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Ci mancherebbe pure un capo di Stato snob

24 Novembre 2012

È un po’ di tempo che i politici giocano alla roulette. Naturalmente vincono sempre, in qualsiasi casella si fermi la pallina. Chi paga siamo noi.
Ora, con le tasche traboccanti e i grossi tagli di banconote che cadono a terra, hanno deciso di cambiare gioco e darsi alle scommesse, come si fa ad una corsa di cavalli.
L’oggetto della scommessa è ormai ridotto ad uno solo: Mario Monti. E le scommesse sono aperte sui due seguenti quesiti: Monti bis o Monti capo di Stato?

A ridurre il numero dei concorrenti ci ha pensato l’altro giorno Re Giorgio. Ha intimato al suo protetto di non confondersi tra la folla per raccattare voti come un qualunque politicante da strapazzo, ma di ricordare sempre che egli è il suo pupillo e quindi badi bene di non scendere così in basso. A gettare il corpo nella mischia ci pensino gli altri. La campagna elettorale sarà ferocissima, e dunque si rischierà di uscirne sbranati e messi fuori combattimento per sempre.
Ma Monti no, guai se riportasse anche solo un graffio. O addirittura sporcasse il suo loden girando in pullman per l’Italia o salendo sul palco in qualche piazza delle nostre popolane città. Roba da bassa manovalanza, non degna di chi ha avuto il privilegio di essere stato nominato cavaliere della Tavola Rotonda nientemeno che da Re Giorgio, un moderno Re Artù.
Così, dopo l’ingiunzione di Napolitano a Monti e il monito ai partiti di non sporcargli il loden, i politici si son messi a scommettere nella speranza di arraffare con la vincita altri soldi.

Questi i pro e i contro.
Nell’ipotesi del Monti bis si deve mettere a favore che il nuovo governo continuerà a fare il vampiro succhiando sangue dai soliti babbei, ossia il ceto medio, troppo pacioccone e pantofolaio per poter temere una sua reazione. Bisognerà scontare qualche malumore, qualche minuscolo subbuglio, ma tutto rientrerà al più presto e la casta potrà dormire su due guanciali per altri cinque anni.
Però, se si dovesse prendere questa strada, l’altra faccia della medaglia sarebbe sconfortante; ossia: chi oggi vagheggia di sedersi al posto di Monti, si vedrebbe allocato a fare da lacchè, allo stesso modo che sta facendo oggi, e dunque gli toccherebbe di proseguire una vita di logoramento e di umiliazioni.
Si sappia però che questi delusi sono gli stessi che guidano il lussureggiante gregge dei politicanti e sono in grado, come fa un cane da pastore, di farli rigare dritto. Basta un semplice ringhio.

Ed eccoci alla seconda ipotesi. Bersani non ci sta e ringhia. Così la strada per Monti sul colle in sostituzione di Napolitano sarà spianata.
Al governo andrà Pier Luigi Bersani e Napolitano, avallando l’ascesa di Monti al quirinale, potrà farsi bello agli occhi dei poteri forti, confermando la prosecuzione della subalternità dell’Italia ai diktat di chi decide il bello e il cattivo tempo nel mondo.

C’è però un ma. È ormai noto a tutti che Monti ha la puzza al naso, è uno snob, e soffre una forte allergia al semplice contatto con il popolino. Non c’è abituato. Nel corso della sua vita ha frequentato ben altri ambienti. La domanda è: Può Bersani, sia pure per una contropartita da pagare a Napolitano, mandare sul colle un uomo che continuerà a sentirsi estraneo e superiore al popolino, che guarderà dall’alto in basso, così come ha fatto finora?
Tra le disgrazie a cui andrebbe incontro la nostra già fortemente violata democrazia, occorrerebbe mettere in conto, ahimè, anche questa: avere un capo di Stato snob, con allergia certificata al semplice contatto con i cittadini. Dio ce ne scampi.


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