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Bersani non dovrebbe più parlare

3 Settembre 2011

– Nonostante che sia calata sul Pd la valanga del caso Penati (tutto ancora da provare in sede giudiziaria), caso che sembra non avere requie, visto che si racconta che costui abbia raccolto fior di milioni di euro in modo illegale approfittando della sua posizione politica;

– nonostante che questo Penati fosse una specie di braccio destro del segretario del Pd, e quindi i due lavorassero gomito a gomito;

– nonostante che qualcuno sospetti che il segretario del Pd “non poteva non sapere” ciò che andava brigando il suo braccio destro;

Рnonostante che si sospetti che Penati introitasse dette cifre non per s̩ ma per il partito, infischiandosene della lezione di Mani Pulite, anzi confidando che come allora il Pd ne restasse immune, salvaguardato dalla cosiddetta magistratura di sinistra;

– nonostante che questa valanga sia di uno spessore incommensurabile che fa impallidire il caso Ruby e le serate goderecce del premier, anche perché Penati quei soldi li ha sottratti alla comunità nazionale;

– nonostante tutto ciò, Bersani continua a chiedere (ormai è rimasto lui solo) le dimissioni del governo.

Visto ormai lo scandalo Penati, che sta montando ogni giorno di più, mi domando come quest’uomo non riesca a rendersi conto della sgradevole situazione in cui si trova, la quale lo consiglierebbe ad una maggiore prudenza.

Nel caso Penati infatti, ci sono due possibilità che riguardano proprio la persona di Bersani:

1 – Bersani “non poteva non sapere”;
2 – Bersani non sapeva.

La prima possibilità, che viene sempre supposta aprioristicamente per Berlusconi, sarebbe gravissima, visto che ci si troverebbe di fronte ad uno scandalo che politicamente fa tremare i polsi. Si munge fraudolentemente la comunità per finanziare il partito, nonostante la lezione di Mani Pulite, anzi irridendola.

La seconda possibilità dimostrerebbe che Bersani è un segretario che fa acqua da tutte le parti e non si accorge dei maneggi che il suo braccio destro va compiendo a danno della legge e del Paese.

Non   c’è e non ci può essere una terza possibilità.

Bersani, dunque, ha solo l’imbarazzo della scelta.
Se scegliesse la prima ipotesi, si dichiarerebbe colpevole al pari di Penati e dunque pure lui dovrebbe dimettersi dal partito.

Se scegliesse, come sembra abbia scelto, la seconda possibilità, ossia Penati faceva tutto a sua insaputa, dimostrerebbe la sua incapacità a gestire il suo partito, e quindi il minimo che dovrebbe fare sarebbe di dimettersi da segretario (Fini e Bersani, non vi pare che in questo si somiglino?).

Invece Bersani grida a gran voce che questo governo è incapace e deve dimettersi. Ossia, non vede la trave che ha nell’occhio.
Vorrebbe forse prendere lui il posto di Berlusconi?

Di regola un’opposizione che si rispetti indica nel segretario del maggior partito che la compone il leader alternativo al premier in carica.
Bersani si ritiene lui questo leader? Si reputa all’altezza? Oltre a non saper controllare ciò che in casa sua e proprio fianco a fianco sta combinando il suo braccio destro, Bersani ha anche un altro difettuccio: quello di aver trasformato il suo partito in una babele che non ha precedenti.

Se è vero, infatti, che anche nel centrodestra non si scherza, niente può paragonarsi alle mille anime e alle mille contraddizioni che caratterizzano il Pd. Se se ne volesse fare un’analisi accurata e approfondita ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Concludo. Se quanto si sta apprendendo dai verbali giudiziari sul caso Penati fosse vero, come sembra dopo che si sono espressi i pm e il gip, consiglierei a Bersani di cucirsi la bocca.
Oggi non è nella condizione di fare il censore di chicchessia, e men che meno di Berlusconi.  

“Bersani spiegaci questo” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Prima di tutto viene l’Italia” di Mario Sechi. Qui.


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Bart