Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Caso Sallusti. La Cassazione se ne frega della Cassazione

1 Ottobre 2012

di Domenico Ferrara
(da “il Giornale”, 1 ottobre 2012)

Sembra un controsenso, eppure è successo nel caso Sallusti. Perché la Suprema Corte ha condannato il direttore del Giornale a 14 mesi di carcere senza dare uno sguardo alle decisioni precedenti dello stesso tribunale. Decisioni che stabilivano come le toghe dovessero tenere in considerazione la Convenzione dei diritti dell’uomo e le sentenze della Corte europea di Strasburgo.Eppure, sono lì, nero su bianco e facilmente consultabili. Ma evidentemente le toghe giudicanti hanno preferito fare orecchie da mercante. Un esempio su tutti? La sentenza 19985 del 30 settembre 2011 della terza sezione della Cassazione che parlava di «immediata rilevanza in Italia delle norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo », di «obbligo, da parte del giudice dello Stato, di applicarle direttamente » e di «tenere presente l’interpretazione delle norme contenute nella Convenzione che dà la Corte di Strasburgo attraverso le sue decisioni ». Ma cosa dicono la Convenzione e la Corte Europea? Innanzitutto, stabiliscono un principio cardine e fondamentale: nessun giornalista può andare in carcere per il reato di diffamazione. L’assunto è stato ribadito nella sentenza del 2 aprile 2009 nella quale la Corte di Strasburgo ha condannato la Grecia a risarcire il giornalista Kydonis perché «le pene detentive non sono compatibili con la libertà di espressione » e perché «il carcere ha un effetto deterrente sulla libertà dei giornalisti di informare con effetti negativi sulla collettività che ha a sua volta diritto a ricevere informazioni ». Insomma, nonostante la Cassazione abbia più volte sentenziato che il giudice non può prescindere dal considerare le sentenze della Corte Europea, le toghe hanno snobbato le decisioni dei loro pari. Se ciò non bastasse, la Corte di Strasburgo ha anche sottolineato come la previsione del carcere sia «suscettibile di provocare un effetto dissuasivo per l’esercizio della libertà di stampa ». Dunque, già il fatto che nel codice penale sia prevista la pena detentiva per i casi di diffamazione prefigura una violazione dei dettami europei. Non per i giudici che hanno sentenziato sul caso Sallusti però. Ma non c’è solo la Cassazione. Anche la Corte Costituzionale è stata snobbata. Nella sentenza 39/2008, la Consulta aveva stabilito che «le norme della Convenzione europea devono essere considerate come interposte e che la loro peculiarità, nell’ambito di siffatta categoria, consiste nella soggezione all’interpretazione della Corte di Strasburgo, alla quale gli Stati contraenti, salvo l’eventuale scrutinio di costituzionalità, sono vincolati a uniformarsi ». Concetto espresso anche dal Consiglio d’Europa. Ma i giudici non hanno sentito ragioni. Se tutto ciò non bastasse, ci sono poi altre sentenze della Corte Europea che, pur non occupandosi direttamente della pena detentiva per i reati di diffamazione, ribadiscono che nessun giornalista può andare in carcere per questo reato.Prendiamo per esempio la sentenza 17 luglio 2008, sul caso del giornalista Claudio Riolo, che ha condannato l’Italia a un risarcimento di 60mila euro per violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea (quello sulla libertà di espressione). Bene, la seconda sezione ha stabilito che «le sanzioni pecuniarie sproporzionate tolgono la libertà di espressione a chi viene condannato », figuriamoci la galera. Si annoverano poi altre sentenze della stessa Corte.Sentenze che salvaguardano «le informazioni e le opinioni che urtano o inquietano » o che proteggono la facoltà del giornalista a «utilizzare una certa dose di esagerazione e, persino, di provocazione » e «un tono polemico e addirittura aggressivo ».Insomma, di elementi per decidere diversamente ce n’erano a iosa, così come sono tante e chiare le sentenze in materia. Meno chiaro è perché i giudici che hanno deciso sul caso Sallusti non le abbiano tenute (nemmeno questa volta) in considerazione.


Garavaglia: “La Bce ci disse: o appoggiate Monti o non compriamo vostri titoli”
di Domenico Ferrara
(da “il Giornale”, 1 ottobre 2012)

C’è un video che sta facendo il giro del web (è finito anche sulla pagina di Beppe Grillo) e che contiene dichiarazioni dal potenziale esplosivo.
“Se voi non sostenete il governo Monti, noi non compriamo i vostri titoli per due mesi e andate in fallimento”.
Il voi è riferito all’Italia, il noi agli ispettori della Banca Centrale Europea. A raccontare questo presunto ricatto da parte della Troika è il senatore della Lega Nord, Massimo Garavaglia.

L’esponente del Carroccio, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato durante l’ultimo governo Berlusconi, fa questa rivelazione in un convegno a S. Ambrogio, in provincia di Torino, il 21 settembre 2012. Tracciando l’excursus che ha portato all’insediamento dell’attuale esecutivo, il senatore spiega che “Monti viene fatto senatore a vita il 9 di novembre (del 2011, ndr). Il 10 siamo in Commissione Bilancio a chiudere la finanziaria e quello stesso giorno vengono a interrogarci gli ispettori della Bce e di Bruxelles perché eravamo sotto inchiesta”.Poi, succede che (almeno stando al racconto del leghista) alla fine i commissari di Bruxelles rivolgono questa domanda alla commissione: “Ma voi sosterrete il governo Monti?”. La risposta del parlamentare è tra l’incredulo e lo sbigottito: “Mi g’ha disi (tr. io gli ho detto): ma, vedremo, c’è un governo in carica, se cade vedremo chi verrà nominato e decideremo”.

“No, no, no, verrà fatto il governo Monti. Voi lo sosterrete?”, avrebbero obiettato gli uomini della Troika. Al che Garavaglia dice di aver risposto: “No, non funziona così. Noi siamo stati eletti in una maggioranza, se la maggioranza non sta più in piedi si va e si vota e il popolo decide chi governa”.

Ragionamento che non farebbe una piega. Solo che, e qui arriva il potenziale ricatto, i commissari della Bce avrebbero ribattuto: “No, no, no. Non ci siam capiti. Se voi non sostenete il governo Monti, noi non compriamo i vostri titoli per due mesi, e voi andate in fallimento”.

Tutto questo, secondo la video testimonianza di Garavaglia è successo il 10 novembre scorso. L’indomani viene chiusa la finanziaria al Senato, poi va alla Camera e lunedì 13 novembre viene incaricato Monti che diventa premier martedì.

Da qui, la deduzione del senatore, secondo cui il “discorsetto, che è stato fatto a noi, evidentemente è stato fatto anche ai leader politici, noi eravamo solo interrogati in quanto tecnici della materia e tant’è che all’inizio anche Di Pietro era in sostegno a Monti perché ci aveva creduto anche lui a questo ricatto dello spread, e così è andata…”.

Insomma, l’accusa lanciata da Garavaglia è quella che più volte ha animato il dibattito e l’insediamento dell’esecutivo Monti: il golpe economico-finanziario operato dalla troika. Nel racconto di Garavaglia le date della visita degli ispettori della Ue e della Bce coincidono. Coincidono meno le dichiarazioni su Di Pietro, almeno stando alle affermazioni ufficiali che lo stesso leader Idv rilasciò in quei giorni. “Non voteremo la fiducia al buio al governo Monti”; “Vaglieremo legge per legge, provvedimento per provvedimento”. Quella di Garavaglia è solo una boutade tardiva? Non si sa, ma nel frattempo il video fa il giro della rete.


Letto 986 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart