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Caso Sallusti. Napolitano questa volta ha fatto bene

21 Dicembre 2012

Non vi è dubbio che la commutazione della pena da detentiva a pecuniaria nei confronti di Alessandro Sallusti deve considerarsi una decisione degna di nota, poiché sottrae il nostro Paese allo scandalo di vedere un direttore di giornale messo in carcere per un articolo non scritto da lui, e giudicato nella sentenza come un pericoloso criminale da cui stare alla larga.
Una sentenza che ha mostrato il peggiore livore che una parte della magistratura, fortunatamente minoritaria, nutre nei confronti dei giornalisti che osano criticarla.

Napolitano, con la sua decisione, ci ha tolto dall’infamante situazione in cui la sentenza ci aveva sprofondati.
Per questo devo ringraziarlo.

È tempo che siano prese le distanze da una magistratura  che utilizza il proprio potere per vendette esecrabili. La magistratura è degna di rispetto quando essa si serve della legge per distribuire equità, giustizia e verità.

Come sapete, non sono stato invece d’accordo con Napolitano allorquando si è posto perentoriamente contro la procura di Palermo al fine di vedere distrutte alcune sue telefonate con l’indagato Nicola Mancino. L’errore di Napolitano è stato quello di considerarsi al di sopra della legge in qualunque circostanza della sua vita. Ciò che non è, ma soprattutto ciò che non è mai stato voluto dai padri costituenti. L’ho considerato un atto di arroganza e un ostacolo alla complessa ricerca della verità sull’inquietante vicenda della trattativa tra lo Stato e la mafia.

Napolitano doveva mettersi al servizio della verità, e fare di tutto perché il suo comportamento fosse libero da maldicenze e sospetti che ancora oggi ne minano la credibilità. A niente varrà una sentenza a lui favorevole della consulta, che già nel suo dispositivo reso noto il 4 dicembre ha mostrato di essersi attorcigliata e confusa al solo scopo di favorire il capo dello Stato.

Una macchia che resterà sulla presidenza Napolitano, di fronte alla quale gli storici rimarranno quantomeno sconcertati, avendo il capo dello Stato sottratto ad essi una parte del percorso attraverso cui si sta cercando di arrivare alla verità.

La procura di Palermo, in questo caso, ha fatto bene a resistere e farà bene a usare tutti gli strumenti giuridici a sua disposizione affinché il fasullo marchingegno messo in piedi dalla consulta venga smontato e cancellato.

Fuori misura invece sono andati i procuratori di Milano quando hanno inteso opporsi alla grazia per Alessandro Sallusti, pervicacemente perseguendo non la verità, ma una vendetta di casta.


Qui il parere contrario di Bruno Tinti.

Filippo Facci: “Grazie ai lettori: Sallusti è libero”, qui.


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Bart