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Caro Pontone, vediamo di non esagerare

27 Ottobre 2010

Anche il Corriere della Sera, nell’articolo di Fiorenza Sarzanini, avanza l’ipotesi che il caso Montecarlo non sia ancora chiuso e che ancora restano insolute alcune domande. Non è escluso, quindi, che il gip respinga la richiesta di archiviazione.

Scrive la Sarzanini:

“Ma sono gli stessi magistrati a sottolineare come «tale valutazione è stata effettuata in astratto, senza tenere conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente ». E’ proprio quest’ultima affermazione a poter cambiare le sorti dell’indagine. L’atteggiamento della Procura non appare infatti netto rispetto alle circostanze accertate, ma sembra anzi voler marcare l’esistenza di un margine di ambiguità che potrebbe richiedere ulteriori controlli e approfondimenti.
I magistrati non hanno mai visionato l’immobile, né hanno disposto una perizia ufficiale che potesse valutarne l’effettivo valore al momento della stipula del rogito. Il gip potrebbe dunque respingere la richiesta di archiviazione sollecitando l’effettuazione di una consulenza che verifichi l’effettiva fatiscenza dell’appartamento sulla base dei lavori di ristrutturazione effettuati dopo l’acquisto avvenuto nel luglio 2008 da parte della società off shore Printemps che l’aveva poi ceduto alla Timara, entrambe con sede a Santa Lucia, ai Caraibi. Un passo che sarà certamente sollecitato dagli esponenti de La Destra, che l’estate scorsa avevano presentato la denuncia per truffa aggravata.”

Dunque Pontone, l’ex tesoriere di An, che secondo me è stato utilizzato da Fini approfittando del rispetto di un anziano servitore del partito, esagera un po’ troppo nell’intervista rilasciata a Corrado Castiglione sul il Mattino:

“Ai magistrati cosa ha raccontato?

«Tutto quello che sapevo della compravendita. Chi aveva denunciato sosteneva evidentemente la mancanza di congruità tra il prezzo di vendita dell’immobile e il valore presunto. Non era così. E ora sono soddisfatto: tutto archiviato, il fatto non sussiste ».

Nessun illecito dunque su quella cessione. È così?

«Dal punto di vista morale sono stato diffamato. Ho sofferto molto. Non so quanto tempo è passato: ma per due o tre mesi sono stato sulla graticola. Capisco magari che per un delinquente abituale è una cosa normale, ma per me che sono una persona onesta e perbene, un galantuomo, è stato davvero terribile ».

Caro Pontone, nella stessa richiesta di archiviazione si fa capire che il prezzo non è stato affatto congruo, al punto che si suggerisce di aprire un contenzioso civile.

Dunque, nessuno vuole dare colpe a lei, anzi tutti l’abbiamo considerata un galantuomo finito ingenuamente in un disegno perverso che ha finito per consegnare un bene di An nelle mani del cognato di Fini, attraverso un’operazione off-shore.

Tuttavia, vista la sua esperienza, mentre si possono capire le ragioni di fedeltà al capo del suo partito, non si capiscono quelle che riguardano invece il partito di An. I pm hanno certificato che quella è stata una svendita, e se invece di un partito An fosse stato una società, lei si troverebbe, insieme con Fini, in una situazione molto seria. Fedeltà a Fini. Ma agli interessi del partito?

Se oggi lei dichiara: «Mi sento emozionato come quando mi sono laureato. Manco avessi vinto cento milioni di euro al Superenalotto » significa che non ha capito il pericolo che ha corso, se i pm non avessero voluto aiutare il presidente della Camera.

Lei non può non essersi accorto nel 2008 che il prezzo di vendita rappresentava una specie di regalia nei confronti del compratore, né che questo compratore si nascondeva dietro la maschera di una società off-shore.

Credo che nessun italiano sia disposto a giurare che quell’operazione che lei si è trovato a sanzionare con la sua firma, sia stata e sia ancora trasparente, e non presenti invece, come scrive la Sarzanini, lati oscuri.

Come ho già scritto, spero che il gip respinga la richiesta aberrante dei pm romani, per restituire quel poco di credibilità che ancora resta nel dna della attuale magistratura.

Vede, Caro Pontone, il lato oscuro della vicenda gliel’ha sottoposto il suo stesso intervistatore:

“Resta un’ombra: senatore, ma come si   spiega che poi in quell’appartamento c’era finito il cognato di Fini?

«Non me lo chiedo, non lo voglio sapere, non mi interessa ».

Conosceva Giancarlo Tulliani?

«No ».”

È qui dove lei è stato ingannato. È qui che sta il marcio dell’operazione che le hanno fatto sottoscrivere. Possibile che ancora non se n’è accorto?

Non dia retta a Peppino Caldarola, non si faccia ingannare quando scrive sul Riformista:

“E probabile che la po ­lemica politica sulla casa di Man ­tecarlo potrà avere ancora qualche strascico in relazione al fatto che l’attuale affittuario dell’apparta ­mento è il cognato del presidente della Camera e all’ipertesi che an ­che Fini non si è sentito di esclu ­dere, che costui sia il compratore reale dell’appartamento, ma Fini esce da questa storia con tutti gli onori.”

In questa vicenda nessuno si permetta di farci entrare l’onore. L’onore è una virtù troppo seria per essere vilipesa.

Faccio mie le parole di Belpietro su Libero:

“Detto tutto ciò, Fini ha poco da cantar vittoria, per ­ché chiudendosi quasi certamente la questione pena ­le, se ne apre una morale. Nella richiesta al gip, la Pro ­cura scrive che se a vendere fosse stata una società vi sarebbe stata l’infedeltà patrimoniale, punibile con una pena da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni. Ma non essendo An un’azienda, bensì un’asso ­ciazione, il reato non esiste. Vero, ma esiste la respon ­sabilità politica. Regalare a un terzo del valore un be ­ne di proprietà del partito a una persona sconosciuta o meglio, come ha dimostrato il documento del go ­verno di Saint Lucia, molto conosciuta, non è un’ope ­razione di cui farsi vanto. Soprattutto se si è la terza carica dello Stato e si ambisce a diventare la prima.”

Questo giudizio, caro Pontone, un po’ coinvolge anche lei, non le pare?

E se non sono bastanti le parole di Belpietro, aggiungo quelle di Franco Bechis, molto nette:

“Un capolavoro! Nel giro di poche righe di un comunicato i pro ­curatori di Roma sono riusciti ad assolvere e condannare a un tempo solo Fini. Perché pri ­ma hanno detto: “reato? non ci riguarda, abbiamo le mani le ­gate”. Però poi hanno aggiun ­to: “cari ex An, forse siete stati davvero uccellati dal vostro leader. Perché quella casa è stata venduta a 300 e sulla car ­ta valeva 900. Potreste avere di ­ritto a quei 600 che mancano. Ma non dovete chiederli a me, rivolgetevi alla porta accanto dal giudice civile e ricomincia ­te tutto da capo.”

Devo aggiungere ancora?

(Tutti i riferimenti giornalistici si possono rintracciare qui)


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Bart