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Che cosa fu veramente Mani Pulite

10 Gennaio 2010

Fui tra gli entusiasti di Mani Pulite. L’emersione di una malapolitica così diffusa nei gangli vitali delle Istituzioni costituì una sorpresa per molti cittadini. Io, forse troppo ingenuo, fui tra quelli. Sul giornale locale pubblicai una lettera risentita con la quale invocavo che i corrotti, che avevano gettato sul lastrico il nostro Paese con un indebitamento di cui paghiamo ancora le conseguenze, fossero rinchiusi in celle non più alte di un metro e non più larghe di un metro e mezzo, affinché chi vi fosse rinchiuso vi trascorresse la vita sempre inginocchiato ad espiare. Tanta fu la mia rabbia, e, credo, quella di molti altri.

Oggi quell’impressione a caldo va rivista alla luce dei fatti che seguirono, che non sono mai improvvisati e neutri, ma hanno sempre una loro radice pulsante. Mi auguro che gli storici di professione fra qualche anno, se non prima, leggano con attenzione e assai meglio di me ciò che accadde in Italia dalla fine della guerra ad oggi.

Io mi ci proverò ora.

Si deve cominciare dalla Resistenza. Essa è stata monopolizzata dal Pci, mentre fu un movimento corale di rivolta ideologica ed armata contro il nazifascismo. Oggi lo sappiamo grazie a molte testimonianze. E sappiamo che i cattolici vi ebbero gran parte. Quanti sacerdoti si sono adoperati, morendo o rischiando la vita, per i valori della Resistenza! Il 5 settembre (giorno della liberazione di Lucca) del 2009 è stata inaugurata nel rione popolare di Pelleria, dove sono vissuto dalla nascita e fino al 1970, una targa alla memoria di don Silvio Giurlani, che fu, oltre che mio parroco, un esponente autorevole della Resistenza lucchese, inseguito e braccato continuamente dalla Brigata nera, e sempre sfuggito per miracolo e grazie alla vigilanza degli abitanti del rione, che a turno spiavano la strada pronti a dare l’allarme all’avvicinarsi dei fascisti. Il lucchese don Aldo Mei diede la sua vita per salvare quella di alcuni cittadini rastrellati dai tedeschi.

Ma una testimonianza di grande valore è quella resa nel capolavoro di Beppe Fenoglio, “Il partigiano Johnny”, in cui l’autore racconta la sua esperienza di partigiano “azzurro”, e narra anche le crudeltà compiute dai partigiani “rossi”, con i quali si era unito in attesa di incontrarsi con gli “azzurri”.

Il romanzo, come è noto, incontrò l’ostracismo della sinistra, che durò molti anni, ma non riuscì ad arginare la forza del capolavoro, ed oggi quel libro, oltre che di gran pregio letterario, è una testimonianza oggettiva e diretta di ciò che fu la Resistenza nella parte nord occidentale dell’Italia.

L’ambizione del Pci, sin da allora, è rimasta sempre la stessa: insediarsi al potere.

Ma è sempre stato sfortunato. Ci provò una prima volta con la Resistenza, e ha trovato, a contrastarlo, intellettuali e scrittori come Beppe Fenoglio (cito solo lui perché la sua grandezza, riconosciuta ormai, è più che bastevole), poi ci provò con la politica e anche qui ha trovato a sbarrargli la strada avversari di valore e di forte personalità.

Al tempo di Togliatti, fu il grande Alcide De Gasperi a dominare con le sue qualità la scena politica italiana, e a lui si deve la scelta di campo del nostro Paese, che altrimenti sarebbe finito nell’orbita sovietica.

Poi ci furono carature inferiori, ma sempre in grado di prevalere su quelle della sinistra. Moro fra tutti.

Sono gli anni in cui, comunque, si realizza un accordo tra maggioranza e opposizione, soprattutto tra cattolici e comunisti, che è passato alla Storia con il nome di Compromesso storico. Esso rappresentò per il Pci il primo vero avvicinamento al potere. Siamo nel 1976.

Sembrava fatta. La direzione era quella giusta. Ma ecco che compare sulla scena politica, proprio in quegli anni, Bettino Craxi, un uomo dal carisma e dalla personalità dirompenti. Enrico Berlinguer mostra tutte le sue difficoltà a competere con lui, e, dopo la sua morte, avvenuta l’11 giugno 1984, ancor di più i suoi più modesti successori.

Il compromesso storico svanisce, resta solo un ricordo. Il potere si allontana di nuovo. Prevale nel Pci la delusione e lo scoramento. Si decide con Occhetto di cambiare, con la famosa “svolta della Bolognina”, il nome al partito, che si chiamerà Pds. Siamo nel 1988.

Ci si prepara alla resa? Macché!

Nel 1992 irrompe sulla scena italiana Mani Pulite. Viene arrestato il 17 febbraio Mario Chiesa, un socialista, dello stesso partito di Craxi. Emerge la corruzione che ha appestato la politica. Sembra una scoperta sensazionale. I cittadini rimangono allibiti. Non credevano a tanto.

Il clamore è immenso. La stragrande maggioranza del Paese, se non tutto, è dalla parte dei coraggiosi magistrati: Borrelli, Di Pietro, Davigo, D’Ambrogio, Colombo.

Costoro vengono additati come eroi. Possono fare tutto, purché il marcio sia snidato e condannato. L’avversione per la classe politica raggiunge livelli impensabili. La politica equivale a corruzione. Craxi, quasi un anno dopo il suo discorso alla Camera del 3 luglio 1992, nell’aprile del 1993, all’uscita dall’Hotel Raphael, dove dimorava quando si recava a Roma, viene sottoposto al lancio di monetine.

“Diverse migliaia di persone si erano radunate in piazza Navona per ascoltare i discorsi del segretario del PDS Occhetto, Rutelli e Ayala: essi tutti avevano incitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi. Un piccolo corteo, organizzato dalla Lega Nord, sfilava infine da piazza Colonna al Pantheon. In coincidenza con la fine del comizio tenutosi a Piazza Navona, una folla invase Largo Febo e attese Craxi all’uscita dell’hotel Raphael, l’albergo che da anni era la sua dimora romana. Quando Craxi uscì dall’albergo, i manifestanti lo bersagliarono con lanci di oggetti, insulti e soprattutto monetine e cantilene irridenti. Con l’aiuto della polizia, Craxi riuscì a salire sull’auto e poi lasciò l’hotel.” (qui).

Per il Pci è la grande occasione per sconfiggere l’avversario politico. Il lancio di monetine contro il grande corruttore è il tappeto rosso con cui si spiana la strada per conquistare finalmente il potere.

Oggi ci si domanda se la corruzione che imperversava nella politica italiana fosse davvero cosa ignota alla magistratura. Ci si domanda se sia mai possibile che decenni di corruzione siano passati sotto il naso dei magistrati milanesi, senza che ne sentissero la puzza.

La risposta non può che essere una: no, non è possibile. La corruzione era nota dalla magistratura. Non dai cittadini (almeno fino a quel livello di disordine morale), ma ai magistrati di Milano sì, era nota. Altrimenti dovremmo definirli dei perfetti idioti e incompetenti.

E allora? E allora è che l’operazione appare oggi per ciò che fu veramente: avviata e combinata per dare finalmente il potere al Pci per una via diversa da quella democratica, visto che la via democratica lo vedeva sempre sconfitto.

C’è un filo rosso che collega l’arresto di Mario Chiesa e quel lancio di monetine avvenuto subito dopo il discorso del Pds (ex Pci) tenuto in Piazza Navona.

Non ho alcuna remora oggi a definire l’operazione Mani Pulite un’operazione sporca quanto la corruzione che apparentemente dichiarava di combattere, antidemocratica ed eversiva. Camuffata da azione legittima contro la corruzione, essa nascondeva in realtà – proprio perché la corruzione era nota e non avversata fino a quel momento – il tentativo di coronare il sogno del Pci di poter reggere finalmente il timone del Paese.

Ma il discorso di Craxi alla Camera dei deputati del 3 luglio 1992 fu ascoltato in tv da molti italiani che, se assistettero pure al lancio, da parte di uno sparuto gruppetto di comunisti, di monetine nell’aprile del 1993, non dimenticarono quelle parole.

Probabilmente Craxi si rese conto che quel discorso sarebbe stato non solo il suo testamento ma un atto permanente di accusa da lasciare in eredità agli italiani   ogni qualvolta la politica e la democrazia fossero minacciate.

E’ contro questa profetica denuncia che cozzò questa volta l’ambizione del Pci.   Il Pci (Pds) aveva cercato ingenuamente di neutralizzarla con un insignificante lancio di monetine. Invece esse ebbero un effetto contrario presso la stragrande maggioranza dei cittadini.

Si rischiò comunque il vuoto politico temuto da Craxi, e il debole governo Amato insediatosi il 28 giugno 1992, ebbe infatti vita tormentata e breve. Incalzati dal Pds (ex Pci), alcuni socialisti e lo stesso Amato prendono le distanze da Bettino Craxi, e presto si arriverà alla caduta di quel governo nato nell’incertezza e con gambe assai fragili. Il governo cade il 28 aprile 1993.

Fate attenzione alle date:

– il 17 febbraio 1992: arresto del socialista Mario Chiesa;
– il 28 giugno: insediamento del governo Amato (sostenuto da Dc, Psi, Psdi);
– il 3 luglio: discorso di Craxi alla Camera dei deputati;
– il 1 febbraio 1993: presa di distanza di Amato, Martelli ed altri da Craxi;
– 28 aprile: caduta del governo Amato, che durò quindi meno di un anno;
– 30 aprile: manifestazione del Pds (ex Pci) in piazza Navona e lancio di monetine contro Craxi.

Non si può non vedere nel succedersi di queste date una regia ben orchestrata e sicura.

Caduto il governo Amato, il vecchio Pci si prepara a conquistare il potere. Craxi è stato costretto a fuggire dall’Italia per non cadere nelle grinfie di Mani Pulite. L’operazione è stata così ben condotta all’interno di una apparente legalità assicurata dall’operazione Mani Pulite che ora il Pds può salire al potere attraverso nientemeno che la via democratica delle elezioni e Occhetto, il suo segretario, può rispondere ad un intervistatore che il Pds è “una gioiosa macchina da guerra”.

Una regia perfetta e un risultato ormai a portata di mano. Anzi, secondo Occhetto, un risultato sicuro.

Le elezioni sono fissate per la primavera del 1994. Ci si prepara a brindare.

Senonché ancora una volta la Storia dice di no. Nella seconda metà del 1993, subito dopo la caduta del governo Amato, compare sulla scena politica un personaggio conosciuto solo per la sua attività di imprenditore, Silvio Berlusconi. Dichiara di voler “scendere in campo” per contrastare l’ascesa al potere dei vecchi comunisti.

Nel Paese si avverte un fermento. L’uomo riesce a concentrare su di sé l’attenzione. Si presenta come l’uomo nuovo in grado di portare una ventata di rinnovamento nel Paese. La gente comincia a credergli. L’uomo ha personalità, carisma, sa parlare e convincere.

E’ un ostacolo imprevisto, come lo fu Bettino Craxi. Ha la stessa tempra.

Di nuovo entra in azione Mani Pulite. La regia è la stessa. Vi si riconosce la mano. Sotto l’apparenza di un’azione legale, inizia l’accanimento giudiziario contro le presunte malefatte di Silvio Berlusconi. Lo si accusa di tutto, e il periodo preso in esame è ampio e percorre tutta la sua vita di imprenditore. Sono fatti accaduti prima del 1994.

A riguardo dell’azione di Mani Pulite cominciata con l’arresto di Mario Chiesa, ci siamo chiesti come fosse possibile che tanta corruzione fosse passata sotto il naso dei magistrati di Milano senza che ne avvertissero la puzza. E ci siamo risposti che essi erano senz’altro a conoscenza della corruzione imperante in Italia. La loro coscienza non era affatto integra.

Ora dobbiamo chiederci se l’azione intrapresa dal momento della discesa in campo di Silvio Berlusconi non avesse gli stessi presupposti di quella intrapresa contro Craxi, ossia sgombrare il campo dall’ostacolo che Silvio Berlusconi rappresentava per l’ascesa al potere del vecchio Pci.

E ancora una volta dobbiamo rispondere di sì.

Come la corruzione della politica era ben nota alla magistratura di Milano assai prima di agire contro Bettino Craxi, così l’attività imprenditoriale di Silvio Berlusconi (uomo di riconosciuto successo) era ben nota alla stessa magistratura.

Ci si domanda dunque perché l’esigenza di un’indagine su questa sua attività sia nata solo nel momento in cui l’imprenditore è sceso in politica.

Perché non si era mai pensato, prima che scendesse in politica, di promuovere un’indagine su di lui?

La natura politica dell’operazione condotta contro Silvio Berlusconi dalla magistratura milanese è incontrovertibile. Così come lo fu quella contro Bettino Craxi.

Va ricordato che questo tipo di azione dissennata, condotta in realtà per fini politici (altrimenti perché non è stata condotta prima?), ha lasciato lungo la sua strada parecchi morti. Oltre a Craxi, che non poté venire in Italia per sottoporsi ad un importante intervento chirurgico poiché considerato latitante, non dobbiamo dimenticarci di coloro che, impreparati e impauriti dai modi violenti con cui erano condotte le indagini, e ossessionati dalla paura del ludibrio e dello scandalo, si tolsero la vita. Ne ricordo uno per tutti: l’industriale Raul Gardini, che si suicidò il 23 luglio 1993.

Oggi Mani Pulite è presente in politica con uno dei suoi maggiori esponenti, Antonio Di Pietro. Le sue minacce al capo dello Stato e la sua stupefacente impunità, danno di lui l’immagine di un ambizioso che, in forza del suo passato, oggi vuole correre in proprio, sostituirsi al vecchio Pci nella corsa al potere.

La magistratura non muove un dito per difendere le Istituzioni dalla sua violenza verbale e dagli insulti che rivolge alle massime cariche dello Stato.

Possibile che, mentre prima lavorava per il Pci/Pds, oggi stia lavorando per portare al potere Antonio Di Pietro, uno dei suoi?

E’ anche per sventare nuovi disegni eversivi e antidemocratici che dobbiamo confidare che Berlusconi non solo concluda la legislatura, ma, alla luce di quanto è successo e che qui ho raccontato da osservatore diretto, realizzi in Italia quelle riforme, anche della magistratura, necessarie a porre fine ad un periodo di terrore.

E’ all’uomo che rappresenta l’ostacolo più grosso all’eversione condotta sotto l’apparente crisma della legalità che chiediamo di restituire con l’elezione diretta del premier la sovranità al popolo, e che precluda per sempre alla magistratura manovre del tipo di quelle che qui ho indicato.

L’attacco che la magistratura gli ha sferrato è di inusitata violenza:

90 processi,
2500 udienze,
500 magistrati impegnati,
470 perquisizioni,
episodi gravissimi come quelli avvenuti nel 1994 con la violazione del segreto istruttorio sul Corriere della Sera e nel 1996 con il caso Ariosto alla vigilia delle elezioni (qui).

Ma anche questa volta, il disegno eversivo, ne sono certo, fallirà, allo stesso modo che sono falliti i precedenti.

Si sgoli pure Antonio Di Pietro per le piazze d’Italia. Il suo disegno è scoperto, ormai e – magistratura connivente o meno – lui, esponente illustre di Mani Pulite, al potere gli italiani non ce lo manderanno mai.

Né vi manderanno mai un Pd (ex Pci, ex Pds) che continui ad avvalersi, dopo averli ispirati, dei disegni politici di una parte della magistratura tesi a favorirne l’ascesa al potere con metodi che, sotto un’apparente difesa della legalità, sovvertono le regole della democrazia.

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Minzolini su Mani Pulite. Qui.

Cenni biografici su Antonio Di Pietro. Qui, qui e qui.

Tangentopoli. Qui.

Ancora su Di Pietro. Qui.

“Mafia, quando Di Pietro si dimenticò di indagare” di Gian Marco Chiocci. Qui.


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8 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 10 Gennaio 2010 @ 19:43

    Caro Bart, questo tuo lungo articolo mi ha fatto ripercorrere molti anni della mia vita, assai più di quelli di cui tratta.

    Come sa essere immenso anche un piccolo spazio come la nostra minuscola città murata ! Abbiamo vissuto ad appena un chilometro di distanza e chi sa quante volte ci saremo sfiorati il gomito per strada, senza tuttavia conoscerci; ma i fatti ora ci uniscono anche se, di quel Don Aldo Mei di cui fai memoria. e di quella poltica che lo   coinvolse, io so cose che, forse, tu non sai e che non posso raccontare qui, proprio per non rendere pubbliche certe miserie della politica locale. Di preti eroi ce ne sono anche altri, qui in zona, non ultimo Don Dino Chelini, che ho avuto la gioia di conoscere e frequentare, ma…Parce Sepulto.

    L’analisi che fai degli avvenimenti di e intorno a “mani pulite” è semplice racconto di una verità che non può essere smentita e che troverà milioni di testimoni.

    Ho delle eccezioni da fare sull’opera di De Gasperi e di poi su quella di Moro, ma… tempo al tempo, ora ci sono contingenze più importanti.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 10 Gennaio 2010 @ 19:50

    I commenti su Legno

  3. Commento by Maria — 10 Gennaio 2010 @ 23:36

    Ho letto molto volentieri questo tuo articolo che riassume quel periodo che è ancora vivo nella mia mente.
    Quella è stata la via che le toghe rosse avevano preparato per la presa del potere da parte del Partito comunista, gioco che fu scombinato dalla discesa in campo di Berlusconi.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Gennaio 2010 @ 23:47

    Grazie a entrambe per l’attenzione. Speriamo che i cittadini aprano gli occhi.

  5. Pingback by Che cosa fu veramente Mani Pulite | IlTuoWeb.Net News — 11 Gennaio 2010 @ 05:02

    […] Articolo originale: Che cosa fu veramente Mani Pulite Attualita’ […]

  6. Commento by Ambra Biagioni — 11 Gennaio 2010 @ 11:44

    Da leggere i commenti su Legno Storto

  7. Commento by cdmo — 13 Marzo 2012 @ 01:04

    invece di sparare minchiate, leggete bene come sono andate le cose specie nel paragrafo dedicato alla guerra tra berlusconi e di pietro: siete complici della rovina di questo paese

     http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Marzo 2012 @ 11:02

    Si vede che lei non si sta accorgendo delle verità che emergono dalle ultime sentenze della magistratura che praticamente accusano i noti pm politicizzato di aver istruito processi senza portare una sola prova come richiede la legge.
    Più il tempo passerà, più ci accorgeremo di quale fu il vero  obiettivo di Mani Pulite, che non intaccò per niente la corruzione (come si vede dai numerosi scandali dei nostri gioprni), ma ebbe invece la finalità di eliminare i partiti non graditi per lasciare spazio al Pci, come anche Carlo De Benedetti ha riconosciuto.
    Lei è rimasto alle veline che le hanno passato anni fa quelli del vecchio Pci, che ora infatti tacciono ammutoliti dalle verità che stanno emergendo e dagli scandali giganteschi che colpiscono l’apparato del Pd.

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