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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #20/22

4 Novembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio  #20

Rosa ha bussato alla casa di Efisio. È il tardo pomeriggio. Ha aspettato che anche Giselda col suo pancione e Donato fossero in casa. Ora ha davanti a sé seduti in salotto tutti e quattro i familiari di Anthony. Giselda è prossima a partorire, da un momento all’altro deve nascere Venturino, così chiameranno il nipote di Efisio.
È raggiante, ma non sa come cominciare. Poi si decide, per interrompere il silenzio che si è formato.
«Anthony mi ha mandato a chiamare. Dice che i genitori di sua madre vogliono conoscermi. Ho qui la sua lettera, ci sono anche due righe di invito scritte dai suoi nonni inglesi. »
Olema afferra la lettera, ma è Efisio a leggerla. Sono poche righe in tutto, molto affettuose quelle scritte da Anthony, più convenzionali quelle dei genitori di Jenny. Forse sono anche loro un po’ gelosi di Rosa?
«E come farai con l’Università? » È Giselda che domanda. Rosa si è anche lei iscritta alla facoltà di Medicina. Studia bene, è in pari con gli esami, per stare al passo con Anthony, dice, perché Anthony non fa fatica a studiare. Ancora poco e saranno entrambi medici. Rosa ha fatto la scelta ascoltando ciò che Anthony le diceva a proposito del suo futuro. Così le è parso naturale scegliere come Anthony.
«Ti accompagneremo noi all’aeroporto. »
«Non è necessario, saranno i miei genitori a farlo. »
«Sono contenti che tu vada? »
«Sì. »
«Quanto starai fuori? »
«Una settimana. »
«Come noi. »
«Sì. »
«Vuoi bene a Anthony? » Chi faceva questa domanda, all’improvviso, era Olema. Rosa arrossì, ma non indugiò.
«Gli voglio molto bene. Lo amo. »
«Sai che significa? » Era Efisio.
«Sì. Che lo seguirò in tutto quello che vorrà fare. »
«Ma sai qual è il suo destino? »
«Me ne ha parlato. »
«Lo condividi? »
«Sì. »
«Lo condividi perché lo ami? »
«Forse. Ma lo scopo della sua vita, e lo scopo della vita di suo padre, sono entrati anche in me. Penso di poter dire che condivido il suo progetto perché lo sento anche mio. »
«Non è una vita facile. »
«Lo so. »
«Non basta saperlo. Sarà una vita durissima, soprattutto per una come te, abituata alle nostre comodità. Là non ci sarà niente di quanto hai conosciuto in Italia. L’uomo vive come se non fossero trascorsi i secoli. C’è appena la luce elettrica, ci sono soltanto i medicinali a segnare il nostro tempo. Per il resto, tutto è immutato. »
«So da Anthony tutto questo. »
«E nonostante ciò senti che sarà una vita possibile per te? »
«Perché sono una donna? »
«Anche. »
«Jenny lo era e, a sentire Anthony, sua madre era felice. »
«Quando partirai? »
«Vorrei partire domani, se fosse per me. Ma Anthony vuole che lo raggiunga subito dopo le feste di Natale. Devi trascorrerle con i tuoi, partirai dopo l’Epifania, quasi me lo ha ordinato, ed io non riesco a pensare a come farò a trascorrere tutto questo tempo. »
«Vieni a trovarci » disse Efisio. «Parleremo insieme del tuo viaggio e di ciò che ti attende. Voglio che tu sia consapevole di quanto farai. »
«Lo sono, non dovete preoccuparvi di me. »
«Vorrei che tu fossi felice, lo vorrei tanto. » Era ancora Efisio.
«Non vedo l’ora di incontrare Anthony. »
«I tuoi genitori sanno della scelta di vita a cui ti stai preparando? »
«Sì. »
«Possibile che non abbiano cercato di dissuaderti! »
«Non lo hanno mai fatto. Quando si sono accorti che amavo Anthony, mi hanno solo detto di leggere nel mio cuore per essere certa che lo amassi davvero, e poi hanno lasciato decidere a me. »
«Hai detto loro che te ne andrai con Anthony in quelle isole, una volta terminati gli studi? »
«Sì. »
«E loro non hanno battuto ciglio? » Era Olema ora.
«No. »
«Devi essere una ragazza eccezionale se i tuoi genitori hanno questa grande fiducia in te. »
«Sono i miei genitori ad essere grandi. Io sono soltanto la loro figlia. »
Efisio si commuoveva. Fu Giselda a parlare.
«Vorrei darti una mano a preparare questo viaggio. Acconsenti che ti aiuti, per quanto potrò? »
«Non potrai » disse Donato. «Quando sarà il momento che Rosa dovrà accingersi a partire, tu avrai già nostro figlio a cui badare. Ci sarà Venturino ad occupare il nostro tempo. Ma potrò fare qualcosa io per te, Rosa. » Sembrava che facessero a gara per rendersi utili. Rosa ormai la consideravano la sposa di Anthony, era già una di loro, per lei avrebbero potuto dare la vita.
 

Diario di Efisio

Venturino è di là che piange. Lo sento strillare. Giselda vuole addormentarlo, ma lui sembra che intraprenda ogni volta la lotta col sonno. È già un egoista. Vuole vivere ogni minuto del tempo che gli è dato. È un bel bambino, non sono sicuro se somigli più a Donato o a Giselda. Forse alla madre, ha i tratti delicati di lei. Donato ha un viso più rude, più spigoloso. Venturino ha un carnato bianco come il latte, gli occhi lievemente grigi, ma Giselda dice che tutto può cambiare. Ha appena due mesi. I suoi strilli riempiono le ore della giornata. Donato ha imparato ad accudirlo. Lo cambia anche! Cosa che non mi è mai riuscito di fare, quando erano piccoli i miei figli. La sera, se Giselda è impegnata in qualche riunione della scuola e torna tardi, è Donato ad occuparsi del bambino. Ma mentre lavorano, l’incarico di non fargli mancare niente e di stare attenti ad ogni suo rumore è assunto da Olema. Devo dire che è lei la colonna portante. Qualcosa tocca anche a me di fare, non posso esimermi. Donato e Giselda hanno l’incombenza del lavoro; quando tornano e prendono Venturino, lo vedo che sono stanchi, ma hanno l’entusiasmo dei genitori che allevano il loro bambino, e sembra che non sentano la fatica. Spesso sono costretti ad alzarsi la notte, perché il piccolo deve essere allattato. Prende il latte artificiale, ed è abbastanza regolare negli orari. Ma una poppata la fa in piena notte, o alle tre o alle quattro, e allora a qualcuno dei due tocca di fare la levataccia. Giselda sorridendo mi racconta che hanno disposto dei turni per spartirsi la fatica. Olema si è offerta a mia insaputa di tenere lei qualche notte Venturino, ma per fortuna Giselda è una donna sensibile e soprattutto una donna che sa leggere dentro di me. Ha ringraziato e ha declinato l’offerta con molto garbo, al punto che Olema non si è offesa. Ne sono stato sollevato! È un pensiero gentile che è stato usato nei miei riguardi che non dimenticherò mai. Purtroppo sono fatto così, pigro anche in questo. Però tutti mi riconoscono una cosa, che quando sto con Venturino, lui è contento, sgambetta, non stacca gli occhi dal mio viso; ogni movimento che faccio lo osserva con attenzione; quando qualcuno lo chiama, lui si volta per un solo attimo, poi torna a cercare me, e quando trova il mio sguardo sorride. Non c’è gioia più grande in questo momento che possa occupare così pienamente la mia anima. Come mi sentivo in Anthony, mi sento in Venturino. Mi cerca perché ha dentro le vene il mio sangue, una parte della mia anima è già in lui, sa che da me non può venire alcun pericolo, ma anzi sa che io sono il rifugio per ogni sua paura. Quando dorme, apro appena appena la porta della cameretta, attento che i cardini non cigolino. Li ho anche unti a maggior garanzia! Entro in punta di piedi, vado a cercare il suo viso. Tiene le braccia aperte, i pugnini chiusi, e la testa reclinata all’indietro. È una caratteristica che hanno avuto entrambi i miei figli. Venturino è della mia razza! Il pensiero corre già ai progetti su di lui perché il suo futuro sia il migliore possibile. Già mi domando quali saranno le sue inclinazioni, se diventerà un artista, un sognatore, o prenderà la strada dei genitori di Giselda, che sono commercianti. È assurdo, ma già da ora che ha poco più di due mesi, cerco di intuire tutto questo! È pazzia, ha ragione Olema a prendersi gioco di me, la sera, quando andiamo a letto, ed ora trascorriamo tutto il tempo che precede il nostro sonno a parlare di Venturino e del suo futuro. Anthony per il momento è passato in secondo piano, ma quando ci ricordiamo di lui, occupa da solo tutta la nostra mente. Anthony sta assumendo le dimensioni di un gigante. Quando Rosa è tornata da Londra, ci ha raccontato meraviglie su di lui. In ospedale dove sta facendo pratica lo ammirano, è simpatico, sa stare con gli amici, tutti gli vogliono bene, ha parlato con tutti del suo progetto di tornare da suo padre. Ne parla sempre con orgoglio, di suo padre. Lo adora, si vede, e anche Rosa ha imparato ad amare il mio ragazzo. Anthony è mio nipote, come Venturino: li amo, ma non posso dimenticare che Uilio e Donato sono i miei figli, coloro che hanno reso speciale la mia esistenza, che mi hanno fatto contento della vita che Dio mi ha dato. Non sono diventato ricco né famoso con il mio lavoro; quando morrò, dopo qualche anno saranno pochi coloro che si ricorderanno di me. Ma ho dato i natali a due ragazzi straordinari, questi ragazzi sono i miei figli, e loro e le generazioni di figli che nasceranno saranno anch’essi figli miei, qualcosa porteranno dentro di loro di questo vecchio che se ne sta andando. Solo questo pensiero, di una eternità cioè che promana da una vita, che si eredita da una precedente esistenza, giustifica non solo la nascita di un uomo, ma anche le molte sofferenze, le molte delusioni patite.
Rosa mi ha confermato ciò che già Anthony mi aveva detto al telefono la sera di Natale. Eravamo a cena, lui lo sapeva che ci avrebbe trovati a quell’ora tutti insieme. Ha squillato il telefono. Sono Anthony, nonno, mi ha detto, e mancava poco che mi scappasse il ricevitore di mano. Sono rimasto lì a balbettare come un idiota. È stata Olema a capire, e a correre accanto a me, ha voluto mettere il suo orecchio vicino al mio per ascoltare. Come stai, gli ha gridato ad un tratto non riuscendo più a trattenersi. Sto bene, nonna, le ha risposto lui, e si capiva che stava ridendo, ridendo di gioia, caro il mio Anthony! Poi mi ha detto ciò che tutti ci aspettavamo ormai, che desiderava fidanzarsi ufficialmente con Rosa, e domandava se eravamo contenti. Contentissimi, gli ho risposto io, senza nemmeno attendere il parere di Olema, che però subito ha fatto un cenno di sì con la testa. Le scendevano le lacrime sul viso. E allora si sono alzati anche Donato e Giselda, con Venturino in braccio. Giselda lo ha avvicinato alla cornetta e così Anthony ha potuto udire per la prima volta la sua voce, uno strillo, per la verità, ma a Anthony è bastato per dire che aveva tutta l’energia della nostra razza. Sarà anche lui un medico, ha detto, e quando sarà grande lo manderò a chiamare e staremo bene insieme, nonno. Non seppi che rispondergli, dissi solo banalmente: Ne deve ancora passare di acqua sotto i ponti, dissi proprio questa frase sciocca, e Anthony capì che ammiravo il suo coraggio, ma ancora non avevo compreso appieno il valore di quanto lui e suo padre andavano facendo. Lo sto apprendendo solo ora, dopo che Rosa mi ha raccontato di quanto Anthony è ammirato tra i suoi colleghi, della sua spiccata intelligenza, del suo amore verso il prossimo, della sua dedizione totale a chi ha bisogno. I genitori di Jenny quando sono con lui, sembra che pendano dalle sue labbra, racconta Rosa. Lo guardano e non si stancano di ammirarlo. Se Anthony decide di uscire con loro, diventano febbrili, tremano, balbettano, e si vede che sono contenti di lui. Lo esibiscono come una loro bandiera. La bandiera di una fede che fu già della loro Jenny.
Rosa è tornata da Londra più convinta di prima della sua scelta. Non esce quasi più di casa. Aiuta i genitori e studia, come se avesse fretta di concludere. Il poco tempo libero lo dedica alle visite alla nostra casa. Sa che le vogliamo bene, che trepidiamo per lei, che vediamo in lei il nostro Anthony. Si sposeranno presto, ne siamo tutti convinti, e benediciamo quel giorno, perché sappiamo che Anthony avrà accanto a sé per sempre una donna felice.

 Dear Dad, Dear Son #20

Rosa had knocked on the door of Efisio’s house. It was late afternoon. She’d expected Giselda with her big bump and Donato to be at home as well. Now she was in the sitting room with all four of Anthony’s family. The baby was due any day. Any time now, Efisio’s grandson Venturino would be born.
      Rosa was radiant but didn’t know where to begin. Then she decided to break the silence that had fallen.
      “Anthony sent me to call on you. He says his mother’s parents want to meet me. I have his letter here. There are two lines with the invitation written by his English grandparents.”
       Olema took the letter but it was Efisio who read it. There were only a few lines altogether, those written by Anthony were very affectionate while those from Jenny’s parents were more conventional. Could they too be a little jealous of Rosa?
      “What will you do about university?” asked Giselda.
      Rosa was also studying medicine. She worked hard and passed all her exams so as to keep up with Anthony, she said, because he didn’t find it difficult to study. Both of them would be doctors before long. Rosa had made her choice because of what Anthony had told her about his future. It had seemed natural to make the same choice as Anthony.
      “We’ll take you to the airport.”
      “Thank you but it’s all right. My parents will take me.”
      “Are they happy about you going?”
      “Yes.”
      “How long are you going for?”
      “A week.”
      “The same as us.”
      “Yes.”
      “You’re fond of Anthony, aren’t you,” said Olema unexpectedly.
      Rosa blushed but did not hesitate. “Yes,” she said,” I’m very fond of him. I love him.”
      “Do you know what that means?” asked Efisio.
      “Yes. It means I’ll follow him in whatever he wants to do.”
      “You do know where his future lies, don’t you?”
      “He’s talked to me about it.”
      “Do you share it?”
      “Yes, I do.”
      “Because you love him?”
      “Perhaps, but the purpose of his life and his father’s is now also mine. I think I can say I share his plans because I feel they’re mine too.
      “It’s not an easy life.”
      “I know.”
      “It’s not enough to know. It’ll be a very hard life, especially for someone like you who’s accustomed to all the comforts we have here. There’ll be none of the things you’ve known here in Italy. People there live as if the centuries haven’t gone by. They’ve only recently got electric light and only the medicines are up-to-date. Otherwise, nothing has changed.”
      “I know. Anthony’s told me.”
      “Yet you still feel you can live like that?”
      “Because I’m a woman, do you mean?”
      “Partly.”
      “Jenny lived there and from what Anthony says, she was happy.”
      “When do you leave?”
      “I’d leave tomorrow if it was up to me but Anthony says we should go after the Christmas holidays. ‘ You must spend Christmas and New Year with your family,’ he said, as if he was giving me an order, ‘and we’ll leave after the first week in January.’ I don’t know how I’ll manage to wait that long.”
      “Come and see us,” said Efisio. “We’ll talk about the journey and what’s awaiting you. I want you to be aware of what you’re doing.”
      “I am aware. You mustn’t worry about me. None of you.”
      “I wish you happiness,” said Efisio. “I wish that very much.”
      “I can’t wait to see Anthony.”
      “Do your parents know about the life you’re preparing for?”
      “Oh yes.”
      “Surely they’ve tried to dissuade you!”
      “Not in the slightest. When they realised I loved Anthony, all they said was that I should look deep into my heart so as to be sure that I really do love him and then they left it to me to decide.”
      “Have you told them you’re going to these islands with Anthony when the two of you have finished your exams?”
      “Oh yes.”
      Olema broke in. “And they weren’t upset?”
      “No.”
      “You must be an exceptional girl for your parents to have such faith in you.”
      “It’s my parents who’re exceptional. I’m only their daughter.”
      Efisio was moved.
      “I’d like to help you get ready for the journey,” said Olema. “Will you let me, as far as I can?”
      “You won’t be able to,” Donato reminded her. “When it’s time for Rosa to get ready to leave, you’ll have our son to look after. There’ll be Venturino taking up your time. But I’ll be able to give you a hand, Rosa.”
      It was as if they were competing to make themselves useful. They already regarded Rosa as Anthony’s wife, she was one of them and they would have done anything for her.  

Efisio’s Diary  

Venturino is crying. I can hear him yelling. Giselda is trying to get him to go to sleep but he always seems to fight against it. He’s a self-centred little creature. He wants to live every minute of the time given to him. He’s a lovely baby but I’m not sure whether he’s like Donato or Giselda. Perhaps his mother. He has her delicate features. Donato’s face is rougher, more angular. Venturino has a milky white complexion and pale grey eyes but Giselda says everything can change. He’s just two months. His cries fill the daytime hours. Donato has learned how to look after him – he even changes his nappy, which is something I never did when my sons were small. In the evening, if Giselda has a meeting at the school and gets home late, it’s Donato who sees to him. But while they’re both at work, it’s Olema who’s responsible for seeing he lacks for nothing and listening for every sound he makes. I have to say that she’s the mainstay though sometimes there’s something for me to do. I can’t duck out of it.
      Giselda and Donato both have to go to work. When they get home and take Venturino I can see they’re tired but they have the enthusiasm of parents bringing up their baby and they don’t seem to feel their weariness. Sometimes they have to get up at night to feed the baby. He takes a bottle and has quite a regular timetable but he needs a feed in the middle of the night or at three or four o’clock in the morning and one or other of them has to get out of bed. Giselda tells me with a smile that they take it in turns so only one of them is disturbed. Unbeknownst to me, Olema offered to take Venturino for some nights but Giselda is a sensitive woman and, more to the point, a woman who understands me. She thanked Olema but declined the offer so nicely that Olema wasn’t offended. I was relieved. It was a kindly thought as regards me and I won’t forget it. Unfortunately, this is how I’m made, lazy even in this.
      However, everyone acknowledges one thing and that is that when I’m with Venturino he’s happy, kicks his legs and never takes his eyes off my face. He watches every move I make. When someone calls his name, he turns for a moment, then he looks for me and when he catches my eye, he smiles. There’s no joy that can fill my heart so completely now. As I felt myself in Anthony, now I feel myself in Venturino. He seeks me because he has my blood in his veins and a part of my soul is in him. He knows no danger can approach him when he’s with me and he also knows that I’m a refuge for all his fears. When he’s asleep, I sometimes open the door of his bedroom a little, taking care that the hinges don’t creak. (I’ve oiled them just to be quite sure.) I go in on tiptoe and look at his face. He lies with his arms spread, his little fists closed and his head thrown back. Both my sons were like this. Venturino comes from my stock!
      My thoughts are already running on plans for him so that his future will be as bright as possible. I’m already wondering where his inclinations will lie, whether he’ll be an artist, a dreamer, or whether he’ll take after Giselda’s parents who are shopkeepers. It’s ridiculous, but I’m already trying to guess all of this when he’s only a little more than two months old. It’s mad and Olema is right to make fun of me. When we go to bed at night, we spend all the time before we fall asleep talking about Venturino and his future.
      Anthony is in second place now but when we do think about him he alone fills our thoughts and at the moment he looms large in our minds. Rosa told us wonderful things about him when she came back from London. They think highly of him in the hospital where he’s doing his training, he’s well-liked, he gets on well with his friends, everyone’s fond of him and he’s told everyone about his plans to return to his father. He always speaks proudly of his father. It’s clear he adores him and Rosa too has learned to love my son. Anthony is my grandson and so is Venturino, but I cannot forget that Uilio and Donato are my sons, the people who have made my existence special and made me happy with the life God has given me. My work has made me neither rich nor famous. When I die, after a few years few people will remember me. But I brought two extraordinary children into this world. Those boys are my sons and they and the generations of children that will be born will also be my children and will carry something within them of this old man who is coming to the end of his life. Only this thought, the thought of the eternity that comes from a life inherited from an earlier existence, justifies the birth of a man and the great suffering and many disappointments he endures.
      Rosa has confirmed what Anthony told me on the phone on Christmas Eve. We were having dinner and he knew we would all be together at that time. The phone rang, I picked it up and when he said, “It’s Anthony, grandpa,” I almost let the receiver slip out of my hand. I stood there babbling like an idiot. It was Olema who understood who it was and she quickly came to my side and put her ear near mine so she could listen. “How are you?” she shouted when she couldn’t contain herself any more. “I’m fine, grandma,” he answered and we could hear him laughing, laughing for joy. Oh my dear Anthony! Then he told me what we’d all been expecting for some time, that he wanted to be officially engaged to Rosa and asked if we were happy. “Very happy,” I said, without waiting for Olema’s opinion but she immediately nodded. Tears were running down her face.
      Then Giselda, with Venturino in her arms, stood up. She came to the phone so that Anthony could hear the baby’s voice for the first time. It was more of a scream, to tell the truth, but enough for Anthony to know that he was as energetic as the rest of our family. “He’ll be a doctor too,” he said, “and when he’s grown up, grandpa, I’ll send for him and we’ll live happily together.” I didn’t know how to reply to that, so I feebly said, “A lot of water has to flow under the bridge before then.” That’s the stupid thing I said but Anthony understood that I admire his courage but haven’t yet fully understood the value of what his father is doing and what Anthony will do. Only now that Rosa has told me do I understand how much Anthony is admired by his colleagues for his remarkable intelligence, his kindly affection for those around him and his total dedication to those in need. She told me that Jenny’s parents hang on his every word. They gaze at him and never tire of admiring him. If Anthony decides to go out with them, they become quite excited and tremulous. “You can see how happy they are with him,” Rosa said. “They show him off like a flag.” The flag of faith they once carried for Jenny.
      Rosa has come back from London surer than ever of her choice. She hardly leaves the house. She helps her parents and she studies as if she were in a hurry to finish. The little free time she has she comes to visit us. She knows we’re fond of her, that we worry about her and that we see Anthony in her. They’ll get married soon, we’re all sure of that, and we’ll bless that day because we know that Anthony will have a happy woman at his side for always.


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Bart