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C’è nuova aria in giro

10 Dicembre 2010

C’è chi comincia a credere che il 14 dicembre possa registrare in qualche modo una vittoria di Berlusconi, anche se risultasse sfiduciato alla Camera. In realtà si pensa che anche alla Camera riuscirà a strappare una maggioranza, sia pure risicata.

Infatti, l’aver deciso di mettere, nel discorso programmatico che Berlusconi terrà in parlamento il 13, anche la disponibilità del governo a rivedere la legge elettorale, porrà qualche problema a chi aveva deciso di dare battaglia su questo punto.

Le mosse del Cavaliere sembrano questa volta dettate direttamente a lui dal suo Stellone, e non da Gianni Letta, che sarà, se dio vuole, l’altro grande sconfitto di questa estenuante battaglia politica.

I quotidiani più avversi al premier, prima dai toni furiosi per riuscire a tirarlo giù dallo scranno di Palazzo Chigi, ora si stanno accorgendo che Berlusconi non è il politico cotto e rincitrullito che volevano dipingere. Se ne sono accorti Bonanni e la Marcegaglia quando si sono incontrati con lui qualche giorno fa.

Così i giornali sinistrorsi si stanno rendendo conto che tutta la potenza di fuoco, nazionale e internazionale, scatenata contro Berlusconi sta facendo acqua da tutte le parti, e dal gran polvere sollevato sta emergendo di nuovo la figura del premier, illeso e con un ampio sorriso stampato sul volto di vincitore.
Uno scacco che, per la potenza di fuoco impiegata, non ha precedenti forse nel mondo.

Chi sa quanti fra poco vorranno salire sul carro. Ma Berlusconi stia attento. La politica ha bisogno di una bella rinfrescata. Non dovranno più sedersi in parlamento uomini che non abbiano a cuore esclusivamente gli interessi del Paese. I marpioni dovranno restare a casa, e un nuovo art. 67 della Costituzione dovrà sancire che chi cambia casacca deve dimettersi. Finirà così il nauseante mercato delle vacche.

Bersani e Di Pietro, invece che rivolgersi ai magistrati, dovrebbero muoversi all’unisono con la maggioranza per realizzare questa importante e risanatrice revisione costituzionale.

Facile ormai prevedere il cammino del governo nel caso della sfiducia alla Camera. Non ci potranno essere né governicchi né ribaltoni. La legge 270 ha fatto intendere a tutti che sul punto la Costituzione formale è superata. I cittadini pretendono che sia rispettata la loro volontà espressa con il voto. Non accettano più i giochi di Palazzo.

La democrazia ha fatto, grazie alla legge 270, un passo avanti. Naturalmente va migliorata ma, come scrissi, essa ha segnato la giusta direzione e da lì non si potrà più tornare indietro.

Del resto, se Berlusconi, come sembra, darà la sua disponibilità a perfezionarla, tutti i cittadini si augurano che essa confermi il bipolarismo, il premio di maggioranza e l’indicazione del premier. Poi l’elezione diretta del premier dovrà trovare la sua collocazione autorevole nella Costituzione.

Più complesso (ma non di tanto) appare il cammino nel caso che Berlusconi riceva la fiducia in entrambe le Camere. La premessa è che questa fiducia sia risicata a Montecitorio, e quindi il governo avrebbe davanti a sé un cammino difficile e di logoramento, come è stato negli ultimi mesi. Si potrebbe ripetere un tale percorso? No.
Dunque bisogna evitarlo. E come?

Mettendo subito all’ordine del giorno uno dei punti più caldi del dibattito: la riforma della giustizia.
Verranno fuori i nodi irrisolti, ed allora Berlusconi non dovrà indugiare. Dovrà trovare la strada per tornare alle urne. Come ho letto, la Lega Nord si addosserebbe l’incarico di togliere la spina. Credo che non sia necessario e Berlusconi possa salire al Colle anche la prima volta che l’ostruzionismo farà andare sotto il governo. Comunque, se occorrerà, azioni pure la leva di comando la Lega Nord.

A quel punto la parola non potrà che tornare a noi elettori che sapremo valutare i meriti e le colpe.

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“E a Palazzo Grazioli già si respira aria di vittoria” di Amedeo La Mattina. Qui.

“I conti di Berlusconi: fiducia senza Fli Fini: “Il premier lasci o cadrà in aula” di Adalberto Signore. Qui.

“Fli e Pd insieme per cambiare la legge elettorale”. Qui.

“Bersani grida: “Corruzione”. Ma il Pd è smemorato”. Qui.

“Il prezzo è giusto” di Alessandro De Angelis. Qui. Da cui, a proposito di ianni Letta, estraggo:

“I maligni di palazzo Grazioli raccontano che il sottosegretario, chissà perché, sulla trattativa si era spinto oltre i paletti fissati dal premier. E la prova sarebbe fornita dal cambio di titolazione del Corriere di ieri, la cui prima versione dava quasi per certe le dimissioni. Solo in un secondo tempo – dopo lo sfogo privato del Cavaliere – il titolo è stato riempito di condizionali sulle dimissioni («Il premier andrebbe al Colle ») e ricalibrato sul negoziato («Berlusconi bis, così si tratta »). Segno che nemmeno a Letta è consentito di superare alcuni limiti «politici ».”

“Fini molla la trattativa col Cav. dopo la strigliata di Casini. Il terzo polo evapora” di Lucia Bigozzi. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by franco — 10 Dicembre 2010 @ 13:24

    Tra varie defezioni, non ultima quella della Bocchino, qualche astensione e   l’incognita dei radicali può anche accadere il ‘miracolo’ della fiducia in entrambe le camere.

    Ma da elettore di centro destra un governicchio come l’attuale che da 6 mesi sopravvive e continuerà a sopravvivere anche dopo l’eventuale fiducia non mi entusiasma per nulla.

    Forse Casini entrerà nella maggioranza e Fini e le sue trombette (tromboni è troppo onore per simili omuncoli) come Bocchino resteranno col cerino in mano messi in un angolo. Si, una bella soddisfazione, ma liberarsi di Fini per far rientrare Casini, pregiudizialmente contro il federalismo e che tante grane ha causato nel governo dal 2001 al 2006 non mi sembra la soluzione più felice.

    Meglio le elezioni forse anche a costo di perderle piuttosto che perderci la faccia.

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Dicembre 2010 @ 14:23

    Sono d’accordo con te, Franco. Prendersi nella maggioranza l’Udc è un grosso problema. Tra Fini e Casini non so chi sia più affidabile. Bossi e Casini  sono un po’ come il cane e il gatto.
    Le elezioni, secondo me, saranno inevitabili. L’importante è che non si rimandino oltre la primavera.

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