Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Cacciamoli dalla magistratura

8 Settembre 2013

Nell’articolo del 5 settembre scorso apparso su “Libero”, a firma di Eleonora Mori, ad un certo punto, sulla vicenda dei diritti televisivi Mediaset, si legge:“Ci sono dichiarazioni di Frank Agrama stesso, acquisite nei tre gradi di giudizio, ma fino a questo momento mai divulgate. Dichiarazioni che dimostrano come l’americano fosse un distributore effettivo (e tutt’altro che fittizio) non soltanto per  Mediaset e per le società facenti capo a Berlusconi, ma anche per le televisioni di tutto il mondo e soprattutto per la Rai. Proprio così: la televisione pubblica, che regolarmente comprava i diritti da Agrama.  Basta passare in esame i contratti firmati dall’americano e dalla tv pubblica di casa nostra per scoprire che i profitti più elevati, il produttore Frank, li ricavava proprio dalle negoziazioni portate a termine con la Rai.”

Come si vede, più si entra dentro il processo Mediaset e più si trovano schifezze di questo tipo che non fanno certo onore alla magistratura, che ormai si trova infangata e disistimata dalla maggior parte degli italiani per colpa di pochi ma ostinati giudici politicizzati.
Delle due l’una: o ciò che riporta la giornalista di “Libero” è un bluff, e allora qualcuno deve farlo notare pubblicamente, o è la verità. Tertium non datur.

Poiché l’articolo (consiglio vivamente di leggerlo) riporta specifici brani delle dichiarazioni di Frank Agrama rilasciate nel 2000 agli avvocati della difesa, e acquisite agli atti dei tre giudizi, quindi conosciute dai magistrati inquirenti e giudicanti, resta difficile credere che la giornalista ci abbia rifilato una bidonata. Chi è autorizzato a farlo, infatti, può andare a verificare se le cose stanno veramente così.

Frank Agrama che, ricordiamolo, oggi è vecchio e malato, nel 2000 dichiarò quanto segue:

«All’inizio degli anni Ottanta (1985, ndr) », spiega Frank Agrama, «avevo co-prodotto con il Sud Africa una serie televisiva che si chiamava “Shaka Zulu”; dieci episodi della durata di un’ora ciascuno, completamente girati in Africa. Fu una serie di grandissimo successo ed elevatissimo profitto. Vendetti a più di 200 emittenti televisive in tutto il mondo. E in cima alla lista di queste televisioni, c’era la Rai.  Che acquistò per un milione di dollari »

Dunque i magistrati potevano chiedere alla Rai, se avessero voluto rispettare i diritti della difesa, e convincersi che la “pistola fumante” individuata nelle fatturazioni delle società di Agrama a Mediaset da essi ritenute “fittizie”, erano reali, e addirittura Agrama riservava a Mediaset un trattamento migliore che alla Rai, alla quale ultima faceva pagare provvigioni triplicate rispetto a quelle praticate a Mediaset. Perciò: come la mettiamo? Mediaset è colpevole per frode fiscale e la Rai no? Per Mediaset Agrama è un intermediario fittizio e per la Rai no?

Qualche giorno fa è stata scoperta dal sito Tempi.it una causa tenutasi in svizzera a carico di Frank Agrama (notizia diffusa da “il Giornale”) per la quale fu decisa l’archiviazione in quanto le fatture emesse dalle società di Agrama a carico della televisione svizzera non erano gonfiate e Frank Agrama non risultava un intermediario “fittizio”, bensì reale.
Invece i bravi, intelligenti e saggi magistrati dei tre gradi di giudizio si sono affrettati a trattare Frank Agrama quale delinquente e socio occulto di Berlusconi con il quale spartiva la sovraffaturazione.

E questi nostri bravi magistrati, per sovrappiù, hanno avuto il coraggio di condannare tanto Agrama quanto Berlusconi pur riconoscendo che non era stato possibile rintracciare una documentazione che dimostrasse che una parte della sovrafatturazione usciva dai conti di Agrama ed entrava in quelli di Berlusconi.

Sì, avete capito bene: hanno avuto la spudoratezza di confessare che non avevano prove di questo ritorno, e tuttavia hanno condannato tanto Agrama quanto Berlusconi. Sulla base di che? Sulla base di una nuova ingiuria al diritto che hanno chiamato: “prova logica”. Ma prova logica di che? Se oggi sta emergendo che i guadagni erano reali e andavano tutti a vantaggio di Agrama nella sua qualità di intermediario esclusivo della Paramount.

Per la verità, come si legge qui, un dubbio i magistrati inquirenti lo avevano avuto e si erano rivolti agli Usa per ricevere chiarimenti sul personaggio Agrama, ma poi hanno deciso di continuare per proprio conto; suppongo a causa della fretta di arrivare alla condanna. (Sui giudici politicizzati si legga l’articolo di Piero Ostellino)

Sulla base delle risultanze svizzere (ne dà notizia anche “il Fatto Quotidiano”) i difensori di Berlusconi si apprestano a chiedere la revisione del processo, zeppo di omissioni e di insulsaggini giuridiche, ma dovrebbero lamentare anche il mancato rispetto delle ragioni della difesa, allorché non è stata presa in considerazione la parte di testimonianza di Agrama dalla quale risultava la possibilità di chiarire il suo ruolo, non rivolgendosi agli Usa, ma semplicemente alla nostrana e vicina Rai di Viale Mazzini, che avrebbe certificato la correttezza delle operazioni a lei fatturate dalle società di Frank Agrama.Scrissi l’altro giorno che la gatta frettolosa partorisce i gattini ciechi. Ma qui siamo davanti a nefandezze che attentano alla vita degli uomini, attraverso la spregiudicatezza e l’arbitrio.

Credo che intanto si dovrebbero delle scuse al novantenne Frank Agrama, insultato per un lavoro che pare aver condotto onestamente per tutta la vita, e chiederle anche a Berlusconi, trattato per un incallito evasore in virtù di una responsabilità personale di cui non c’è prova documentale, ma solo la nuova pulcinellata dei magistrati in difficoltà, che si chiama: “prova logica”.
Ci si domanda a quale logica ci si debba riferire? Se a quella delle menti razionali ed oneste, o a quelle di chi ruma le carte con l’abilità del biscazziere.

E infine si devono cacciare dalla magistratura tutti i magistrati che hanno lavorato intorno a questo processo ignobile. Non basta un trasferimento qualsiasi. Gente così fatta deve sparire dai posti di responsabilità, a qualunque livello. Devono perfino essere privati della pensione di categoria, diventare pensionati Inps al minimo di trattamento.

Di fronte a tutto ciò, Napolitano non fa niente, come non fece niente quando Fini dava nel matto (ossia stravolgeva il suo mandato), ma, con una faccia tosta che avrebbe dell’incredibile se non alimentasse sospetti antiberlusconiani (si veda la recente nomina dei quattro senatori a vita, politicamente scorretta), pretende che Berlusconi si riconosca colpevole, chieda la grazia (sarebbe poi concessa? Ne dubito) e si ritiri dalla vita politica.
Un bell’agire, non vi pare? alla luce delle verità che stanno emergendo e tenuteci nascoste.

Spero che Berlusconi (è il mio timore, il mio chiodo fisso) non ceda alle pressione interessate delle colombe e dei giornali governativi, e nemmeno accetti il ricatto della finanza nostrana e internazionale che minacciano di fargliela pagare cara, ove provocasse la crisi di governo.

Ho scritto tante volte che una rivoluzione in Italia non è possibile se non trovando un uomo disposto a sacrificare tutto se stesso. Lo sapeva, questo, Berlusconi scendendo in politica? Credo di sì. E allora non tremi. Non autorizzi la famiglia a chiedere la grazia, che sarebbe la totale capitolazione, la quale lo trasformerebbe da uomo della speranza a   femminuccia tremebonda e piagnucolosa.

È il momento in cui la vittoria o la sconfitta faranno la differenza agli occhi della Storia. Una sconfitta lo relegherà al  ruolo di un Masaniello qualsiasi. La vittoria lo coronerà del lauro con cui si cingono, non i senatori a vita, ma gli uomini che con la loro intelligenza, la loro fermezza e il loro coraggio hanno fatto la storia di un Paese e insieme la storia della democrazia e della libertà.

Qui, il ricorso di Berlusconi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo.


Letto 2622 volte.


2 Comments

  1. Commento by zarina — 8 Settembre 2013 @ 10:39

    Sarebbe ora che almeno nelle reti mediaset venga riservato un po’ di spazio a quei bravi giornalisti di inchiesta,   intellettuali , opinionisti   ecc.   che possano   far capire ai telespettatori   che quello che è stato abilmente propinato loro in tutti questi anni non è il   dritto della medaglia.
    Paura di eventuali ritorsioni? Se si è in tanti, l’unione fa la forza.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 8 Settembre 2013 @ 11:15

    Ho messo ora un mio articolo in cui critico Sermonti. I nostri intellettuali sono tutti fatti con il copia ed incolla. Sermonti ne è un esempio. E non si vergognano!

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart