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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #22/22

6 Novembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio  #22

Diario di Efisio  

Uilio è morto tre anni dopo. Non ci ha più scritto. Le poche cose che abbiamo continuato a sapere di lui, ce le diceva Anthony. Ora Anthony vive laggiù, in quell’isola che non ho più voluto sapere dove fosse. Desidero immaginare Uilio dovunque ci sia bisogno di un uomo buono. Là ci sarà la sua presenza, là ci sarà la sua tomba per chiunque voglia sperare nella bontà. Olema ed io ci consoliamo guardando crescere Venturino. Si fa anche lui un bel ragazzo. Somiglia a Anthony. Anthony ha sposato Rosa, si sono sposati qui, con una cerimonia semplice. Poi sono partiti senza perdere un minuto, sono andati da Uilio, hanno fatto in tempo a vederlo vivo, sono stati con lui, lo hanno aiutato, hanno ricevuto i suoi consigli, lo hanno visto sorridere. Anthony ci ha detto che sembrava tornato un ragazzino. Quando smettevano il lavoro, si dedicavano a lui, lo portavano sulla spiaggia davanti all’oceano, e lo lasciavano cullarsi nel suo silenzio. So che in quel momento pensava a noi, a sua madre e a suo padre, pensava a noi perché lo sentivo, sentivo il suo pensiero darmi i brividi, allora correvo da sua madre, non lo senti? le domandavo, non senti che Uilio sta pensando a noi? Olema mi toccava e piangeva. Sì, lo sentiva anche lei. È morto senza lamentarsi, ha accolto la morte così come mi aveva scritto. Io credo che abbia visto a fianco di lei la sua Jenny, e poi abbia pensato a noi. Anthony mi ha mandato una foto. Hanno eretto una lapide vicino all’ospedale e hanno fatto un busto di legno che lo ritrae. Uilio ha la barba! Così come lo immaginavo. Non so se se la sia fatta crescere dopo che gliene ho parlato. Ma sono stato contento di vederlo ritratto così. Accanto al busto ci sono, uno di qua e l’altra di là, Anthony e Rosa. Questa foto è in camera nostra e nello studio, accanto alla foto che ritrae Jenny. La guardiamo spesso, e non nascondo che proviamo la sensazione dolorosa che il tempo passa e anche noi siamo destinati a morire. Anthony mi ha anche spedito un foglietto di carta, un minuscolo foglietto di carta. Mi ha raccontato che vicino a morire Uilio lo ha richiesto a Anthony, ha insistito perché Anthony non voleva che si affaticasse. Ha chiesto una penna e si è messo a scrivere. Faticava, soffriva. Dopo si è buttato giù sul cuscino, ha respirato profondamente, ha guardato i suoi cari, ed è morto. Quel foglietto lo tengo qui sul mio cuore. C’erano scritte queste poche parole vergate con sofferenza fisica, ma con tanta gioia:

Caro papà, cara mamma, vi penso, vi amo. Uilio.  

Ora sto sempre più spesso davanti alla finestra. Guardo il tetto dalle tegole rosse. Penso, rifletto, ma soprattutto resto in attesa che i miei scrittori amati e i loro personaggi entrino nella mia casa. Lo faranno. Prima o poi succederà. Ci raduneremo qui nel mio studio. Anche se è piccolo, sono sicuro che ci entreremo. Parleremo e parleremo, ci racconteremo i nostri segreti. Sarò contento, non sarò mai più solo né triste. Questo sarà il segno della loro benevolenza, e forse mi prenderanno con loro.
Allora sarò pronto anch’io a morire.[1]

[1] Quando era ancora inedito “Caro papà, Caro figlio” vinse nell’anno 2000 il 1 ° premio ex-aequo del 14 ° Concorso Letterario Internazionale “Giovanni Gronchi”, nella Sezione Speciale “Omaggio a Carla Gronchi” per opere di alto contenuto sociale e umano. Questa è la motivazione:“È un romanzo che suscita profonda commozione perché riassume l’intimo travaglio di un genitore che dopo avere sempre seguito passo dopo passo il figlio, fino al suo conseguimento della laurea in medicina, se lo vede scomparire improvvisamente e senza alcun motivo apparente per una destinazione sconosciuta.
Arriverà poi, dopo molto tempo, una lettera (“Caro papà”) a chiarire il mistero. Una lettera proveniente da una lontana e semisconosciuta isola del Pacifico, dove il giovane medico si è rifugiato per appagare la sua vocazione: quella di aiutare i deboli, gente abbandonata a se stessa senza alcun aiuto, in condizioni ambientali difficili.
Il padre vince l’intima pena e instaura così un rapporto epistolare con il figlio, confortandolo con la sua comprensione e la sua solidarietà.
Un rapporto che si sviluppa nel segno dell’amore e della confidenza: il giovane conosce una collega, come lui dedicatasi a questa missione umanitaria, e la sposa. La nuova famiglia avrà un figlio, che in seguito il padre spedisce in patria dal nonno, perché lo faccia studiare e lo educhi a quei principi e a quei valori che in passato sono stati ispirati a lui stesso. Un’educazione da portare avanti non in esclusiva, ma alternativamente con la famiglia dei consuoceri, affinché anche quest’ultimi trovino motivo di conforto nella vicinanza del ragazzo, capace di lenire il dolore latente per la figlia lontana e praticamente perduta.
Una storia che si concluderà tragicamente per il medico, vittima della propria missione, ma che non intaccherà il clima di fede e di speranza che l’opera del defunto è stata capace di suscitare.”

 

(fine)

Dear Dad, Dear Son #22  

Efisio’s Diary

Uilio died three years later. He didn’t write again. It was Anthony who told us the little we continued to hear about him. Anthony lives there on that island whose whereabouts I no longer want to know. I like to imagine Uilio wherever there is need of a good man. His presence will be there, his grave will be there for whoever wants to hope in goodness. Olema and I comfort ourselves by watching Venturino grow. He too will be a handsome boy. He looks like Anthony. Anthony married Rosa in a simple ceremony here. They then left at once and went to be with Uilio. They got there in time to see him, lived with him, helped him, received all his advice and saw him smile. Anthony told us he’d become like a boy again. When he and Rosa finished work, they spent their time with him, took him on to the beach beside the ocean and left him there to cradle himself in his silence. I know he thought of us at that moment, of his mother and father, he thought of us because I felt him. I felt his thought make me shiver and I ran to his mother. “Didn’t you feel him?” I asked her. “Didn’t you feel that Uilio is thinking of us?” Olema touched me and wept. Yes, she had felt him too. He died without complaining and met death as he had said he would. I believe he saw Jenny at his side and then thought of us.
      Anthony has sent me a photo. They’ve erected a tombstone near the hospital and made a wooden bust of him. Uilio with a beard! Just as I had imagined. I don’t know if he let it grow after I’d mentioned it to him but I’m happy to see him portrayed with it in the photo. Anthony and Rosa are on either side of the bust. This photo is in our bedroom and in my study, next to the photo of Jenny. We often look at it and I confess we have the sad feeling that time is passing and we too must die. Anthony also sent a piece of paper, a tiny piece of paper. He told me that when Uilio was near to death, he’d asked Anthony for it and had insisted when Anthony didn’t want him to tire himself. He asked for a pen and started to write. It was a struggle and he was in pain. Afterwards, he fell back on the pillow, drew a deep breath, looked at his loved ones and died. I keep that piece of paper next to my heart. On it are these few words, written with bodily suffering but great joy:  

      Dear Dad, dear Mum, I’m thinking of you, I love you. Uilio

      Now I stand more often at the window. I look at the roof with the red tiles. I think and reflect, but especially I wait for my beloved writers to come into my house. They will. Sooner or later it will happen. We’ll meet here in my study. It’s small but I’m sure they’ll all get in. We’ll talk and talk and tell each other our secrets. I’ll be happy. I’ll never be lonely or sad again. This will be a sign of their kindliness and perhaps they’ll take me with them.
      Then I too will be ready to die.[1]  

[1] In 2000, when this novel (Caro papà, Caro figlio in the original Italian) was still unpublished, it won first prize equal in the Carla Gronchi Special Section in the 14th Giovanni Gronchi International Literary Competition, for works with a high social and human content. This was the citation: “This is a novel which arouses deep emotion because it traces the intimate suffering of a father who had followed his son step by step up to the time when he graduated in medicine only to see him leave for an unknown destination, suddenly and for no apparent reason. Much later, a letter arrives (Caro papà) to explain the mystery. It comes from a distant, almost unknown island in the Pacific where the young doctor has gone in order to fulfil his vocation, that of helping the weak, people abandoned and without help, in difficult environmental conditions. His father overcomes his private pain and establishes a relationship with his son through letters, in which he gives the support of his understanding and support. The relationship develops through love and intimacy. The young man meets a fellow doctor, a young woman dedicated like himself to this humanitarian mission, and marries her. They have a son who is later sent to live with his grandfather so that the latter can teach him to study and bring him up according to the principles and values that inspired the boy’s father. This upbringing is carried out not only by the son’s family but also that of his wife’s so that her parents also find comfort in being with the boy who eases their latent pain for their distant daughter. It is a story that ends tragically for the doctor, victim of his mission, but this does not undermine the atmosphere of faith and hope that the dead man’s work has inspired.

(the end)


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 6 Novembre 2008 @ 21:22

    Romanzo di grande respiro umano e commotivo. Romanzo dove emergono i sentimenti più eletti, più alti, che riguardano la famiglia ed i rapporti sociali ed umanitari.
    La famiglia si presenta chiaramente quel nucleo di affetti, di sostanza, di principi, di valori, di fede, di rapporti, che fanno di questa istituzione un bene prezioso per tutta la società.
    L’altruismo, il dare se stessi per gli altri, lo spirito di carità, il dedicarsi completamente ai bisogni ed alle sofferenze dei meno fortunati costituiscono la più nobile espressione dell’uomo e trovano la spinta ed il fondamento nei dettati precipui del Vangelo.
    Certamente non può essere sottaciuta la sofferenza di genitori, nel vedere allontanarsi un figlio, che non ritroveranno più, se non nel cuore e nel ricordo, ma dobbiamo anche tener presente che i figli sono come i piccoli delle rondini: appena gli stessi hanno acquisito l’abilità del volo, se ne vanno, per aprirsi alla vita, alla loro vita. Al dolore, pur immenso, di una perdita, c’è la grande consolazione, per cui i figli non solo si realizzano secondo le proprie aspirazioni, ma come nel presente caso, abbracciano elevati propositi dal consistente valore terreno e graditi immensamente nel Cielo.
    Infine nel dolore, che pare inconsolabile, della famiglia di Uilio, Dio ha dato la ricompensa di altre gioie, che riescono non poco a lenire tale sofferenza. Dio toglie e dà. E non abbandona.
    Una prosa, questa del romanzo, scorrevole, ben articolata, lieve e “pulita”, che ci ha offerto un quadro poetico, suggestivo, completo, solido. Mai si cade nel banale o nello sdolcinato
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Novembre 2008 @ 22:03

    Grazie, Gian Gabriele. E’ un romanzo a cui tengo molto per i valori morali e civili che ho cercato di rappresentare e che tu hai egregiamente messo in evidenza.

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