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Conflitto con Napolitano, Procura di Palermo: «Ricorso infondato perché si scaglia contro pm »

23 Novembre 2012

di Redazione
(“dal “Corriere della Sera”, 23 novembre 2012)

PALERMO – Il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato contro la Procura di Palermo per conto del presidente della Repubblica Napolitano sarebbe infondato anche perché rivolto «non già nei confronti dell’autorità giudiziaria giudicante, alla quale per esplicita ammissione della stessa Avvocatura ricorrente spetta in via esclusiva il potere di disporre in ipotesi la distruzione di intercettazioni », ma alla Procura «che di quel potere – per espresso riconoscimento dell’Avvocatura ricorrente – non dispone ». È uno dei passaggi della memoria illustrativa sul conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale in merito alla vicenda delle intercettazioni indirette depositata dalla Procura di Palermo in Consulta.

«DUPLICE EQUIVOCO » – Il documento si compone di 28 pagine e punta a dimostrare l’infondatezza del ricorso predisposto dall’Avvocatura dello Stato per conto del Colle. In base a quanto contenuto in questa memoria il ricorso si fonda «su un duplice equivoco: da un lato l’Avvocatura generale estende l’irresponsabilità del Capo dello Stato fino a farla coincidere con una sua pretesa inviolabilità; dall’altro confonde la disciplina della (ir)responsabilità del Presidente della Repubblica » con quella «delle garanzie del Capo dello Stato di fronte al compimento di atti e operazioni processuali relative a un terzo soggetto, nelle quali egli sia accidentalmente coinvolto ». Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato prefigura, si legge ancora nella memoria, «una vera e propria «innovazione normativa dell’art.271 cpp » in materia di distruzione di intercettazioni, configurando nelle conclusioni una disciplina «che sostituirebbe il pm al giudice ed eliminerebbe il previo contraddittorio tra le parti ». Aspetto quest’ultimo «ritenuto doveroso » sia dalla Consulta che dalla Cassazione.

«IRRESPONSABILITí€ NON TOTALE » – Secondo la Procura non c’è stata alcuna «menomazione delle attribuzioni » del presidente e inoltre «la responsabilità penale del Capo dello Stato non è mai venuta in discussione, nemmeno ipoteticamente, dinanzi ai magistrati di Palermo ». Ed è per questo che, nel giudizio in questione, il tema della irresponsabilità del Capo dello Stato per i reati funzionali, sollevato nel ricorso dell’Avvocatura dello Stato, sarebbe irrilevante. Il Capo dello Stato, però, si legge sempre nella memoria, non avrebbe una «irresponsabilità totale » come sostiene l’Avvocatura dello Stato: questa interpretazione sarebbe «scorretta » e in contraddizione con «il carattere pacificamente eccezionale riconosciuto dalla stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale » a tale irresponsabilità. Nella memoria si chiede alla Consulta che sia accolta la richiesta di giudicare costituzionalmente inammissibile il ricorso dell’Avvocatura generale. Il documento è firmato dagli avvocati che rappresentano la Procura di Palermo nel conflitto di fronte alla Corte Costituzionale: Alessandro Pace, Mario Serges e Mario Serio.


Caro procuratore, no a scorciatoie e attese da tortura
di Alessandro Sallusti
da (“il Giornale”, 23 novembre 2012)

A mezzanotte scade la so ­spensione dell’ordine di carcerazione emesso nei miei confronti dopo la condanna a dodici mesi per un reato di opinione commesso da al ­tri ai tempi in cui dirigevo Libero.
Inutile ricordare che la cosa ha soltanto due precedenti, Guareschi e Jannuzzi(evitò il carcere con la grazia) nella storia della Repubblica, inutile ricordare co ­me a mio avviso la sentenza sia stata motivata con dei fal ­si, inutile sostenere, come è, che si tratta di una vendetta nei miei confronti e dell’area politico -cultu ­rale cui appartengo da parte di una magistratura ideo ­logica che se la fa e se la mena (la querela è di un pm).

La politica ha avuto due mesi di tempo per rimediare a questa barbarie. Non lo ha fatto. Non pochi senatori si sono prima messi il passamontagna (voto segreto) come comuni rapinatori per confermare il carcere ai giornalisti, poi hanno versato lacrime di coccodrillo approvando un comma ad personam che salva i direttori (ma, paradosso, non me) e infine si sono arenati nelle sabbie mobili. Il nostro Senato l’unica cosa che ha provocato è uno sciopero dei giornali italiani, al quale noi non aderiamo come spiega oggi su questa pagina Vittorio Feltri. Non parliamo di Napolitano, capo della magistratura, che non ha proferito parola in tutti questi giorni dimostrando di essere quello che è, un rancoroso comunista che pensa così di prendersi una squallida rivincita sulla storia che lo ha visto sconfitto. Non sono da meno il premier Monti, campione di liberismo a parole, e la ministra Severino che evidentemente ha una coscien ­za che sta alla Giustizia come la mia al greco antico.

Dunque non c’ è via d’uscita, devo andare in carcere, è questione di ore. L’ordine lo deve firmare la Procura di Mi ­lano, il cui capo è Bruti Liberati. Mi dicono, ho letto su alcu ­ni giornali, che lui non è entusiasta di rimanere con il ceri ­no in mano e fare eseguire una condanna scritta da altri e che sporcherebbe il suo prestigioso curriculum. Procura ­tore, almeno lei non mi deluda. Ha il dovere di applicare la legge, senza inventare per me scorciatoie o privilegi non richiesti, tipo ulteriori dilazioni, arresti domiciliari diretti o cose del genere.

Glielo dico, glielo chiedo, perché lei non ha il diritto di infliggermi ulteriori pene rispetto a quella erogata. Che sia prolungare l’attesa (a questo punto lei si macchierebbe oltre che di omissione di atti d’ufficio anche del reato di tortura) o che si tratti di farmi entrare in una casta alla qua ­le non voglio appartenere. Non si inventi balle o scuse. Nelle carceri italiane solo quest’anno sono entrate 6.095 persone con condanne simili alla mia (pena definitiva in ­feriore ai due anni) e altre diciassettemila potrebbero usci ­re per fine pena anticipata (residuo inferiore ai due anni). Io non ho alcun diritto di passare davanti a tutti questi di ­sgraziati, neppure all’ultimo marocchino, solo perché dirigo un giornale. Non ci provi, procuratore, perché l’uni ­co patrimonio che abbiamo noi giornalisti sono credibili ­tà e coerenza. Se proprio c’è un problema di sovraffolla ­mento faccia così: scarceri o mandi ai domiciliari un aven ­te diritto con più anzianità di me e così si libera la branda.

Io e gli italiani, signor procuratore, ci aspettiamo che lei faccia fino in fondo il suo lavoro senza guardare in faccia nessuno e si prenda le responsabilità che le competono come io mi sono prese le mie. Se poi, per caso, si dovesse vergognare, sono affari suoi, non miei. Non mi rovini più di quanto abbiano già fatto suoi indegni colleghi. Mi cre ­da, non me lo merito.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart