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Monti e Bersani mi scrivono

4 Febbraio 2013

Scrivono a me come hanno scritto e scriveranno a tanti altri cittadini elettori.
Questa è la lettera di Pierluigi Bersani:

“Cara elettrice, Caro elettore,

Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio che per anni aveva circondato le nostre iniziative. Ma il metodo dell’apertura e della partecipazione è stato lo stesso che il Partito Democratico ha utilizzato per preparare nel tempo i documenti programmatici che oggi ci consentono di proporci con consapevolezza e fondatezza alla guida del Paese. Lo stesso che ci ha consentito di vincere le elezioni amministrative e di prendere la guida delle grandi città, nel Mezzogiorno, come in tutto il Nord. Lo stesso che ci ha consentito di contribuire in modo determinante alla caduta di Berlusconi.

Per il bene del Paese abbiamo sostenuto un governo di transizione. Lo abbiamo fatto lealmente e con trasparenza, anche se non tutto ciò che è stato fatto ci è piaciuto. Sappiamo bene, perché noi democratici viviamo in mezzo alla realtà comune dei nostri concittadini, quale sia oggi la sofferenza, il disagio, la sfiducia. Conosciamo la realtà e non la nascondiamo dietro rappresentazioni di comodo. Ma conosciamo anche le energie positive che l’Italia può mobilitare per una riscossa.

Ora dunque bisogna andare oltre l’esperienza del governo di transizione, ci vogliono più lavoro, più equità, più giustizia sociale. Senza raccontare favole o promettere miracoli, sappiamo che tutti insieme possiamo costruire tempi migliori. Ci vorranno riforme per mettere pulizia nella vita pubblica, per fare crescere l’occupazione, per garantire i servizi rafforzandoli per le persone e le famiglie più deboli ed esposte.

Per ottenere questi risultati il Paese ha bisogno di un governo stabile. Il cammino per la ricostruzione del Paese sarà lungo. Solo il Pd e il centrosinistra oggi sono in grado di offrire questa prospettiva e di caricarsi di questa responsabilità.
Per questa ragione c’è bisogno di una mobilitazione straordinaria. Voi avete già partecipato alla costruzione di un nuovo modo di fare politica, attraverso il voto alle primarie. Ora potete essere decisivi con il vostro impegno a sostenere il Partito Democratico alle elezioni politiche.

Il 24 e 25 febbraio ci sarà la sfida alla quale ci stiamo preparando da tempo. La tua iniziativa personale sarà il valore aggiunto che potremo portare nei giorni finali della campagna elettorale.

Pier Luigi Bersani”

E questa è la lettera inviata da Silvio Berlusconi:

“Caro Bartolomeo,

E’ doloroso dirlo, ma oggi il rapporto di fiducia del cittadino verso lo Stato è in grave crisi.
E’ un rapporto che è stato turbato dagli scandali provocati da qualche vecchio mestierante della vecchia politica, dal discredito prodotto dalla cattiva politica, dal clima di intimidazione che si è affermato nei confronti del cittadino contribuente, e dal sovvertimento della volontà degli elettori con l’insediamento di un governo definito tecnico che si è segnalato per la distanza dai cittadini e dai loro bisogni.

Ma c’è qualcosa di più grave e profondo, c’è qualcosa che ha a che fare con la concezione stessa della relazione che lega ognuno di noi e lo Stato.
Per noi liberali, è lo Stato che deve porsi al servizio dei cittadini; per troppi altri, a sinistra e non solo, vale l’opposto. Costoro pensano che siano i cittadini a doversi porre al servizio dello Stato.

Uno Stato che offre servizi troppo spesso inadeguati, che crea difficoltà burocratiche al libero dispiegarsi delle iniziative imprenditoriali, che si pone sovente come ostile alle famiglie e alle imprese, e che soprattutto appare – attraverso una tassazione insopportabilmente alta – come un padrone che ci sfrutta e per il quale dobbiamo lavorare per più di metà dell’anno. Solo dopo, possiamo iniziare a lavorare per il benessere nostro e delle nostre famiglie.

Questa situazione non è accettabile. In più ora, è sotto gli occhi di tutti il bilancio fallimentare di un anno di Governo Monti: siamo dentro una spirale recessiva fatta di caduta di consumi, di caduta degli investimenti, di troppe tasse, di aumento della disoccupazione.
Guardando ciò che è accaduto nel 2012 abbiamo individuato nell’imposizione dell’IMU sulla prima casa l’atto pià dissennato e odioso del Governo Monti, che ha dato il via alla crisi.
La prima casa non si doveva e non si deve toccare: è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di costruire la sicurezza del proprio futuro.

Questa imposta ha indotto nelle famiglie italiane preoccupazione, ansia, timore nel futuro; e il fattore psicologico è stato il primo fattore di crisi. L’IMU ha assorbito in molti casi le tredicesime degli italiani, ha abbattuto i consumi, ha fatto precipitare il valore degli immobili; ha dimezzato i mutui erogati alle famiglie nell’ultimo anno; ha abbattuto gli investimenti in nuove abitazioni; ha ridotto in un solo anno quasi di un quarto, le compravendite di abitazioni; ha fatto crollare l’industria delle costruzioni residenziali trascinando in giù altri importanti settori come quelli dei mobili, degli arredi, delle ceramiche, delle stoffe, ha lasciato senza lavoro muratori, artigiani, fabbri, elettricisti e falegnami. Basti pensare che il settore delle costruzioni, dall’inizio della crisi, ha perso oltre 360.000 occupati.

A questo punto, come abbiamo già anticipato nel nostro programma, confermiamo l’impegno che assumiamo davanti a tutti i cittadini italiani:   quello di cancellare l’IMU sulla prima casa nel primo Consiglio dei Ministri dopo la vittoria, esattamente come facemmo nel 2008 abolendo l’Ici, secondo quanto avevamo promesso.

Sentiamo però che con tutto quello che è successo e sta succedendo, serve qualcosa di più, serve una atto di sutura, di riavvicinamento, un atto di ricucitura civile, un atto di pace dello Stato e del fisco verso le nostre famiglie, un atto simbolico ma concretissimo che apra una pagina nuova, che ricrei fiducia nello Stato, che consenta un nuovo inizio. E allora?
Nel nostro primo Consiglio dei Ministri delibereremo, come risarcimento per una imposizione sbagliata e ingiusta dello Stato, la restituzione dell’Imu sulla prima casa, pagata dagli italiani   nel 2012.

Le famiglie italiane saranno rimborsate per quanto hanno versato. Una famiglia ha versato 1200 euro? Riceverà indietro i 1200 euro. Un pensionato ha versato 900 euro? Avrà diritto a un rimborso di 900 euro, e così via.
La restituzione potrà avvenire:

-attraverso un rimborso vero e proprio sul conto corrente,

-oppure, in particolare per i pensionati o per chi preferirà questa modalità, in contanti, attraverso gli sportelli delle Poste.

A tal fine, l’Amministrazione finanziaria invierà una lettera a ciascun contribuente, firmata dal nuovo Ministro dell’Economia e dello Sviluppo, cioè dal sottoscritto: e per la prima volta, ricevendo una lettera dell’Amministrazione finanziaria, gli italiani non avranno nulla da temere, ma potranno finalmente sorridere. La lettera comunicherà infatti il titolo a ricevere il rimborso e l’ammontare spettante. Una volta ricevuta la lettera, i contribuenti potranno recarsi presso gli sportelli delle Poste Italiane a riscuotere il rimborso.
Oppure, se preferiscono, comunicheranno all’Amministrazione finanziaria gli estremi bancari per l’accredito sul loro conto corrente.
Abbiamo un ragionevole motivo di pensare che, una volta completata la fase di invio delle lettere ai soggetti interessati, il processo di rimborso possa concludersi nell’arco di un mese.

Per la copertura finanziaria di questa operazione, che vale intorno ai 4miliardi (cioè, è bene ricordarlo, la duecentesima parte degli 800miliardi che lo Stato costa e spende complessivamente ogni anno), abbiamo individuato una soluzione che non solo garantirà molte più risorse, ma che ha anch’essa una forza simbolica eloquente: l’accordo con la Svizzera, come hanno fatto anche altri Stati (tra gli altri, Gran Bretagna, Germania, Austria), per la tassazione delle attività finanziarie detenute in quel Paese da cittadini italiani.
Il gettito previsto è di 25-30 miliardi una tantum, più 5 miliardi all’anno di flusso a regime.
In attesa della sottoscrizione dell’accordo, la liquidità necessaria potrà essere anticipata dalla Cassa Depositi e Prestiti previo accordo stilato sul modello di quello peraltro già sperimentato in occasione del recente terremoto in Emilia.

Per quanto riguarda la copertura strutturale per l’eliminazione definitiva dell’IMU (altri 4 miliardi circa), si provvederà mediante una revisione delle accise su giochi, lotto, scommesse e tabacchi, su cui abbiamo un disegno di legge già predisposto, come abbiamo annunciato nelle scorse settimane.
Quindi, come ognuno può constatare, si tratta di una misura senza aggravi per lo Stato, utilissima per ogni famiglia, che si vedrà restituita la tassa ingiustamente pagata (o, se preferite, che riceverà una “nuova tredicesima”), ma soprattutto un grande atto di ricostruzione di quel clima di positività, di fiducia e di ottimismo che è indispensabile al nostro Paese, indispensabile come pietra angolare per passare dalla spirale recessiva in cui ci troviamo alla ripresa della crescita e dello sviluppo.

Io sono molto orgoglioso dell’impegno che oggi assumiamo davanti agli italiani.
Sono in una specialissima condizione personale di libertà per età, esperienza, traguardi e obiettivi raggiunti nella mia vita.   Non ho nulla da chiedere per me stesso.
Voglio combattere un’ultima grande battaglia elettorale e politica, ora e nella legislatura che si aprirà, per allargare gli spazi di libertà nel mio Paese, e per aiutare l’Italia a uscire dalla prospettiva cupa in cui l’hanno costretta i tassatori tecnici, e in cui la confinerebbero i tassatori di sinistra.
Quella di oggi è una novità, è una notizia che spero possa portare un po’ di serenità e di ottimismo nelle case di molti italiani. L’impegno di oggi è l’esempio di quello che noi vogliamo fare.
Sentiamo di essere vicini ad un risultato storico. Se gli italiani lo vorranno siamo pronti ad assumerci la responsabilità di governo.

Ti abbraccio.

Silvio Berlusconi”

Provo a ragionare come un elettore deluso, che ha pagato l’Imu sulla prima casa e su quella data in comodato al figlio o ai figli.

Le due lettere hanno un’impronta che le differenzia sostanzialmente. La prima, quella del centro sinistra, è una lettera di buone intenzioni, piuttosto generica. Nel programma del Pd invece troviamo indicate proposte di riforma dello Stato, così come le troviamo nel programma del Pdl, ovviamente non convergenti.

Come ho già scritto, tutto ciò che riguarda le riforme dello Stato nelle sue varie articolazioni istituzionali e burocratiche è fuffa per gli allocchi. Chiunque vincerà le elezioni non sarà in grado di fare alcunché (forse nemmeno una nuova legge elettorale), a causa dei contrasti già presenti in seno alle alleanze. Sono riforme che potrebbero realizzarsi alla sola condizione che un singolo partito ottenesse la maggioranza (non certo risicata) tanto alla camera che al senato. Ma non vi è alcun partito che possa ottenere un tale consenso.

Occorrerebbe, infatti, che l’elettorato si tramutasse in un botto in un elettorato bipolare, come negli Usa e in altre Nazioni.
In questo caso, concentrando il suo voto su di un partito, ad esempio il Pd, l’elettorato permetterebbe a quest’ultimo di attuare il programma promesso agli elettori. La stessa cosa accadrebbe se l’orientamento maggioritario fosse a favore del Pdl.
Poiché sappiamo che così non sarà, evitiamo di commettere l’errore di credere nella realizzazione di uno Stato migliore quale le due alleanze contrapposte ci promettono. Si cadrebbe nella solita trappola, e siccome ci siamo caduti troppe volte, sia a destra che a sinistra, dovremmo dare una sveglia al nostro cervello, e ragionare soltanto su ciò che è possibile.

In tutto questo bailamme di grandi progetti, infatti, c’è un solo tema che potrebbe concretizzarsi e che per giunta interessa le tasche degli italiani: quello delle tasse.
Impegnarsi con convinzione per ridurre le tasse significa altresì impegnarsi a trovare le risorse compensative. E le risorse compensative sono abbondantemente nascoste nei costi enormi dello Stato, che non hanno riscontro in nessun’altra parte d’Europa e forse del mondo. Ridurre i costi dello Stato è dunque la 13a fatica di Ercole, ed è per questo che nessuno finora ci è riuscito.

Ma se un partito o una coalizione promette di ridurre la tassazione abbassando l’aliquota massima al 35% e abolendo l’Imu sulla prima casa, compresa quella data in comodato ai figli, non avrà altra strada da percorrere se non quella della spending rewiew, pena il fallimento della proposta. Ergo: agire per ridurre la pressione fiscale comporta la necessità – direi l’obbligo – di trovare le risorse la dove sono state annidate in anni e anni di sperpero: ossia all’interno della farraginosa e pletorica macchina dello Stato.

In questa campagna elettorale si è arrivati al punto, dopo una differenziazione iniziale, che i maggiori partiti concordano nel mettere mano alla riduzione del carico fiscale, sia pure con accenti diversi. Va ricordato che tanto il Pd che il centro montiano sono partiti escludendo questa possibilità, anzi connotandola come una follia. Il solo che lo ha inserito sin dal principio nel suo programma è il Pdl di Angelino Alfano e di Silvio Berlusconi.

Da ciò dovrebbe conseguire – come a mio avviso consegue – che tra tutti i partiti che promettono la riduzione delle tasse, il Pdl sia quello più credibile, in quanto – appurato che non è riuscito nell’impresa per anni – è però il solo che vi ha sempre insistito con determinazione. Chi non ha la memoria corta, ricorderà che quando Monti aprì la discussione sulla necessità di imporre l’Imu anche sulla prima casa, il segretario del Pdl si oppose strenuamente, poi dichiarò che avrebbe acconsentito solo se l’imposizione fosse stata una tantum, ed infine cedette del tutto. Invece nessuno degli altri partiti della “strana maggioranza” ebbe il coraggio di aprire bocca.

Berlusconi nel 2008 promise che alla prima riunione del consiglio dei ministri avrebbe abolito l’Ici (oggi Imu) sulla prima casa e su quelle date in comodato ai figli , e mantenne la promessa.
Perché non credere che lo farà anche questa volta?

Ovviamente i soliti osservatori e analisti del cavolo rispolvereranno vecchie menzogne per farci credere che fu l’abrogazione dell’Ici a spianare la strada della crisi. Una assoluta baggianata. Che ha però un tragico fondo di verità: dietro quello slogan si cela la razza padrona del tassatore, il cui solo fine è quello di proteggere tutti i privilegi della casta a cui appartiene.


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Bart