Bersani taglia le gambe alla speranza

È andata secondo le previsioni. Renzi ci ha fatto sperare, ci ha esaltato con la sua ventata di novità, grazie alla quale è riuscito a fondere insieme i sentimenti di molti italiani tanto di centrosinistra quanto di centrodestra, ma intimamente sapevamo che il forte apparato del Pd non avrebbe consentito che Renzi superasse alle primarie il proprio segretario e ne prendesse il posto come candidato del centrosinistra alle elezioni di primavera. È, quello del Pd, un apparato formidabile, da rullo compressore. Ieri, per non far vincere Renzi si sono mobilitati in tanti, dai vendoliani alla Cgil, e così Renzi ha dovuto piegare la testa.

Non è un caso che appena dichiarato vincitore Bersani, sia ricomparso sulla scena con aria trionfante Massimo D’Alema, l’uomo che ha creato Bersani e che lo ha voluto a capo del Pd. D’Alema da ieri torna centrale e determinante nella strategia del centrosinistra e, nonostante abbia dichiarato di non candidarsi più, resterà il deus ex machina della situazione.
In realtà, infatti, non ha vinto Bersani, ma ha vinto D’Alema e Renzi dovrà fare i conti con lui, che è un vendicativo.
Se Bersani poteva immaginare per il giovane fiorentino un futuro al suo fianco, sarà difficile che possa farlo con un D’Alema che si è legato al dito quella definizione di rottamando affibbiatagli da Renzi. Vendicativa e biliosa quanto D’Alema è poi quella Rosy Bindi che sprizza acrimonia da ogni poro.

La mia impressione è che, nonostante qualcuno – forse Veltroni – si darà da fare per valorizzarlo, la fine più probabile della stagione di Renzi sarà quella di incassare un grazie ipocrita da tutti e, nei fatti, di essere messo alla porta come un rompiscatole. Un po’ come accadde alla Rossanda e agli altri del Manifesto.

Qualcuno sostiene che la novità Renzi produrrà inevitabilmente qualcosa di buono nel mammuth Pd, e che indietro non si torna.
Temo che il contagio dell’entusiasmo che ha segnato queste primarie, rischi di farci dimenticare che cosa sia veramente il Pd, un apparato che vive su regole monolitiche e incapace di prendere a bordo idee che si discostino dalla vecchia dottrina comunista. Il processo di rinnovamento del Pd è lento quanto quello della Chiesa, tanto è vero che spesso ad essa è stato accostato il vecchio Pci, il quale ancora vive nelle persone che a tutt’oggi reggono le sorti del Pd come appunto D’Alema e Bersani.
Guardate che fine ha fatto quella ventata di novità portata a suo tempo da Valter Veltroni. Oggi la sua forza è quasi pari a zero. Assorbita per essere neutralizzata. Così, temo, sarà per Renzi.

E dunque?
Occorrerebbe che Renzi continuasse la sua battaglia. Lo farà? Le parole di ieri (e qui), dopo la sconfitta, hanno mostrato un uomo già rassegnato, pronto a dare una mano, che altro non può significare che un processo di rientro nei ranghi e infine di riassorbimento.

Leggo che Renzi dovrebbe scalare il centrodestra, dove troverebbe ampi consensi, giacché in quella parte politica c’è bisogno di rinnovamento quanto e più che nel centrosinistra, e una personalità come la sua è attesa da tempo. Ma non condivido. Renzi dovrebbe fare la sua battaglia dentro il Pd; solo lì avrebbe un senso poiché aiuterebbe la formazione di un bipolarismo più sano, meno violento, e tale da consentire all’elettorato di poter premiare senza più traumi oggi uno schieramento di centrosinistra e domani uno schieramento di centrodestra.

Ci provò Veltroni, ma non aveva il carattere giusto e non ebbe l’ostinazione necessaria.
Staremo a vedere. Credo che non ci vorrà molto tempo per sapere come andranno le cose.

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Commenti

2 risposte a “Bersani taglia le gambe alla speranza”

  1. Avatar Felice Muolo
    Felice Muolo

    Le cose andranno come al solito, cioè come le hai delineate, caro Bart. La cosiddetta primavera araba insegna e noi siamo un paese mediterraneo. Renzi, come Berlusconi prima, potevano essere delle bacchette magiche ma le bacchette magiche non esistono.      

  2. Hai fatto bene a ricordare la primavera araba. Era tutto prevedibile… Insomma, si va di male in peggio. Ciao.