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Berlusconi usato come nero di seppia

7 Novembre 2013

Chi sa quando gli antiberlusconiani si accorgeranno che la gioiosa macchina da guerra sta usando dal giorno che subì la bruciante sconfitta del centrodestra berlusconiano la strategia della seppia per nascondere le sue velleità di regime ai cittadini.

Vistosi scoperta e umiliata dal corpo elettorale nel 1994, la gioiosa macchina del fascismo rosso ha preso ad esempio la seppia che all’improvviso, quando pericolosamente minacciata, secerne una sostanza che crea dietro e attorno a sé una nuvola nera che la nasconde al nemico.

Il fascismo rosso ha trovato in Berlusconi il suo nero di seppia. Lo ha formato con astuzia e intelligenza, scaricando sull’uomo tutti i vizi e tutte le colpe possibili. È lui che ha mandato al baratro l’Italia, è lui il capo dei mafiosi, è lui il grande evasore dello Stato, è lui il dittatore che ha tolto la libertà alla stampa e ai cittadini, è lui che controlla i media, è lui il grande orecchio, è lui che offende e umilia l’imparzialità della giustizia, e via discorrendo.
Se apre bocca, le sue parole vengono interpretate con evidente ignoranza nonché malafede da giornalisti che sono al servizio del più forte, a qualunque colore appartenga.
Di Antonio Polito e di altri editorialisti ho già parlato, considerandoli i classici tromboni di regime, qualsiasi regime.

Oggi vi propongo la lettura del suo editoriale, perché valutiate la superficialità di costui capace di fare battute su twitter, ma negligente nell’analisi di ciò che sta succedendo nel Paese. Non so se per incapacità congenita, o per servilismo. Tra l’altro scrive:

“C’è dunque da chiedersi dove siamo arrivati, nella nostra sempre più meschina vicenda politica, se un leader di prima grandezza come Berlusconi può dire una tale enormità. E quanto ormai si sia fatto pericoloso il declino della sua leadership, se deve giungere a questi spropositi per riaffermarsi.”

A questa affermazione senza radici, manca l’analisi a monte che riguarda appunto il fascismo rosso che ormai incombe con spregiudicatezza e arroganza, come hanno dimostrato gli ultimi accadimenti in parlamento e nelle sentenze della magistratura ormai allineatasi al potere emergente, come del resto molta stampa.

La paura di Berlusconi, paura per sé e paura per i suoi figli, nasce dalla constatazione che un nuovo nazifascimo, e più precisamente (poiché si tratta della stessa ideologia totalitaria e sterminatrice) un nuovo stalinismo sta per insediarsi in Italia. Non per niente , senza alcun pudore, il “Corriere della Sera”, in questi giorni ha pubblicizzato le qualità di grande statista del baffuto protettore di Togliatti (anche lui molto lieto che lo zar comunista facesse stragi di soldati italiani vittime della campagna di guerra del fascismo nero).

Non ricordo che Polito, come altri editorialisti, si sia mai scandalizzato di alcuni atteggiamenti antitaliani assunti all’estero da personalità adorate dalla sinistra in quanto veri avamposti della gioiosa macchina da guerra.
Tra gli intellettuali è colpevole chi non ricorda le dichiarazioni di Umberto Eco oppure di Andrea Camilleri, quando nelle loro interviste internazionali non esitavano a gettare fango sulla nostra democrazia propagandando il falso, ossia che con Berlusconi al governo in Italia si era insediata la dittatura. Come pure è colpevole chi non ricorda che tra gli artisti, Roberto Benigni andò trionfante e applaudito a diffamare il nostro Paese nella persona dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, legittimamente eletto dagli italiani, dimostrando mancanza di rispetto della dignità della nostra Patria e dei suoi concittadini.
Come pure è colpevole chi non ricorda i viaggi all’estero di Massimo D’Alema durante i quali non passava giorno che i nostri quotidiani non ci informassero delle sue dichiarazioni antitaliane.

Furono tutti comportamenti contro la dignità e la democrazia del nostro Paese, in cui la libertà di scegliersi i propri rappresentanti non è mai stata minacciata, almeno finora, da alcun governo al potere, e dunque neppure dai governi che avevano come loro presidente Silvio Berlusconi.
Eppure nessun editorialista dei giornaloni asserviti si è mai domandato se quei comportamenti avessero natura eversiva e perciò passibili di interventi sanzionatori, che infatti non ci furono.

Erano i primi getti neri che la seppia metaforica cominciava a spargere dietro ed intorno a sé per nascondere, come fa il mollusco vero, la gioiosa macchina da guerra.
Oggi non ha più bisogno di spargerne molto; quello già sparso è stato più che sufficiente a distrarre l’attenzione verso un avversario che da temibile è stato addirittura ridotto dal veleno a mera sagoma umana soggetta ad ogni tipo di tiro al bersaglio senza più alcun rispetto Né della sua dignità né dei suoi diritti.
È bastata una frase che non aveva certamente cattive intenzioni, per scatenare su di lui, ancora una volta, una gogna mediatica che ha della tracotanza e della impudicizia.

Si sappia una volta per tutte che Berlusconi non ha affatto detto né voluto dire ciò che i media faziosi gli attribuiscono. L’analisi della frase lo prova a chiunque abbia la serietà di verificare i fatti. Del resto si legga la precisazione di oggi di Bruno Vespa, che conferma la mia analisi. Si legga qui il bravo e imparziale (almeno questa volta) Mattia Feltri su “La Stampa”.

Invece nessuno degli editorialisti asserviti ha voluto approfondire circa la natura eversiva del contenuto della telefonata del ministro Cancellieri in cui affermava nel luglio scorso che l’arresto della chiacchierata e plurindagata famiglia Ligresti non era giusto.
Altro che frase di Berlusconi! La Cancellieri ci ha manifestato – forse inconsapevolmente – con il suo caso la faccia sporca della gioiosa macchina da guerra, la quale è tanto mai vicina ormai a sedersi in tutte le istituzioni più importanti che perfino il partito avversario, il Pdl, non ha saputo opporsi.

Naturalmente Polito non è il solo (si leggano qui le sciocchezze di Massimo Gramellini). Ho preso Polito ad esempio, poiché “il Corriere della Sera” ha sempre anticipato il futuro, in forza della sua storica malleabilità.


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2 Comments

  1. Commento by Giuseppe — 7 Novembre 2013 @ 18:26

    Caro Di Monaco, è encomiabile il suo ostinato sforzo di ristabilire la verità dei fatti, ma credo che, purtroppo, sia fatica sprecata.
    Diceva giustamente Montanelli che gli italiani non impareranno mai niente dalla storia, anche perchè non la conoscono. Ed è vero. Stanno compiendo gli stessi errori del passato e, come al solito, si accorgono della tegola solo quando gli è caduta in testa.
    Certamente saprà che agli inizi del tragico ventennio (quello vero) Stalin chiese a Bordiga cosa fosse la cosiddetta “marcia su Roma” ed il dirigente comunista italiano gli rispose che non era “niente di particolare, solo una crisi di governo un po’ più mossa. Comunque, meglio Mussolini che quel massimalista di Turati”. Si sa come, invece, andò a finire.
    Oggi il fasciocomunismo assume altri aspetti, usa altri mezzi, leciti e non, ma quello è. E non c’è verso di farlo capire alla gente, che sembra accontentarsi di aver scoperto (illusoriamente) l’origine di tutti i mali: Berlusconi. Poveracci! Non si accorgono di incamminarsi verso una palude infestata da coccodrilli e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi. Per tutti. Meriterebbero la battuta finale di un film con Manfredi (Nell’anno del Signore, credo): Buona notte popolo!

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 7 Novembre 2013 @ 18:37

    La ringrazio, Giuseppe, ma la mia ostinazione dipende dal fatto che non riesco a convincermi che ci siano cittadini che, dopo l’esperienza delle dittature in Italia e in Europa, ancora non sappiano riconoscerle.

    Quando mi dilungo in argomentazioni è perché confido che ciò che la mia personale esperienza mi aiuta a riconoscere, se suffragata dalla logica e dagli esempi, possa aprire gli occhi anche agli altri, che sono stati lanciati come cani sciolti verso l’antiberlusconismo, che tutto ricopre e tutto nasconde.

     

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