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Bersani e Bindy: ora dimettetevi

26 Gennaio 2013

Chi ha fatto, come il Pd, della questione morale una bandiera, di fronte ad una vicenda come quella del Mps non dovrebbe fare altro che mostrare la coerenza ai valori conclamati
Per non parlare poi del conflitto d’interessi presente ogni qualvolta il governo ha dovuto prendere (prima Tremonti, oggi Monti) decisioni a favore del Mps, con il consenso anche del Pd.

Ciò che sta emergendo dalle indagini è che probabilmente nel corso di questi ultimi anni in cui sono state fatte dagli amministratori della banca senese operazioni avventate, sarebbero stati compiuti anche dei reati.

In ogni caso, avere usato il denaro dei risparmiatori per manovre di natura specialmente politica, di cui sembra che altri abbiano abbondantemente beneficiato, fino a creare un buco di bilancio spaventoso, non è cosa che possa passare senza conseguenze opportune nei riguardi della dirigenza nazionale del Pd.

Continuare a ripetere lo stesso ritornello che il Pd non c’entra nulla e che si tratta di errori imputabili unicamente alla Fondazione e alla Banca senesi (stamani a Omnibus D’Alema faceva pena, pur avendo inginocchiati davanti a sé i suoi intimoriti interlocutori: pensate, uno dell’Unità e uno di Repubblica: che affondo potevano mai fare?), è voler prendere in giro gli italiani e mostrare un’arroganza nei loro confronti che rivela un concetto di democrazia ed una concezione della questione morale che può valere soltanto per gli altri e mai per se stessi  (stamani Bersani ha detto che chi tenterà di coinvolgere il Pd nel caso Mps sarà sbranato, che mi pare un esemplare linguaggio mafioso).

Bersani e Bindi sono rispettivamente il segretario e il presidente del Pd, e quando si tratta di vicende così clamorose non è assolutamente ammissibile che si cerchi di stornarne le responsabilità dal partito oppure, in seconda battuta, di scaricare il tutto sulle spalle della dirigenza locale. Si veda anche l’articolo di Franco Bechis, qui.

L’imbroglio fatto ai risparmiatori, di cui nel corso delle avventurose manovre non si è per nulla tenuto conto, è talmente indifendibile che le dichiarazioni difensive di questi giorni sono sconcertanti e avvalorano la tesi che tra i politici non c’è nessuno che intende pagare per gli errori commessi. È ancora la casta che si difende ed accusa gli altri.

Non si deve dimenticare che lo scandalo Mps ferisce un Bersani che è già stato colpito con la vicenda Penati, dalla quale sembra riuscito a svincolarsi nonostante che il politico lombardo fosse il suo braccio destro e di cui perciò si dovrebbe presumere che conoscesse ogni movimento.

Quale altro scandalo deve aggiungersi perché la dirigenza del Pd avverta il dovere di passare la mano ad altri?

P.S.  Sulla Stampa di stamani leggo:

Ma Visco ribadisce a margine di Da ­vos anche che è stata via Na ­zionale a fare pulizia, negli anni scor ­si, a decapitare la vecchia dirigenza del Monte, a defenestrare l’ex ammi ­nistratore delegato Mussari.

D’Alema va sostenendo invece che è stato il Pd di Siena a destituire Mussari. Chi dice la verità? Io penso che la verità la dica la Banca d’Italia, giacché non poteva fare altrimenti sulla base dei risultati dell’ispezione 2010, rivelata sul Corriere della Sera da Milena Gabanelli. Dunque è su disposizione della Banca d’Italia che è avvenuto il cambiamento di Mussari e di Vigni. Insomma, il Pd ha dovuto prendere atto delle disposizioni del nostro organo di vigilanza.


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2 Comments

  1. Commento by Nero — 28 Gennaio 2013 @ 11:17

    Sì! si dovrebbero dimettere tutti, ma dico tutti! Poi però non permettiamo a chi ha una condanna in primo grado (vedi Berlusconi) di passare per il moralizzatore. Due pesi e due misure??? Oppure è sempre colpa dei pm?  

    Liste pulite? Che pagliacciata!

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 28 Gennaio 2013 @ 11:34

    Vista la mia età (71 anni) non credo di poter vedere un’Italia risanata. Il marcio ha dilagato e sommerso tutto.

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