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Bersani ha ragione

1 Ottobre 2012

Non su Renzi, però, che ha tutto il diritto di combattere la sua battaglia senza ostracismi, magari camuffati da regole democratiche che democratiche non sono.
Ha ragione sul fatto che il nuovo presidente del consiglio dovrà scaturire dal risultato elettorale.
Il leader del partito che vincerà nel 2013 dovrà essere il nuovo inquilino di palazzo Chigi.

Le manovre di Casini, Fini e Montezemolo sono le solite manfrine di chi cerca di perpetuarsi aggrappandosi sul carro del presunto vincitore, non disponendo in proprio dei voti necessari per parlare in prima persona. Di Fini addirittura si pensa che non avrà neppure i voti per essere eletto.

Casini probabilmente è mosso dall’ambizione di coronare la sua lunga carriera politica agguantando quella presidenza della Repubblica che prima sembrava a portata di mano, ma che ora vede in gara altri concorrenti temibili, tra cui il coriaceo Romano Prodi e lo stesso Mario Monti (qui).
Che c’è di meglio, perciò, che ipotizzare uno scenario in cui il suo schieramento diventi l’ago della bilancia con cui contrattare sia l’inquilino di palazzo Chigi sia quello del Quirinale?

Bersani pare più risoluto nel dare al voto degli elettori un significato più pregnante. Del resto, anche Renzi sembra allineato su tale posizione.

In più, Bersani chiede che nella nuova legge elettorale il partito che riceve più voti abbia un premio più alto (15%) rispetto a quell’8% che propone il Pdl, e ciò per favorire la governabilità (si leggano qui alcune perplessità sulla posizione del Pd di Arturo Parisi).
Sono ormai lontani i tempi in cui questo premio marchiava la legge elettorale come legge truffa. Oggi ormai si è consapevoli che senza di esso, nessuno riuscirà a formare un governo. Tuttavia, anziché marciare verso un sistema più decisamente maggioritario, le forze politiche si stanno dando un gran da fare per ritornare ad una legge elettorale che richiami più da vicino quella proporzionale della prima Repubblica. Ci dovremo quindi preparare ad un lungo periodo di governi balneari, di minima durata, che non riusciranno a concludere niente, nemmeno per sbaglio?
Credo di sì.

Un’ultima annotazione.
Se il centrosinistra va verso un’alleanza elettorale inquietante, poiché tra il Sel e il Pd vi sono più punti di contrasto che di convergenza, ancora peggio si sta costruendo nell’aria cosiddetta di centro che, insieme con Casini, Fini e Montezemolo, va radunando altre piccole costellazioni, al punto che questo conglomerato dai piedi di argilla sarà verosimilmente destinato a riproporci quella famigerata costellazione proteiforme, detta Ulivo, che portò all’ingovernabilità e alla caduta repentina del governo Prodi.
Insomma Casini va sempre di più somigliando a Prodi, e, come lui, ambisce a fare il generale senza disporre nemmeno di un plotoncino di soldati affidabili.

P. S. Più di una volta ho scritto che la politica è diventata per molti un affare. Si potrebbero contare sulle dita di una mano i politici che la esercitano per spirito di servizio e con l’intenzione di giovare al Paese. I più entrano in politica per la sola ragione del guadagno e dei molti privilegi che la circondano. Finalmente leggo oggi su “la Repubblica” un articolo di Nadia Urbinati che affronta questo tema,  e con un taglio che condivido.


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Bart