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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #2/22

17 Ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio  #2

Caro figlio,

quand’eri ragazzo, lo sai bene, avevo altri progetti su di te. Ma presto ho dovuto riconoscere che mi sbagliavo. Un padre non pu√≤ decidere il destino dei figli. Il tuo destino era segnato in te, dal momento della tua nascita. S√¨, io credo in questo, che ciascuno di noi nasce per svolgere un compito preciso in questo mondo, e il tuo era quello che hai scelto. Scelto, perch√© urlava in te pi√Ļ degli altri destini che stanno racchiusi dentro un uomo. Non ci sono arrivato subito, e forse √® per questo che c’√® stato un periodo della nostra vita in cui ci siamo irrigiditi l’uno con l’altro e covava in te un certo risentimento. Un padre si accorge di ogni cosa che accade al figlio, soprattutto quando √® tutti i giorni sotto i suoi occhi. Te ne potevo parlare, apertamente, come ci siamo promessi molte volte di fare, quando muovevi verso di me le tue prime confidenze. Ma ci sono delle promesse che a volte imbarazzano, e questa √® una di quelle. Quando avvertivo il livore che provavi allorch√© mi insinuavo nei tuoi disegni sull’avvenire, sentivo anche che parlarne avrebbe generato un’umiliazione per entrambi. Ci avrebbe fatto sentire sminuiti nel nostro coraggio e nella nostra capacit√† di lottare. Cos√¨ ho taciuto. Cos√¨ siamo andati avanti. Cos√¨ gli anni sono trascorsi; e tu crescevi forte nel carattere, come desideravo, e desiderava tua madre, con la quale non poche volte mi sono confidato. Tua madre vedeva pi√Ļ lontano di me; mi rimproverava quando si accorgeva che cercavo di usarti prepotenza, sebbene una prepotenza dettata dall’amore. “Devi lasciarlo crescere da solo. Deve sapere lui quali scelte fare e il momento in cui compierle. Non sar√† grande abbastanza, mai, se non far√† cos√¨.” Quando il giorno dopo mi sorprendevi pi√Ļ malleabile, pi√Ļ arrendevole, non era per una mia scelta, ma per il suo consiglio. Tua madre √® stata sempre pi√Ļ brava di me a capire questo mondo, e il carattere degli uomini. Perci√≤, venne il momento che dissi di s√¨ a tutte le tue scelte, anche quelle che mi ripugnavano. Qualche volta ho sbagliato a lasciarti fare, ma tra gli errori saresti maturato, come voleva tua madre. Poi mi confidasti che volevi partire, lasciarci. Io dico lasciarci soli, anche se tu scongiuravi che non era affatto questo il significato della tua partenza. Era una mattina fredda d’inverno quando ci lasciasti. La rammento sempre, non la dimenticher√≤. La sera prima aveva nevicato. Di notte aveva fatto qualche grado sotto zero. Ero venuto davanti alla porta della tua camera per ascoltare se dormivi. Dormivi, cos√¨ mi parve. E dormiva anche tuo fratello Donato. Lui russa un po’, e lo riconoscevo. Tu hai sempre avuto un sonno silenzioso, anche quando avevi pochi mesi, e pochi anni. Tornato a letto, un’ora dopo eri tu che bussavi alla porta della mia camera. Avevo ripreso sonno, e fu tua madre a sentirti e a invitarti ad entrare. Dicesti poche parole. Ti pregai di consentirmi di accompagnarti, di lasciare che venisse anche tua madre, ma fosti risoluto. Dicesti un no asciutto, senza sentimento. O sapesti nasconderlo bene. Ti guardai dalla finestra, mentre ti allontanavi con la tua piccola valigia, a piedi. Andavi alla fermata della circolare. Di l√¨ saresti arrivato alla stazione, avresti preso il treno che ti avrebbe condotto in giro per il mondo. Dove? Non volesti dirmelo. Quando sparisti dentro quella circolare color arancione, con il tetto imbiancato di neve e le grosse catene alle ruote, pensai che non ti avrei rivisto mai pi√Ļ. E cos√¨ √® stato. Ma oggi, le circostanze della vita hanno condotto a me tuo figlio Anthony. Non ho conosciuto sua madre, e non so quanto le assomigli, ma ci sei anche tu dentro di lui. Sono tuo padre, e so riconoscerti. Ci sei anche tu. Quando parla, quando domanda, quando esige le risposte, quando lo sorprendo che mi osserva, che misura il mio valore, riconosco nei suoi pensieri i tuoi pensieri. Sar√≤ felice con lui, per tutto il tempo che vorrai lasciarlo qui. Ma tu devi dirmi dove sei. Sono la tua radice, non dimenticarlo. √ą da me che proviene la tua linfa, e da tua madre. Non mi basta intuire, voglio sapere, voglio avere un punto di questo mappamondo immenso, un puntolino dove io sappia che c’√®, laggi√Ļ, una parte di me, una parte della mia vita. Ne ho diritto, e ne ha diritto tua madre, dalla quale √® partito il tuo viaggio. Dovunque sei, dovunque andrai, le tue origini stanno in me e in tua madre. A noi dovrai sempre fare riferimento; anche se tu non lo volessi, siamo noi l’origine della tua vita. Il tuo amico ti porter√† questa lettera, non so quando la riceverai. Fosse passato un mese o un anno, sappi che attendo una tua risposta nella quale dovrai dirmi dove sei. Se lo sapr√≤, ci sar√† un contatto tra noi, invisibile, ma un contatto che riuscir√† a riscaldare i nostri cuori. Se non vuoi farlo per me, fallo per tua madre. Lei sa di questa lettera, anche se non gliel’ho letta. Non ha voluto leggerla, ha detto che siamo una cosa sola, e sa quel che c’√® scritto. Tua madre √® stata sempre una donna straordinaria, a volte non riesco a capirla, ha una sensibilit√† che forse le deriva dalla sua natura di donna. Ma ha detto proprio cos√¨: che sapeva ci√≤ che ti ho scritto.
Ora rispondimi. Saprai superare tutte le difficolt√† materiali e mi farai giungere la prima di una lunga serie di lettere, che saranno la prova di una esistenza che ancora vive dentro di noi. E ci√≤ nell’attesa di riabbracciarti, un giorno. Tuo padre Efisio.
Uilio ricevette la lettera dopo molto tempo, la lesse, poi la ripiegò e andò a deporla nel piccolo cofanetto di vimini, accanto al ritratto della sua Jenny.

Dear Dad, Dear Son #2  

Dear son,

¬† ¬† ¬† When you were a boy I had other ideas for you, as you know. But I soon had to acknowledge that I was wrong. A father cannot decide his children’s destiny but yours was already decided for you, from the moment you were born. Yes, I believe this, that each of us is born to carry out a specific task in this world, and yours was to do what you have chosen. Chosen, because it was crying out within you more loudly than the other destinies that men have within them.
¬† ¬† ¬† I didn’t reach this point at once and perhaps that’s why there was a period in our lives when we were stiff with each other and a degree of resentment grew inside you. A father notices everything that happens to his son, especially when he’s under his eye every day. I could’ve spoken to you openly about this, as we often promised each other we’d do, when you came to me with your first confidences. But there are promises that are sometimes embarrassing and this was one of them. When I noticed the resentment you felt whenever I attempted to influence your plans for the future, I felt that speaking about it would create embarrassment for both of us. It would have made us feel diminished in our courage and our ability to struggle.
¬† ¬† ¬† So I was silent. So we went on. So the years passed and your character became strong as I wanted it to be, as your mother wanted you to be. Your mother saw more clearly than I did. She scolded me when she saw I was treating you in an overbearing way, though it was love that made me do it. “You must leave him to grow up by himself. He has to know what choices to make and when to carry them out. He’ll never be grown-up enough if he doesn’t do it that way.”
¬† ¬† ¬† The next day you were surprised to find me more approachable, more accommodating. This wasn’t through my own choice, but because of her advice. Your mother’s always been better than me at understanding the world and people’s characters. So it was that the time came when I agreed to all your decisions, even those I heartily disliked. Sometimes I was wrong to let you have your own way but you would grow up through these mistakes, as your mother wanted.
¬† ¬† ¬† Then you told me that you wanted to go away. I said, “To leave us,” but you swore that had nothing to do with your departure. It was a cold winter’s morning when you left us. I remember it still, I’ll never forget it. It had snowed the evening before and it had been several degrees below zero during the night. I’d come to your door to check if you were asleep. You were asleep, it seemed to me. Your brother Donato was asleep as well. He snores a little and I heard him. You’ve always slept silently, even when you were a few months, a few years old.
¬† ¬† ¬† I went back to bed and an hour later it was you who knocked on our bedroom door. I’d gone back to sleep and it was your mother who heard and told you to come in. You said little. I begged you to let me go with you, to let your mother come too, but you were resolute. You said no, brusquely, without any feeling. Oh, you knew how to hide things well.
¬† ¬† ¬† I watched you from the window as you walked away with your little case. You were going to the bus-stop. From there you went to the station and caught the train that would take you round the world. Where to? You wouldn’t tell me. When you disappeared inside that orange bus, with snow on its roof and great chains on its wheels, I thought I would never see you again. And so it has turned out.
¬† ¬† ¬† But today, life’s circumstances have brought me your son Anthony. I didn’t know his mother and I don’t know how much he looks like her, but I see you in him too. I’m your father and can recognise you. You’re there too. When he speaks, when he asks a question, when he insists on answers, when I catch him looking at me, weighing me up, I see your thoughts in his. I’ll be happy to have him here for as long as you want to leave him.
¬† ¬† ¬† But you must tell me where you are. I am your roots, don’t forget. Your life blood comes from me and your mother. It’s not enough to guess. I want to know, I want to have a point on the great map of the world, a tiny point where I know you’re there, a part of myself, a part of my life. I have the right to know this. The mother from whom your journey began has this right. Wherever you are, wherever you go in the future, your origins are in me and in your mother. You’ll always have to acknowledge this. We’re the origins of your life even if you don’t want that.
¬† ¬† ¬† Your friend will bring you this letter. I don’t know when you’ll get it. A month or a year may pass but remember I’m waiting for a reply in which you must tell me where you are. If I know that, it will be a contact between us, invisible, but a contact that will warm our hearts. If you don’t want to do this for me, do it for your mother. She knows about this letter although she hasn’t read it. She didn’t want to read it. She said that we two are one and she knows what’s written in it. Your mother has always been an extraordinary woman and sometimes I don’t understand her. She has a sensitivity that perhaps comes from her womanly nature. But that’s what she said: that she knew what I’d written to you.
      Now write to me. Find a way of overcoming the physical difficulties and send me the first of a long series of letters which will be the proof of the life that still exists within us. Something while I wait to embrace you again one day.
Your father,

Efisio

After a very long time, Uilio got the letter, read it, folded it and then went and put it in the little wickerwork box beside the picture of Jenny.


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ÔĽŅ

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart