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Bipolarismo e Maggioritario

2 Dicembre 2010

I giovani che non hanno vissuto i tempi in cui vigeva il sistema elettorale proporzionale non hanno la più pallida idea del caos in cui era piombata la nostra Repubblica. Proprio per darle un significato spregiativo quel periodo è passato alla storia con il termine di prima Repubblica.

Che cosa succedeva? Succedeva che, incoraggiati dal sistema proporzionale che consentiva a chiunque si mettesse in politica di guadagnare qualche posticino in parlamento (come si sa molto ben remunerato), taluno ci provava.

Bastava raggranellare un certo numero di elettori e chi aveva avuto la brillante idea andava a sedersi accanto ai grandi partiti. Non ricordo neppure – tanto numerosi erano – quanti partiti e partitini andarono ad asfissiare il parlamento della prima Repubblica. Sta di fatto che i governi duravano di solito sei o sette mesi, o al massimo circa un anno. Ricordo che si restò tutti meravigliati quando il governo Craxi durò all’incirca tre anni. Per la precisione: dal 4 agosto 1983 al 1 agosto 1986 per un totale di 1.093 giorni, ovvero 2 anni, 11 mesi e 28 giorni. Fu un record. Rimanemmo tutti a bocca aperta.
Tornare al sistema proporzionale significherebbe ripiombare nel buio della prima Repubblica.

Ma i guai della prima Repubblica non riguardavano soltanto una governabilità che faceva ridere il mondo. I guai risiedevano anche nel fatto che l’elettore non contava nulla. La sua sovranità, garantita dall’art. 1 della Costituzione, veniva straziata dai partiti che, una volta ottenuti i voti, decidevano maggioranze, programmi e presidente del Consiglio. Gli elettori erano ridotti a pecorume. Ebeti ed obbedienti.

Quando il Pd, l’Udc e il Fli, chiedono oggi, a gran voce, il ritorno al proporzionale, chiedono il ritorno ai riti bizantini della prima Repubblica e il ritorno a spadroneggiare sui cittadini.
Ma siccome si vergognano a far conoscere la verità, si sono inventati la giustificazione che con l’attuale legge elettorale è negata al cittadino la libertà di scegliere con il voto il proprio candidato.
E’ fumo gettato negli occhi di noi cittadini. Vediamo di non cascarci.

Infatti, la scelta dei candidati non c’entra un bel nulla con il sistema proporzionale. La scelta dei candidati può essere fatta, con una piccola modifica, anche con l’attuale legge elettorale. In un talk-show televisivo, lo disse chiaramente un esponente di maggioranza (forse Lupi): Se è questo che volete, si fa subito domattina. Ma l’interlocutore si guardò bene dal dire di sì.

Ad ogni modo, sarà bene chiarire che la compilazione delle liste resta unicamente nelle mani delle segreterie dei partiti in entrambi i casi. La scelta affidata all’elettore sarebbe in realtà un piccolo contentino. Ma foriero di pericoli. E il pericolo più grosso è il ritorno della corruzione che infestò la prima Repubblica con il cosiddetto voto di scambio. Che significa? Significa: Io ti voto e ti faccio votare, ma tu in cambio mi farai certi favori.

 E’ per ovviare a questo malcostume – che era diventato una vera cancrena, a causa delle consistenti infiltrazioni mafiose – che si è cercato di porre riparo lasciando alle segreterie il compito di compilare le liste escludendo la facoltà di scelta dell’elettore.

Si è eliminato il contagio mafioso? No. Perché la mafia continua sicuramente ad operare infiltrandosi al momento della compilazione delle liste. Ma si deve riconoscere che il partito dovrebbe saper reagire meglio del singolo candidato, reso debole e attaccabile dalla sua ambizione di conquistarsi un seggio in parlamento.

Dunque: la scelta in capo al cittadino è molto rischiosa, perché già sperimentata negativamente nella prima Repubblica.
Ma se si vuole tornare a praticarla, lo si può fare inserendo tale possibilità nella legge attuale.

Perché la legge attuale va difesa? Non perché sia perfetta. Ci mancherebbe. Ha bisogno di molti perfezionamenti. Ma perché ha segnato la direzione giusta.

Infatti, essa per la prima volta riconosce la sovranità ai cittadini, in sintonia con l’art. 1 della Costituzione. Non solo. Ma mette a confronto soltanto due coalizioni. Ossia obbliga i vari partiti in circolazione a cercare una convergenza con gli altri con i quali devono schierarsi. Creando con ciò una tendenza inevitabile e sana verso la semplificazione del quadro politico, come è avvenuto in tutte le grandi democrazie occidentali, a partire dagli Usa.

Questa specie di osmosi ha come risultato che ciascuna delle due coalizioni si presenta – grazie alla legge elettorale vigente, la n. 270 del 2005 – con un solo programma ed indica il premier che sarà chiamato a realizzarlo.
Chiarezza, dunque, e rispetto della sovranità popolare.
Con la legge proporzionale, invece, l’elettore votava al buio. La differenza è abissale.

Qualcuno potrebbe chiedere: Però si è visto che qualche partitino della coalizione può fare le bizze e far mancare la maggioranza.   Successe con il governo Prodi e sta succedendo con quello di Berlusconi.

Ciò dipende dal fatto che i nostri politici, quelli che ancora tirano le fila, sono tutti figli della prima Repubblica e sono convinti che ancora il popolo sia un gregge di pecore. Sbagliando però i conti. Perché, grazie alla legge 270, gli elettori hanno imparato che c’è un altro e ben più appagante modo di esprimere la propria volontà. Non credo che vogliano tornare indietro.

Ma affinché i cittadini siano salvaguardati dal ritorno al passato e vedano sempre di più affermato il loro ruolo sovrano, occorre intervenire anche sull’art. 67 della Costituzione (snaturato dai manutengoli della prima Repubblica) e sancire che chi cambia casacca se ne tornerà a casa e al suo posto andrà il primo dei non eletti dello stesso schieramento. Inoltre dovrà essere sancito che una volta che gli elettori hanno scelto una maggioranza, non è possibile dare luogo ad alcun tipo di ribaltone.

Sono, questi due, i caposaldi di un sistema, quello delineato dall’attuale legge 270, destinato sempre di più nel tempo a semplificare il quadro politico e a esigere dal parlamentare rispetto e correttezza nei confronti degli elettori.

Se Bersani, Fini e Casini vogliono riportarci al caos della prima Repubblica, chi l’ha già vissuto, come me, non può che mettere in guardia i cittadini e augurare peste e corna ai nuovi spargitori di una peste da cui forse non ci solleveremo mai più.

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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 2 Dicembre 2010 @ 08:44

    Proprio oggi il foglio ci informa delle trame  tra Letta, Fini e Casini per cambiare la legge elettorale in modo tale da non far raggiungere a nessuna coalizione il premio di maggioranza e vanificare il voto dei cittadini.

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