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Caro Violante, i cittadini devono scegliere i governi

28 Aprile 2012

di Arturo Parisi
(dall’”Unità”, 28 aprile 2012)

Caro direttore,

chiamato personalmente in causa dall’intervista rilasciata al suo giornale da Luciano Violante, sono costretto a chiederle ospitalità per qualche chiarimento e puntualizzazione. Non certo per ricordare a Violante che non sono «in Parlamento da 17 anni » ma dal dicembre del 1999, quando ci arrivai dopo una competizione aperta in una suppletiva che mi vide difendere nel collegio di frontiera, nel quale abitavo da trent’anni, l’Ulivo e solo l’Ulivo. E non lo ricordo per alleggerirmi del peso di questi infiniti dodici anni ma per evocare appunto quel tipo di competizione alla quale, secondo Violante, la nuova legge elettorale dovrebbe ricondurci grazie, dice lui, al ritorno della elezione dei parlamentari nei collegi uninominali. Violante avanza il sospetto che anch’io sia caduto in quello che definisce il «berlusconismo, il principio per cui l’avversario, presunto o effettivo, ha sempre e comunque torto ». Conviene sorridere. Non foss’altro perché, appunto, col medesimo Berlusconi proprio Violante porta avanti trattative e si appresta a stringere patti.

Sarebbe più semplice riconoscere che da vent’anni il nostro campo è attraversato da due linee alternative che si contendono legittimamente il campo. E in questa contesa Violante sta da sempre su un fronte diverso dal mio. Ripeto: legittimamente e, aggiungo, con tutta la sua nota competenza ed esperienza. Tutti e due sappiamo infatti che il nostro sistema politico e istituzionale, dopo una infinita transizione, è finito in una contraddizione che dobbiamo sciogliere. Solo che io penso che questa contraddizione debba essere svolta in avanti, allargando il potere dei cittadini in nome di quell’articolo 49 che vuole i partiti solo come uno strumento messo nelle loro mani «per determinare la politica nazionale ». Lui pensa invece che debba essere sciolta riconoscendo di nuovo il primato dei partiti, senza i quali la democrazia è un nome vano.

E infine una parola circa il contributo dato all’antipolitica da parte dei professionisti della politica. No. All’origine dell’antipolitica non sono i professionisti che, come Violante, mettono la loro professionalità al servizio della sovranità dei cittadini. Sono invece quelli ai quali si riferiva Giacomo Ulivi, il giovane partigiano cattolico che il presidente Napolitano ha voluto ricordare il 25 aprile. «Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro da specialisti – ci lasciò scritto Ulivi nella sua indimenticabile lettera. – E invece la cosa pubblica siamo noi; dobbiamo curarla direttamente come il nostro lavoro più delicato e importante ». Sono i professionisti che in nome della loro professionalità hanno in questi anni rivendicato il diritto di guidare la cosa pubblica, quelli che hanno raccontato la politica come «un lavoro di specialisti », come un affare dei professionisti da difendere dalla passione e dal dilettantismo dei cittadini.

Gli «specialisti » che sembrano, ripeto sembrano, lavorare in questi giorni a una nuova legge elettorale che restituisce solo in parte ai cittadini il diritto di eleggere i propri parlamentari, e in aggiunta li esclude dal diritto di partecipare alla scelta del governo. Sono «gli specialisti della politica » che in questi anni hanno lavorato per aggirare e annullare il voto dei cittadini, a cominciare da quello sul finanziamento dei partiti. Sono questi gli «specialisti » che vanno spingendo la rabbia dei cittadini nelle braccia dei demagoghi.


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