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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

5 Giugno 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Il segreto dei suoi occhi

El secreto de sus ojos
Juan José Campanella, 2009
Fotografia Felix Monti
Ricardo Darin, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino, Guillermo Francella.
Oscar 2010: film straniero

Dopo la candidatura del 2001 con Il figlio della sposa, nel 2010 Juan José Campanella si è aggiudicato l’Oscar per il miglior film straniero vincendo su concorrenti come Michael Haneke (Das weisse band – Il nastro bianco), Scandar Copti e Yaron Shani (Ajami), Jacques Audiard (Un prophète – Il profeta), Claudia Llosa (La teta asustada – Il canto di Paloma). Il regista argentino mostra un impegno non meno importante  di quello  degli altri componenti la “cinquina”. Pur ancorando il film ad una referenzialità di genere   decisamente rintracciabile (noir e un po’ commedia), ne controlla e spesso ne varca i confini con l’intento di restituire allo spettatore la complessità dei personaggi e delle situazioni. Di tale attenzione alla polivalenza espressiva ci si accorge fin dall’inizio, quando vediamo il protagonista Benjamin Esposito (notevole l’interpretazione di Ricardo Darin) mentre prova senza successo a scrivere la prima pagina del romanzo che ha in mente. L’ispirazione appare difficile. Man mano capiremo il perché. Le ragioni sono nella memoria di Esposito, le incontreremo durante il viaggio all’indietro, seguendo il regista nella non facile “lettura” cinematografica del romanzo di Eduardo Sacheri, La pregunta de sus ojos (in Italia nella Bur). Campanella si mantiene lontano dal metodo tipologico di “presentazione” che funesta le introduzioni di troppi film. Subito abbiamo la sensazione che stiamo entrando a contatto con qualcosa di complesso. Intanto, il personaggio sembra avere coscienza di sé e delle difficoltà dell’impresa. Ha passato una vita di lavoro presso il tribunale penale e non ha potuto mai liberarsi del rovello riguardante il caso irrisolto dell’omicidio di una giovane donna massacrata barbaramente. Ora che è in pensione pensa finalmente di raccontare quel caso, ma qualcosa gli impedisce di scrivere con la necessaria scioltezza. Il detective che è in lui trasforma Benjamin in detective anche di se stesso, di un amore irrisolto e anzi mai cominciato veramente (pregevole anche la prova di Soledad Villamil nella parte di Irene, la donna “sul punto di essere amata”) e di tutta un’epoca oscura, gli anni Settanta dell’Argentina peronista, che ora gli sembrerà riflettersi sul mistero di quel lontano delitto. Lo sguardo del regista mantiene la stessa qualità sia quando indaga da lontano – e cerca, per esempio, l’assassino tra la folla nello stadio gremito, impressionandoci con la disperazione di una “caccia impossibile”, metafora/incubo di una società malata -, sia quando si fissa sul dettaglio d’una vecchia foto di gruppo e “trova” gli occhi che stava cercando. È il filo di un’”indagine” non meccanica, che mette in comunicazione l’interno e l’esterno, in soggettiva e in panoramica dall’alto, secondo una filosofia che impedisce la rassegnazione dell’uomo Esposito: «Come si fa a vivere una vita vuota? ». La vita di un uomo è fatta del suo tempo e del suo contesto. È fatta delle persone che stanno vicino e di quelle che non riusciamo mai ad incontrare. Un marito, Ricardo Morales (Pablo Rago), continua a soffrire, incaponito nel dolore per la perdita della moglie assassinata; un amico, il migliore che Benjamin abbia avuto, Pablo Sandoval (Guillermo Francella), vive da ubriaco una sua felicità ironica che lo protegge dalla cattiveria del mondo; un assassino (uno dei tanti?) viene alla fine scoperto e confessa, ma lo Stato non lo vuole all’ergastolo e preferisce riutilizzarne le oscure “doti”. Un impiegato in pensione prende il treno e se ne va mentre Irene, correndo accanto al finestrino, gli tocca la mano attraverso il vetro.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart