifico bancario o , specie per i pensionati, in contanti, attraverso gli sportelli delle poste. Se una famiglia ha pagato 1200 euro di Imu, riceverà un rimborso di 1200; se un pensionato ha pagato 900 euro riceverà un rimborso di 900, e così via. Se Angelino Alfano mi confermerà al ministero… ».

12.28 – “VIA IMU, IRAP E IVA”

«L’Imu sulla prima casa è il tratto più dissennato del governo tecnico che ha dato il via alla crisi perché la prima casa non si deve toccare, si è toccato il fattore psicologico che è il primo fattore di crisi ». Così Silvio Berlusconi, a Milano, ribadendo che se vince toglierà l’Imu, l’Irap e l’Iva con un piano «poderoso ».

 

12.24 – LA SPIRALE RECESSIVA

«Dopo Monti siamo dentro una spirale recessiva fatta della caduta dei consumi, troppe tasse, poco investimenti e un aumento della disoccupazione. È indispensabile invertire la rotta ».

 

12.10 – L’ATTACCO AL GOVERNO TECNICO

«È un dolore dirlo ma oggi il rapporto di fiducia del cittadino verso lo stato è in grave crisi, turbato da scandali recenti causati da qualche mestierante della politica, da un clima di intimidazione verso contribuente e dal sovvertimento della volontà elettori con governo tecnico ». Così Silvio Berlusconi a Milano

11.30 – L’ATTESA

Nell’attesa due schermi hanno proiettato filmati e interviste della sua vita di imprenditore, compresi i successi del Milan. I filmati sono proseguiti con sua vita politica.


Bersani e i suoi amici ci devono 4 miliardi
di Vittorio Feltri
(da “il Giornale”, 3 febbraio 2013)

Silvio Berlusconi, sul quale la campagna elettorale fa l’effetto di un ricostituente, dichiara che se non si convince la Germania ad abbassare le arie e ad alzare il pensiero («diminuire l’ossessione del rigore e aumentare le energie per la crescita ») non si può continuare a rimanere nell’euro.

Pier Luigi Bersani gli risponde a distanza e con tono sprezzante: «Basta con queste battute da due soldi ». Ma se andiamo avanti così, con l’agenda Mario Monti conficcata nel cervello, genuflessi dinanzi a sua maestà Angela Merkel, presto non avremo più neanche quei due soldi citati dal segretario del Pd per irridere il Cavaliere.
Possibile che in questo Paese a vocazione suicida sia lecito discutere di tutto tranne che di euro e di banche? La moneta unica è un tabù. Chi osa criticarla passa per nemico della patria e viene trattato come un paria, un cretino cui non bisognerebbe concedere il diritto di parola né, soprattutto, quello di voto. È consentito avere dubbi sull’esistenza di Dio (per fortuna), sull’eroismo di Giuseppe Garibaldi e sull’efficacia dell’Unità d’Italia, ma è severamente vietato sospettare che l’Europa sia una fregatura e ancor più ipotizzare che convenga uscirne o rinegoziare le condizioni per rimanerci.
Quanto all’euro, si è affermato un pregiudizio: è irreversibile, come la morte. Chiunque non accetti questo dogma è considerato un idiota, un ignorante, un incolto, un leghista indegno di usufruire del suffragio universale. Perché? Nessuna risposta. L’avversario della moneta unica non merita di appartenere al rango di interlocutore: stia zitto, non pretenda di avere spiegazioni che non sarebbe in grado di comprendere. Cosicché rimane lì, a bocca aperta, con le proprie perplessità irrisolte. Hai voglia di replicare che gli inglesi non hanno mai rinunciato alla sterlina e, nonostante ciò, sono ancora vivi e vegeti; non solo, ma si stanno mobilitando per fare un referendum: mandiamo o no all’inferno l’Ue? Gli amanti (cornuti) dell’euro fanno spallucce, inconsapevoli dei tradimenti subiti dalla valuta spuria impostaci dagli speculatori più cinici: i finanzieri, i banchieri, i capitalisti predatori e infetti.
Gli economisti e i monetaristi (quasi tutti da strapazzo) talvolta si abbassano a dire: se non avessimo avuto l’euro, dove saremmo finiti? Praticamente, invece di dimostrare con argomenti persuasivi a quale catastrofe saremmo andati incontro, si limitano a chiedere a noi dove oggi ci troveremmo senza quel salvagente immaginario. Ma peggio di come stiamo ora come potremmo stare? Non esiste controprova. Ma esiste la certezza che la Svezia e la Danimarca – oltre all’Inghilterra – con le loro storiche valute sono più floride di noi. Mentre la Grecia, che ha fatto il diavolo a quattro per restare attaccata all’Ue, è in coma. Ieri, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, l’ha efficacemente descritta: un obitorio. La gente è alla fame, non ha soldi per vestirsi e pagare il combustibile del riscaldamento. La disoccupazione galoppa. È scemata ogni speranza. Vero che i greci sono dieci gradini sotto il nostro Mezzogiorno, si sono sempre aggrappati all’impiego pubblico da autentici parassiti, non producono nulla e trascurano perfino l’unica risorsa di cui sono ricchi: il turismo. Forse, se avessero conservato la dracma, se la sarebbero cavata? Mah! È un fatto che l’euro li ha spiazzati completamente.
Non c’è bisogno di avere frequentato la Bocconi per saperlo: noi italiani andiamo male da dieci anni, esattamente da quando abbiamo adottato la moneta unica. I redditi si sono compressi del 50 per cento e i prezzi sono raddoppiati. Non è uno stato d’animo, questo: sono cifre verificabili in ogni portafoglio. L’economia si è inceppata, le aziende chiudono, il dollaro va giù e l’euro va su, di modo che è complicato esportare. Che razza di Europa unita è se in Germania l’energia costa cinque e in Italia più di dieci? Se i nostri imprenditori pagano il denaro il triplo dei loro colleghi tognini? Ecco, in sintesi, lo scenario davanti ai nostri occhi e dentro le nostre tasche. Bersani, Monti e compagnia bella, cortesemente, ci illustrino i motivi per i quali sarebbe vietato apparecchiarsi per gestire l’uscita dall’euro e ricominciare a stampare banconote, affrontando la realtà con le nostre forze, anziché dipendere dagli umori di un’Unione europea a dominio tedesco che ci obbliga a correre con le gomme bucate.
Se aggiungiamo il disastro delle banche, c’è solo da spararsi. Il governo tecnico ha sparpagliato la Guardia di finanza dalle Alpi alla Sicilia a caccia di commercianti, artigiani e piccole aziende che magari, per campare, fottevano 1.000 euro allo Stato, ma s’è guardato bene dal mettere il becco negli istituti di credito, dove si bruciavano (e si bruciano) miliardi in operazioni spericolate con l’avallo di partiti predicatori di moralità.
Chi tappa ora i buchi provocati da banchieri sbancati? Bersani si informi e ci riferisca. I quasi 4 miliardi generosamente versati dall’esecutivo al Monte dei Paschi di Siena li ripianiamo ricorrendo ai signori muscolosi del recupero crediti? O con i proventi della lotta all’evasione fiscale? O con la patrimoniale? La sinistra è già pronta ad affilare di nuovo il rasoio fiscale. Gli elettori se ne rendano conto e agiscano di conseguenza.


Sullo scandalo MPS Gianni Barbacetto, qui.


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Bart