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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

9 Giugno 2012

[Franco Pecori  dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

7 Days in Havana

7 Days in Havana
Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabio, Laurent Cantet
Fotografia Daniel Aranyo, Diego Dussuel
Josh Hutcherson, Vladimir Cruz, Daisy Granados, Othello Rensoli, Emir Kusturica, Alexander Abrey, Daniel Brühl, Melvis Estévez, Leonardo Benitez, Elia Suleiman, Sebastian Barruso, Cristela Herrera, Dunia Matos, Mirta Ibarra, Jorge Perugorria, Beatriz Dorta, Natalia Amore, Alexis Vidal.
Cannes 2012,  Un certain regard.

Sette registi, sette stili, sette storie, sette giorni della settimana, sette corti per un’operazione di recupero culturale del sentimento cubano del vivere, dopo gli anni più rigidi del regime castrista. Il complesso degli episodi trasmette una visione appassionata e non pacificata dello stato delle cose, individuale e collettivo. Lo sguardo è estetico e volta a volta è posizionato da un punto esterno/interno, nel senso che ciascun racconto è intriso dell’humor specifico relativo al contesto attuale e nello stesso tempo è tradotto in un’ottica di osservazione profonda. Si ha la sensazione di un qualcosa che, al tramonto, attinge a un serbatoio di nostalgia e insieme pre-dice l’ennesima alba d’una vita nuova. Parole, intonazioni, gesti, musica, azioni quotidiane sconfinano a tratti nel surreale per comporre un quadro istantaneo di un “luogo” a troppi estraneo eppure così humoristico e vivente da risultare essenziale. Come per caso, ci troviamo ad assistere a eventi parziali e delimitati e ci innamoriamo dei personaggi/persone, come se il documentario si facesse fiaba e come se la fiaba fosse concreta, tangibile, sensibile. Sponsorizzato dall’Havana Club, il film profuma di rum in ogni sequenza. Introdotti dal primo corto, di Del Toro, in cui un giovane americano (Josh Hutcherson) viene accompagnato in visita alla città da un tassista-ingegnere, veniamo poi attratti, giorno dopo giorno, da storie indipendenti ma legate da un filo nascosto e rintracciabile, che è lo spirito di un popolo e la sua tradizione. Ci sono momenti che sconfinano nella retorica “ubriacona” tipica di Kusturica, qui impegnato da attore nell’episodio diretto da Trapero, ma c’è anche l’antropologia svelata de “La fuente”, il corto di Laurent Cantet dove la domenica si ritrova nel rito familiare dell’omaggio alla vergine Oshun apparsa in sogno all’anziana Martha. Più vicina a una consapevolezza del narrare internazionale la “telenovela” di Julio Medem su la “Tentacion de Cecilia”, la ragazza (Melvis Estévez)  indecisa tra l’amore per lo sportivo locale e l’impresario europeo (il “bastardo senza gloria” Daniel Brühl)  che la porterà a cantare in Spagna. Speriamo che la rinascita di Cuba non comporti esiti troppo analoghi ad altre “rinascite” che nel mondo somigliano piuttosto a rivincite reazionarie.

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart