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Cancellieri. Facile recuperare l’onore se a riattribuirselo è la stessa che lo aveva perduto

20 Novembre 2013

Ma come si fa a resistere alla tentazione di andare nei palazzi del governo e del parlamento e mettere una buona parte degli inquilini a schiena curva e prenderli a calci nel sedere fino far loro salire in gola la puzza del loro deretano?

Non ho più tolleranza, lo riconosco. Quel poco che mi era rimasta l’ho azzerata e non ho più rispetto per tanti politici che biascicano di onore avendone perduto il significato.

In questo articolo, la Cancellieri si dice felice di aver recuperato il suo onore. Ma chi le ha messo in testa questa fandonia?
Caso mai la sua situazione in fatto di onore è peggiorata, e di molto. Tenuta legata ad una corda da Napolitano e da Enrico Letta affinché non precipiti nel baratro, lei va dicendo che finalmente le è stato restituito l’onore. Cose da pazzi.

La signora Cancellieri ha fatto una telefonata chiara, nitida, inequivocabile, grazie alla quale prende su di sé il caso di Giulia Ligresti e esprime un giudizio negativo sul suo arresto, non solo, ma sull’arresto dell’intera famiglia Ligresti, imputata di gravi reati.

Glielo voglio gridare nell’orecchio, alla sorda ministra: lei ha considerato “non giusto” l’arresto dei Ligresti. Oggi ci viene a raccontare che si pente di aver usato quell’espressione. Ma di pentimenti simili è piena la storia di ministri e di presidenti che pur essendosi scusati hanno dovuto rassegnare le dimissioni.

Che tipo di coscienza porta in dono dentro di sé la Cancellieri? Una coscienza speciale capace di autoredimersi e di cancellare ciò che ha commesso, perfino dalla memoria (si legga anche qui)?

Per recuperare l’onore (e non tutto intero) la Cancellieri aveva una sola scelta: quella di riconoscere l’errore e di dimettersi. Il restare al proprio posto significa aver venduto la propria coscienza agli interessi altrui ma non ai propri ai quali sembrerebbe tenere, ma non è così, se la poltrona vale più dell’onore. Non l’onore che commercializza la politica d’accatto, ma quello che appartiene alla coscienza retta di un cittadino che non accetta alcun compromesso pur di farla franca.

Stasera raccoglierà la fiducia del corpo infetto del nostro Stato. Avrà la fiducia dei portatori di lebbra, dei dissipatori dello Stato e delle istituzioni. Si accontenti, ne gioisca, dorma sogni tranquilli, se potrà, ma sappia che l’onore, quello vero, se l’è venduto alla politica puzzolente e marcia di questa Italia devastata e da rottamare.

Se vuole misurare davvero il suo onore non si asserragli nel recinto maleodorante degli opportunisti e degli ipocriti, si presenti invece, alla prossima e vicina occasione, al corpo elettorale e vedrà quanta ironia e quanti sberleffi le piomberanno sulle spalle.

Non sa forse che oggi ad un cittadino che va millantando conoscenze di alto bordo, la prima cosa che gli si chiede è se possegga il suo numero di cellulare? E se non lo possiede gli viene fatta una grassa risata in faccia? Per fargli capire che tutte le sue millantate conoscenze non valgono niente rispetto al suo numero di cellulare.
Questo di lei pensa il cittadino. Non le fa pena? Non le basta per liberarsi dalla confusione e riconquistare almeno un po’ della dignità perduta?

 


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Bart