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Le bugie di Fini e dell’opposizione

1 Dicembre 2010

Intanto permettetemi di far notare che mentre Veltroni ieri sera a Ballarò si tormentava per le rivelazioni di Wikileaks a riguardo di Berlusconi, dalle quali l’ex leader del Pd traeva la conclusione che gli Usa erano allarmati del nuovo asse Berlusconi-Putin-Gheddafi, il segretario di Stato americano Hillary Clinton confermava al nostro premier che gli Usa non hanno un amico migliore di Berlusconi.
Chi sa se Veltroni griderà al complotto.

Ora veniamo a dopo il 14 dicembre, prendendo in considerazione l’ipotesi che quantomeno la Camera voterà la sfiducia al governo e quindi Berlusconi si troverà costretto a salire al Colle e a rassegnare le dimissioni.

Intanto, faccio notare che la soluzione migliore, per chi ha sinceramente a cuore le sorti del nostro Paese, non è quella di far dimettere un governo nel corso di una grave crisi internazionale, ma sarebbe piuttosto quella di cercare di aiutarlo a governare.

Ogni crisi di governo è sempre nociva perché interrompe ed altera la governabilità, il bene più prezioso in una democrazia.

Ma Fini e l’opposizione evidentemente del bene del Paese se ne infischiano. A loro preme mandare a casa Berlusconi e sono accecati dall’antiberlusconismo.

Dichiarano perciò che occorre formare una nuova maggioranza ed un nuovo governo per fare alcune cose utili. E solo dopo tornare alle urne.
Ma a pochi giorni dal 14 dicembre nessuno sa ancora che cosa siano queste poche cose utili da realizzare per il bene del Paese.
Una sola è trapelata tra i segreti che si conservano da quelle parti: la riforma elettorale.
Dunque fermiamoci a questa.

Al momento Fini e l’opposizione sono stati in grado di fornire ai cittadini il solo titolo, ossia un barattolo vuoto di contenuto. Si sa che dovrà essere proporzionale, giacché i piccoli partitini vogliono tornare in parlamento a fare da ago della bilancia di qualunque governo.
Sulla legge elettorale, anche se proporzionale, al momento è buio nero. Si sa che non vi sono posizioni comuni.

Premesso che per garantire la governabilità non vi è altra soluzione che ribadire un sistema maggioritario, non solo alla Camera ma anche al Senato, visto che il proporzionale ci ha dato solo i governi balneari e inefficienti della prima Repubblica, secondo voi quanto tempo ci vorrà per mettere d’accordo i molti partiti e i molti partitini che si siederanno al tavolo per pretendere ciascuno la propria fetta di potere? Credete che una nuova legge elettorale si possa fare in un paio di settimane?

Antonio Di Pietro, il quale è favorevole al ritorno alle urne il più rapidamente possibile, ha dato tre mesi di tempo, non di più, poiché non vuole pasticci, ossia che la nuova eventuale maggioranza trovi il modo, salmodiando, di arrivare a fine legislatura.
Credo che Di Pietro sia stato ottimista. La nuova legge elettorale prenderà ben più di tre mesi.
Ma accettiamo per buona l’ipotesi Di Pietro.

Siamo a dicembre. Sommando i tre mesi, si arriva a marzo.
Questo governicchio di emergenza che cosa avrà fatto nel frattempo? Nulla, poiché si starà scuoiando sulla legge elettorale, vero viatico per il ritorno alla prima Repubblica.

Qualcuno dirà, ma intanto, mentre in commissione si discute della legge elettorale, il governo varerà qualche provvedimento utile ad affrontare la crisi. Ma quale? Nessuno lo sa, mentre sappiamo che le ricette, in un governo simile, rattoppato e multiforme, saranno difficili da trovare. Si scontreranno il Pd, il Fli, l’Udc, l’Api, il Sel di Vendola e gli altri dell’estrema sinistra su iniziative contrarie e opposte.

Hanno un Tremonti pure loro, capace di tenere stretti i cordoni della borsa in un momento in cui la speculazione internazionale potrebbe prendere la direzione dell’Italia? Forse intendono sostituire Tremonti con Visco? Attirerebbero la speculazione come il parafulmine attira i fulmini.
Quanti mesi trascorreranno prima di trovare una ricetta comune?
Anche in questo caso tre mesi sono pochi.
Dunque, siamo a primavera, e non si è combinato nulla, né sul fronte della legge elettorale né sul fronte delle ricette utili al Paese.

Quando l’opposizione e i finiani ci dicono che questi mesi, a partire da dicembre, non devono vedere un governo galleggiare, di quale governo parlano? Del loro governicchio evidentemente, perché quello in carica, sia pure tra molte difficoltà, sta governando.
L’alternativa sarebbe, come si è visto, di gran lunga peggiore.

Non vi è che una sola soluzione ragionevole. Aiutare questo governo a governare, se possibile fino al termine della legislatura, concorrendo tutte le forze, anche quelle finiane e dell’opposizione, ad approvare quelle leggi che vanno, anche se imperfette, nella direzione giusta, come è avvenuto ieri alla Camera per la legge di riforma dell’università.

Poi, se questa situazione di appoggio non è gradita, in primavera, si vada alle elezioni. La campagna elettorale ci sarà comunque, perché in primavera si terranno le elezioni amministrative, quindi i toni sono in ogni caso destinati ad alzarsi. Chi finge di voler scongiurare una fastidiosa campagna elettorale dice il falso, in quanto non la si può scongiurare, perché già programmata.

Ma intanto, in questi mesi, avremo avuto un governo che, come si è visto ieri alla Camera, è in grado di governare.
Un governo, perciò, in grado anche di scongiurare la speculazione internazionale assai meglio del governicchio litigioso e inconcludente che vorrebbero i finiani e l’opposizione.


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1 commento

  1. Commento by Simone — 1 Dicembre 2010 @ 22:29

    Più che riflessioni politiche oramai le tue sono “odi al Cavaliere”. Sono sempre curioso di vedere fin dove puoi arrivare cantando il tuo amore per Silvio. E’ chiaramente un rapporto umano, poco c’entra la politica. Sfido chiunque a trovare un politico che possa essere difeso sempre e comunque. Sembra più la difesa a oltranza che ognuno ha della persona amata. Il mondo fuori è tutto cattivo.

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