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Rivista d'arte Parliamone
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LETTERATURA: PITTURA: da: “Il cristallo delle sensazioni”

4 Settembre 2011

di   Fabio Strafforello

Tre amici

È ricorrente tra gli artisti l’invidia reciproca. Se l’altro è addirittura più bravo si aggiunge perfino il rancore.
In quel di Liguria, a poca distanza l’uno dall’altro, si ritrovano invece tre amici sinceri, che la passione per l’arte tiene legati da un grande affetto.
I lettori di Parliamone li conoscono tutti e tre.
Il primo ad entrare nelle nostre pagine è stato Fabio Strafforello, che è autore del seguente scritto, poi è stata la volta di un artista figurativo quanto mai bravo ed originale, conosciuto con il nome d’arte di Ligustro. Potete vedere i suoi lavori qui.
La terza è Edhèra, alla quale l’articolo di Strafforello è dedicato.
Edhera, è una delle allieve predilette dal maestro Ligustro, e da lui ha appreso l’arte della raffinatezza e della gentilezza delle figurazioni. Ciascuno può vedere da sé la varietà dei suoi colori, sempre scelti con accostamenti sensibili e di alta qualità.
  (bdm)]

 

Introduzione

C’è un luogo che non dimenticherò mai…

 

Il mondo dei desideri è l’angolo dell’universo da dove sgorga il fiume della speranza umana.

 

E’ per me un onore e considero una grande opportunità, l’aver conosciuto due persone significative che portano il nome di Ligustro e della sua pregiatissima allieva Edhèra. Fra gli “accadimenti”, così li chiama il Maestro, c’è anche l’incontro non troppo casuale che ho avuto in via de Geneys con un personaggio davvero straordinario dal nome d’arte di Ligustro.

 

“E’ un vero Samurai”, è così che la sua bravissima erede artistica lo battezza nel lento avvicinamento ai quasi novant’ anni della sua vita. Un uomo combattivo e di grande intelligenza, che ha riposto nelle mani e nelle espressioni dorate di questa capacissima allieva una eredità umana e tecnica di straordinaria efficacia, difficilmente raggiungibile e superabile. All’estro caparbio di entrambi si mescolano, oltre ai sentimenti e agli affetti più veri, anche una dose pepata di orgoglio, il tutto condito abbondantemente con espressioni che grondano desiderio di tenerezza e di conforto umano, come il battere veloce di un cuore che ha ritrovato nell’arte il ritmo vero della sua vita.

 

Dopo avergli fatto visita, talvolta frettolosamente nella sua Bottega d’Arte, come sempre mi devo rimettere sulla “pista della quotidianità” e allontanandomi da quel luogo quasi incantato, convivo con la banalità e la superficialità che c’è nel nostro mondo reale. Per il timore di essere rubato alla gioia della vita, devo cercare riparo al batter del mio cuore, così ch’ egli non interrompa bruscamente il suo cammino, scandito fra le note di una scala dei colori e dove l’esistenza è l’unico strumento per poterne ascoltare la musica giusta.

 

Non pensate che la vostra arte sia solo su un pezzo di carta, quello che un uomo da col cuore in mano, è l’offerta inesauribile al valore alla vita.

Ringrazio Ligustro e Edhèra per avermi consentito di scrivere alcune pagine di una storia che rimarrà fissata nel quadro del tempo, proiettato da una luce che giunge dal passato, verso un’immagine che si illumina nel futuro, concedendomi altresì la possibilità di cogliere dalla loro anima quel che di più prezioso hanno nascosto nella cassaforte dei loro sentimenti.

Fabio Strafforello

Edhèra… il desiderio della vita nell’arte.

Quello che separa l’uomo dalla conoscenza, è l’incapacità di avventurarsi in un altro mondo.

Ho visto passare fra i segni della vita il nostro tempo, incisa con le immagini dei nostri ricordi… e stampare fra gli spazi vuoti dell’oblio le nostre sensazioni.

 

Col capo chino e rivolto verso un legno da intarsiare, è così che ho colto la prima immagine di Stefania Semolini, l’allieva del Maestro Ligustro.

 

Ricordo ancora i suoi lunghi e scuri capelli, scivolare in basso verso quel modesto tavolo da lavoro, fino a cingerle il viso da entrambi i lati, nel luogo in cui Ella era intenta ad incidere, su una tavoletta di legno prezioso la sua prossima stampa, quasi a voler nascondere i segreti e le malizie di un’arte antica, che non si mostra a chi la osserva solo come curioso o con l’animo fuggiasco, non addentrandosi nell’idea, nella raffinatezza e neanche nella pazienza della sua realizzazione.

 

Stefania nasce in quel di Verona verso la fine degli anni sessanta, e dopo aver conseguito il titolo di Maestro D’Arte Applicata, nella sezione Tessitura e Progetto, presso l’Istituto N.Nani, svolge la propria attività in vari studi pubblicitari, realizzando parallelamente a questa attività altresì disegni per tessuti in serigrafia o telaio. Nel 1995 si trasferisce nella cittadina balneare di Diano Marina, sita sulla costa Ligure, svolgendo l’attività di decoratrice altresì nei locali pubblici a Trompe D’Oil. Nel 2007 avviene l’incontro passionale con un’arte coinvolgente, illuminante, gratificante, impegnativa, rigenerativa, evocativa e limpida espressa attraverso le Xilografie Policrome i cui segreti sono stati raccolti e ampliati dalla conoscenza tecnica e dal grande Spirito rievocativo di un Maestro quasi unico e irripetibile su questa Terra, che porta il nome di Ligustro. Come descrive Lei stessa, in brevi ed essenziali appunti a me utili per poter costruire la sua figura di essere umano e di artista, il suo incontro col Maestro è stato casuale, ma una volta oltrepassata quella porta che da comunicazione dalla strada carrozzabile alle autovetture all’interno di quella bottega, ha ritrovato lì il volto delle sensazioni che accompagnano la sua vita. Credo che in alcune particolari incisioni, o nei rituali che portano alla loro realizzazione, Stefania abbia ritrovato intuitivamente le tracce di una identità smarrita fra i vuoti lasciati dal tempo, ma impressi tramite questa arte in una miriade di colori, ove il sentimento comune degli uomini si può scoprire nell’espressione delle loro sfumature, gratificati e stimolati dal desiderio di scrutare qual è il segreto più profondo dei valori interiori umani.        

Con la tua arte mostrerai che cosa nasconde quello che ad altri appare solo come un quadro… parlar di voci senza muovere con la tua bocca alcun alito di vento.

 

E’ con l’andare talvolta difficile degli eventi, che ogni uomo mostra quello che ha imparato dal dolore e dalla forza necessaria per domarlo, ove renderlo così servitore delle proprie capacità, nel desiderio profondo di trasformarlo in magia interpretativa delle caratteristiche interiori più vere e più autentiche. La gioia e la speranza della vita accompagnano queste stampe, nei loro contenuti concettuali precisi e di colore, ma l’esperienza del vivere personale di ognuno di noi è pur sempre l’utensile più pratico e appuntito che incide in modo più profondo nelle nostre espressioni quotidiane e a volte anche nel nostro stesso cuore, rilasciando quegli stati d’animo che contraddistinguono ogni essere umano, e di importanza non minore rispetto al valore contenutistico dimostrato dall’interpretazione di un artista. Così questa allieva perspicace ha dato inizio, o continuazione, ad una visione del mondo espressa tramite la sua stessa semplicità, ma avvolgendola con quei temi ricorrenti e necessari che occupano il nostro tempo moderno, in un modo silenzioso e talvolta pronunciato senza darne l’impressione di un evento troppo personale, ma con l’intento di esprimere un sentimento e un desiderio collettivo.  

 

Se vi vedrò sorridere, penserò che anch’io posso gioire!

La voce del silenzio è la compagna che non mi distoglie dal mio lavoro…

 

Il silenzio accompagna un’ artista nell’esecuzione paziente e di attesa delle sue opere, ed è lì, nel laboratorio di Ligustro che si respira un’aria quasi retrò, libri, legni, colori, scalpelli, rulli e quant’altro possa dare forma ad una nuova opera d’arte figurativa, mescolando realtà e interpretazione del pensiero al desiderio di dare voce e discussione alla nascita di questa nuova creatura. Come la mia stessa amica Sonia Pastorelli, recatasi con me all’incontro con questi due straordinari artisti una mattina di febbraio, ha emotivamente messo in luce: < Sembra di entrare nelle botteghe d’arte di grandi personaggi della pittura come Caravaggio, Ghirlandaio o del Verrocchio stesso, e l’aria che si respira appare ferma nel tempo, incantata dal suono del silenzio e poi stampata negli spazi vuoti d’un foglio di carta utile all’intento >. Fra i primi e bellissimi contatti che ho avuto con il Maestro, e che ho documentato in una recensione molto particolare rivolta alla sua persona, c’è anche l’incontro con questa giovane, modesta, fine, non invasiva ed enigmatica Signora, che occupa di fronte a Lui uno spazio essenziale nel suo grande ambiente culturale e che Egli orgogliosamente una mattina di aprile 2010 mi presentò col nome d’arte di Edhèra. Non posso fermarmi alla sola descrizione esteriore degli oggetti e delle forme che si presentarono alla vista dei miei occhi, così non renderei giustizia all’impegno che un essere umano, divenuto artista per dono o per desiderio, ha riposto nelle sue più alte aspettative di vita. Egli ha così dimostrato, nell’affrontare se stesso e le proprie realtà, di aver saputo interpretare la sua visione del mondo e la lettura, sia pur personale, delle sensazioni umane con   sacrificio, forza e coraggio, giungendo dopo un lavoro di maturazione, di affinamento e di ascolto interiore dei propri contenuti, all’esecuzione dell’opera stessa, fino all’atto finale di esporla all’osservazione degli altri. Tenterò così di scoprire i segreti che questa tenera artista nasconde fra le sue stampe, emotivamente vivaci, colorate di sentimenti attuali e colmi di desiderio della vita e delle sue gioie. Sono state poche, da quando l’ho incontrata per la prima volta nella bottega del Maestro, le occasioni di approfondire la nostra conoscenza diretta, in relazione al poco tempo disponibile da parte di entrambi, perché motivati dalla necessità di dover trovare la dose giusta fra le passioni artistiche e gli imminenti e irrinunciabili impegni familiari. E’ con le mie personali interpretazioni e attitudini, che cercherò di cogliere il suo vero stato d’animo e le sensazioni più forti che occupano il suo cuore, tanto che attraverso l’analisi di alcune “opere d’arte della sua vita,”   ricaverò quelle espressioni che lei ha nascosto fra le attese di un silenzio che ha origini lontane e che è la sua linfa ispiratrice, ma talvolta anche parte della sua stessa costernazione, se collocato nel contesto di questo particolare momento della sua esistenza.

 

Scaverò dentro di me per cogliere dal significato il mutare delle cose.

Edhèra ha saputo trasmettere il silenzio, l’attesa, il desiderio, il ricordo, l’amore, la solitudine, l’amarezza, il sorriso, l’ironia e non ultima la speranza alle sue opere d’arte, dando azione pratica, tramite il suo impegno artistico, al desiderio di voler apparire attivamente nelle molte sfaccettature di un mondo che cambia il suo volto. La sua volontà di partecipare agli eventi quotidiani che la coinvolgono in senso pratico ed emotivo, è per Lei uno spone   utile a poter concedere   ed ottenere un ruolo imperniato sulla centralità dei sentimenti umani, nella comunità di intenti con altri esseri viventi, e nel desiderio di relegare all’amicizia e ai contenuti veri della famiglia il ruolo insostituibile ed utile a poter colmare quei momenti di solitudine che possono avvolgere qualsiasi essere umano, ma talvolta rinfrancati anche solo dal sapere di essere pensati ed osservati da qualcuno.

 

E’ la fantasia che anima l’ombra del nostro sole.  

Giochi di luci ed ombre colorano il mistero che avvolge la sua persona, richiamati da quei movimenti insoliti per la vita attuale e messi in evidenza anche da un riflesso particolare del viso, indirizzandola attraverso piccoli dettagli alla ricerca di quei segni utili ad approfondire la conoscenza di se stessa. Edhèra è ben consapevole che puntando in direzione della sorgente che ha generato questa sua attitudine all’arte e che ne mantiene in vita le sensazioni, può puntare al rinnovamento dei valori interiori più profondi, talvolta raccolti nei luoghi più reconditi dell’animo umano e dove l’uomo ritrova la parte speculare dei suoi contenuti mancanti. Forme sinuose si alternano ad angoli vivaci, in un forte coinvolgimento emotivo e di passione, utili al raggiungimento della semplicità nelle proporzioni dell’ arte, componendo così un elemento di straordinaria espressività ed efficacia fra i valori reali ed essenziali espressi dalle bellezze naturali del mondo e i contenuti artistici. L’affacciarsi sul mare è la sua veduta di prospettiva e di desiderio immenso di aprirsi e di donarsi alle gioie della vita, in un bisogno di calore umano utile a poter continuare quel viaggio iniziato alla ricerca di un’identità ove completare se stessa, nella lettura dei segreti e delle sensazioni che pervadono la sua mente, creando in Lei questo riflesso aureo del mistero.  

Dal silenzio ho colto di un viaggio oltre il tempo… come il volo leggero di un pensiero che è spinto dalle ali del vento.

Dove il sapere non mi porta, è la curiosità che mi prende per mano.

 

Edhèra è altresì una donna molto intelligente, sensibile, onesta, ma che ha fatto dell’incostanza il suo punto di fragilità, creando però nei misteri e nelle sensazioni che fluttuano nella sua interiorità un luogo di forza, di ricerca e di dubbio, ove abbandonare e ritrovare la sua centralità, il proprio equilibrio, i propri desideri ed anche dove far riposare il suo animo e gratificarlo con le bellezze di questo mondo. Da soli tre anni si è avvicinata ed ha intrapreso con umiltà il cammino in questo particolare tipo di arte Orientale, ma la sua ascesa non si è fatta attendere ed è stata ugualmente rapida e ricca di espressioni, manifestata tramite le sue originali e creative raffigurazioni. Nel mese di novembre 2010 ha vinto il concorso indetto dall’A.E.M (Azienda Elettrica Milanese) e organizzato dall’azienda stessa per il compimento del suo primo centenario dalla prima accensione di alcuni tratti di illuminazione pubblica nella stessa città di Milano.

 

Come dice orgogliosamente Ligustro: < Al concorso su a Milano ha fatto la prima… Lei… una donna! >  Questa sua esclamazione, gridata con forza e sentimento vuole mettere in luce le diverse opportunità o valutazioni nei confronti delle donne anche nell’ambito dell’arte, cercando per loro una collocazione nelle retro file del successo, discriminazione che però questa volta non è avvenuta. Fra le centinaia di artisti che hanno partecipato a questo concorso e provenienti da varie Nazioni dei cinque Continenti, Lei è riuscita a trasmettere al meglio, tramite l’azione della sua intelligenza, l’opportunità di cogliere e vincere questo evento, con l’evocazione artistica   di un occhio aperto alla vista del mondo e nell’ aver asservito al tempo le creazioni essenziali dei valori della vita, trascinando nel silenzio il rumore generato dall’evoluzione tecnologica. Le sue capacità espressive non temono confronti e la tecnica raffinata acquisita tramite un Maestro come Ligustro, difficilmente trova pari in qualsiasi parte del Pianeta, in un connubio fra idee e applicazione pratica impareggiabile, dove Lei al buon gusto delle forme e dei colori che derivano dalla cultura Orientale, ha saputo collocare le sue espressioni di vita, ricche di una sensibilità straordinaria e lontane da qualsiasi forma ideologica. <Come un Samurai, che nel taglio netto dei sentimenti umani, vuol staccare dalla speranza della vita e della vittoria, il senso del declino o della tristezza per ciò che non può cambiare, ma che potrebbe condizionare il magico effetto della sua esistenza e quindi delle sue opportunità>.

 

Mostrerò chi sono, portando la forza dei sentimenti fra le mie gracili braccia, ma consapevole che la bellezza appartiene solo a chi la sa accarezzare.

Prenderò dal cielo i lati più belli… portandoli giù alla vista dei vostri occhi scuri, come la luce di un faro illuminante che nella notte buia si sa mostrare.

Ho ritrovato fra i suoi lavori dei ritratti classici, dalle forme culturali ed espressioni chiare alla visione e alla lettura oggettiva del mondo, indicando la continuità fra il   pensiero Orientale, ripreso e adattato nei suoi contenuti dal Maestro, fino a giungere ad Edhèra, ma altresì scrutando fra le sue carte, appaiono luoghi, movimenti, colori, e sapori che ci conducono al nostro periodo contemporaneo. I colori sono ricchi di interpretazioni, e talvolta è il suo stesso umore a darne il tono giusto, < sia pur ove di colore ne esiste solo uno >, così che anche nel modo di pensarli se ne possono dare tante sfumature… al mescolare del sentire dell’anima, odi quelle sensazioni passare, come tante immagini che colorano il nostro umore.  

 

Tanto più un suono è alto in frequenza o tanto più un ago è appuntito alle sue estremità, che ci mostrano quanto sono fragili da poter spezzare, così un artista nei suoi acuti di genialità e di ricerca delle bellezze sopraffini del mondo che lo circonda, è soggetto ad essere fragile come il vetro, o ancor più come un cristallo che attraverso i suoi innumerevoli riflessi mostra il valore umano inestimabile e insostituibile di ogni persona. Della nostra cultura, maturata fra i campi di un ordine di valori, dove il sapere si manifesta nella continuità degli intenti e anche degli obblighi, appare difficile poter esprimere il meglio di se stessi, svincolandosi per desiderio umano da un’educazione composta e organizzata, dove l’amore che ci lega agli altri può essere l’espressione del nostro desiderio di fuga o di attesa di un evento emozionante che vale, sia pur per un solo attimo, come l’aver vissuto per una vita intera. Così descrivo talvolta la nostra incapacità di evadere dai nostri limiti, i quali diventano la prigione della libertà del nostro Spirito, spostandoci ed escludendoci dalla sensazione di aver vissuto pienamente la nostra vita.  

Ho urlato alla vita il desiderio di volerla incontrare, è al mutar dei sentimenti che la senti passare… Lei si avvolge nel mistero ove mostrar solo all’ultimo respiro quel che era vero.

Quello che non ti aspetti dall’amore…

 

Un sentimento che non sa stare al mio fianco ha creato dentro di me un solco profondo, mentre l’incomprensione e la rabbia mi hanno mostrato quanto l’uomo possa essere il boia delle sua stessa felicità, perché distratto e allontanato, tramite i suoi personali desideri, dal senso più profondo dei valori essenziali e indispensabili a procede insieme sulla strada dell’esistenza.

E’ così che:

 

Ho visto l’arte dipinta da due volti, l’uno ne rappresenta l’idea, l’altro il modo di ripensarla e talvolta di sconvolgerla.

 

Dove l’arte diventa l’espressione dei sentimenti umani, e legata quindi indissolubilmente alla condizione di evoluzione di ogni individuo, l’idea che si vuole rappresentare tramite un’opera, può essere assorbita dalla condizione di rigidità, di immobilismo, di mutazione, di variabilità dell’artista stesso, ove qualsiasi evento che incida in modo significativo sul suo percorso spirituale ne può stimolare livelli espressivi estremi, in relazione a ciò ch’egli ci vuole mostrare. Rappresentare la staticità della natura e darne sempre una visione positiva dei suoi eventi, ci obbliga a porre delle regole anche dentro di noi, escludendo dal nostro campo perlustrativo e di conflitto interiore, ogni condizione che sia al di fuori delle logiche di comprensione della sua stessa concettualità. Una artista emozionale come è nel caso specifico Edhèra, ha colto e ha saputo inserire negli ambienti classici e originali del pensiero Orientale da Lei raffigurati, le immagini contemporanee di una esistenza che ha cambiato i suoi valori di riferimento, rappresentando così nel contesto di una condizione di staticità, di serenità paziente e di accettazione silenziosa e contemplativa della vita, anche il piglio e l’energia interiore di un’anima sottoposta alla necessità di una introspezione continua, ove la ricerca delle motivazioni per una corretta espressione artistica diventa un perno essenziale sul quale far ruotare le proprie sensazioni ed anche i propri ricordi, esprimendoli tramite il posizionamento di elementi che creano il colore e il movimento evocativo dei suoi più fervidi sentimenti.

Bambini intenti al gioco movimentano un paesaggio fatto di passioni, desiderio di semplicità, gusto per la vita, sotto un sole forte che sembra però guardarli da lontano, immerso in un cielo strappato dalle nuvole, ove la chiarezza dei sentimenti ne esprime il contenuto profondo nella necessità di sentire e di trasmettere il calore umano, sempre sotto l’occhio vigile di una presenza che va oltre la banalità dell’uomo e che la posiziona emotivamente fra i ricordi e il rimpianto per quella spensieratezza che ha avvolto uno dei periodi più belli della sua esistenza. Quella gioventù nella quale ognuno di noi ha potuto sognare e immaginare il suo futuro e vivere con gioia le fantasie che avvolgono ogni giovane creatura, nell’avvicinarsi per la prima volta alle opportunità che la vita gli offre. Questa energia che Lei vive attraverso l’animo creativo dei bambini e nel modo specifico dei suoi figli, è quasi sempre addossata alla presenza della mamma, o comunque alla presenza femminile della maternità, generandone così una protagonista emozionale attiva, talvolta sia pur di sola osservazione degli eventi, ma mai assente sotto il profilo psicologico.

 

Negli intenti di vita di tutti i giorni, questa forma di energia occupa e rende chiari, quei riflessi vuoti o opachi dell’anima di ogni essere umano e li ripropone visibilmente attraverso la ricerca dei contenuti di un amore che spera possa giungere e invadere il suo desiderio di tenerezza, non come una chimera, ma come il paradiso perso e ritrovato nel bel mezzo delle sue emozioni e sensazioni, non dimenticando naturalmente la realtà dei suoi contenuti.

 

Colori vivaci si distribuiscono attorno a ombre che muovono i loro passi nell’interrogazione dei misteri e nelle aspettative di una felicità che si percepisce dal loro stesso movimento, ma che tarda ad arrivare, dove il senso dell’attesa si fa sentire fra i meandri di un fluido quasi magico che scorre solo come un’opportunità, ma lontano dalla sua afferrabilità e talvolta dalle speranze reali più profonde. Edhèra per timore di ritrovarsi rinchiusa negli ambienti vuoti della solitudine, si proietta in uno spazio aperto, lontano dalle mura coercitive e oppressive dell’incomunicabilità umana, che ne provocherebbero il soffocamento della creatività e delle espressioni gioiose delle bellezza della vita, il tutto in stretta relazione con l’amore che vuole donare integralmente ai suoi figli, lasciando però il segno visibile del luogo ove vorrebbe raccogliere i suoi sentimenti più veri e profondi, come espressione dei desideri più intimi a cui un essere umano da il volto della felicità e della speranza.    

 

E allora ecco giungere a noi quegli aspetti oscuri e tristi che fanno tramontare il sole di ogni giorno.

E’ il disagio, o ancor meglio il passaggio degli uomini in mezzo ad eventi   che sembrano sfuggire alla loro comprensione, surclassando o addirittura rendendo inutile qualsiasi ragionevole desiderio, condizionandone il modo di vivere, ove l’origine di questo stato di angoscia o di isolamento è il dover subire ciò che non si può cambiare e dove l’incertezza legata ad una evoluzione che ci lascia come spettatori attoniti, si mescola al disordine orientativo generato dalla mancanza di certezze.

 

L’ironia che Edhèra ha saputo cogliere e trasmettere nell’idea figurativa delle sue stampe, prende il suo tempo dalla libertà che le donne sanno avvertire ed esprimere nel segreto del loro grembo, ove il concetto di uomo si perde nella paura della sua solitudine, smarrendone così il motivo e la ragione della sua stessa indipendenza. Forse un giorno la memoria storica sparirà dai ricordi dell’uomo, creandone un essere proiettato al di fuori della dimensione del tempo, ove ogni evento assume la propria e unica ragione di essere.

 

Come riflessi nascosti al buio di una coscienza che non sa trovare, un sorriso giunge da ogni angolo del mondo, per una felicità che tarda ad arrivare i sogni malinconici spostano il traguardo del tempo.  

 

Cercherò fra i ricordi dove l’oblio non sa stare… i sogni d’un giorno ove ritrovar la forza di un grande e magnifico pensiero.

 

Fa parte del nostro limite, valutare e quindi giudicare, sia pur indirettamente, l’operato degli altri individui in relazione ai parametri culturali, ambientali e storici del nostro percorso di vita, affidandoci frequentemente a ciò che è provato dall’esperienza di chi ci ha preceduto, tanto che la memoria storica assume, o può assumere, l’importanza del consolidamento dei valori più importanti in questa dimensione, ma altresì può divenire un impedimento alla ricerca di nuovi riferimenti culturali, non creando così la speranza di una progressione qualitativa degli intenti e degli atteggiamenti umani. E’ nell’uomo la possibilità di scoprire le bellezze del mondo, quei preziosi talismani incastonati nelle profondità del senso vero della vita e ai quali ogni artista, o ogni uomo che voglia diventare un artista della vita, guarda col desiderio di catturarne la luce o di esserne illuminato anche se solo per un attimo, ma consapevole di non poterla strappare da dove essa emana il suo significato più profondo. La fine dei nostri sogni e dei nostri desideri, può coincidere con la perdita del gusto dell’esistenza, creando in ogni uomo quello sconforto che lo porta prematuramente alla morte creativa, in stretta relazione con la sua sensibilità, generando una involuzione dei suoi contenuti umani ed espressivi che si abbattono inesorabilmente sulle sue capacità reali e non di meno sulla sua attitudine all’arte. Occorre così per ogni individuo ricercare in se stesso e nella specie umana, attingendo altresì dalla forza rigenerativa della natura, quelle funzioni essenziali che ci consentono di ripartire alla scoperta di nuovi confini e obiettivi, utili a condurci oltre noi stessi, ma altresì desiderosi di lasciare agli altri quegli aspetti variopinti e ombrati espressi da un uomo che ha saputo imprimere la sua immagine sulla tela figurativa della vita.

 

E’ dal senso dell’eternità, che l’uomo attinge al desiderio di contrapporre all’oblio della propria esistenza, una rappresentazione, sia pur teatrale, del passaggio in questa dimensione, ove per oltrepassare il giogo della morte occorre convincersi che trasformeremo il nostro corpo, mantenendo in vita la nostra anima, e dove esistere e lottare contro di essa è l’unica opportunità che abbiamo per sperare di vincere questa scommessa…  

 

Si fa breve il tempo della morte, ove sia l’uomo ad attenderle un agguato, aiutato dal tempo che ne allunga la vita, fatale è il suo gioco dov’ Ella mostra la sua troppa impazienza… bastava solo aspettare!

Dove la solitudine dell’uomo è la linfa della sua arte, egli parlerà delle bellezze divine, così da poterle mostrare agli occhi di un mondo rubato dalla superficialità.

Quel che l’uomo lascia solo come un desiderio, è la sua libertà espressiva più vera, nell’intento di deporre il suo ricordo fra i sentimenti degli altri, ove non essere dimenticato.

Auguro a Edhèra il successo sufficiente e utile a poter continuare il percorso della sua vita, che ne è il volto vero dell’esistenza…

 

Consapevole che la felicità è come un’ombra e che scompare dov’essa mostra tutta la sua luce!

Dedica a Edhèra

 

Ho avuto l’opportunità di conoscere una artista reale in un mondo effimero, nata dalle braccia creative di un’arte sapiente e paziente, dove l’umiltà e l’equilibrio sono le regole base nell’espressione dei suoi colori,  forme e contenuti, ne  lascio così il mio modesto commento:

COLORI
Ho ammantato il mio animo di colori, toni fra lo scuro e il sorgere  del sole, avvolti nel mistero che l’aver conosciuto me stesso sia lo stupore su cui immaginare ciò che vorrei essere…

Ago

Ho toccato
quel che sono,
avvolto fra la gioia
e il dolore…
c’è un silenzio
che adorna
il mio sentire.

Fabio Strafforello

Spazio Edhèra.

Avrei voluto che fosse Edhèra a parlarvi in queste poche righe che ho messo a sua disposizione, dei suoi desideri, delle sue aspettative di vita, delle sue idee, dei suoi stati d’animo, ma forse ha ritenuto che la recensione, o ancor meglio che il profilo psicologico scritto da me sulla sua persona, fosse sufficiente a dire tutte quelle verità palesate nelle sue opere d’arte, ma mai gridate ad alta voce per non mettere a disagio nessuno degli affetti suoi più cari.

Una donna che sa parlare d’amore nei momenti di grande difficoltà umana che la attraversano, merita un plauso particolare, non fosse altro per l’enorme sacrificio che richiede un impegno del genere, dimostrando per l’ennesima volta di essere la degna erede di un Maestro determinato e coerente come Ligustro. Ella stessa, alla mia richiesta di riempire con le sue parole questo spazio vuoto, così da poter esprimere con libertà quei ringraziamenti e quei messaggi da voler indirizzare a qualcuno, mi ha risposto senza esitare:

 < Il commento che ho lasciato su “rivistaparliamone”, nel sito dove è pubblicato Ligustro, è l’espressione più vera dei miei contenuti interiori, prendi da lì il mio pensiero! >

…i problemi sono tutti uguali… dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, come nell’incisione e nell’incidere il duro legno di ciliegio, i piccoli accorgimenti, la leggerezza della mano, gli strumenti affilati e ben levigati, la forza solo quando è necessaria e senza eccessi…questo mi ha insegnato il mio maestro…

Edhèra


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Bart