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Rai, ecco perché Monti cerca un incidente per andarsene a casa

9 Giugno 2012

di Vittorio Macioce
(dal “Giornale”, 9 giugno 2012)

Roma – Quella strana sensazione da «non si può più andare avanti così » si respirava già dalla mattina. I tecnici non sono mai stati così stanchi. La «fase due » che non decolla, la crisi un tunnel troppo lungo, i ministri che cominciano a mandarsi a quel paese l’uno con l’altro, la maggioranza che pensa al futuro, con il Pd e il Pdl in cerca di una definizione, Grillo che urla, l’Europa che latita e non fa nulla e Monti sempre più nervoso, a reggere sulle spalle il suo destino e quello dell’Italia.
È in questo clima che cade nel piatto della politica la questione delle nomine. C’è da scegliere il presidente della Rai, più una serie di poltrone delle fantomatiche authoritydovepiazzarequalcuno.

Sono giorni che se ne parla e l’incastro non si sblocca. E qui Monti fa uno di quei colpi di testa che non ti aspetti da un rettore. Dice: faccio a modo mio, scelgo io. L’affare burocratico diventa politico. Che fa il premier? Dopo una giornata di movimenti sotterranei, di colloqui forse inutili con i partiti, fa un passo border line, qualcosa che cambia il modo di governare la Rai. Indica Anna Maria Tarantola presidente della tv di Stato e Luigi Gubitosi direttore generale. Lasciamo per un attimo da parte i nomi, sono espressione di un mondo vicino all’ex rettore. Non importa. Il problema è un altro. Non è normale che il governo li faccia, in particolare quello del direttore generale, la cui nomina spetta al consiglio di amministrazione Rai, che ancora non è stato nominato. Quelli che di queste cose se ne intendono cominciano a parlare di colpo di mano. Di procedura ai limiti della legittimità. Qui si apre il problema politico. Perché Monti ha fatto questa mossa? O è un pasticcio, roba da incompetenti. Ma non è così. Oppure la scelta è consapevole. Quello che si sostiene nei corridoi del Palazzo è che il premier voglia andare a vedere le carte dei soci di maggioranza che sostengono il governo. Cioè Pd e Pdl. Lui, Monti, dice: «Non è una prova di forza ». Ma il fatto che lo dica sembra un bluff. Il sospetto è che il premier sulla questione Rai stia dicendo a Bersani e Alfano: o ratificate il mio colpo di mano oppure assumetevi la responsabilità di mandarmi a casa. Ne avete la forza? Ne avete il coraggio? Siete disposti a pagarne le conseguenze o a incassare i sacrifici?
A voi la scelta. Qui si vedono le vostre carte. Io- sostiene – non sono disposto a farmi strappare la pelle giorno dopo giorno.

Questa tesi trova una mezza conferma dalle voci che per tutto il pomeriggio aleggiavano, sotto voce, tra i parlamentari dell’una e l’altra parte. Cose del tipo: Monti è esasperato. Monti è preoccupato per le condizioni di salute della moglie. Monti è deluso dei partiti. E perfino: Monti sta salendo al Quirinale per chiedere e concordare con Napolitano un reincarico. Un modo per dare un segnale a tutti e per magari liberarsi di un paio di ministri troppo difficili o ingombranti. Ipotesi. Suggestioni. Eppure ci si legge un fondo, spesso, di verità. C’è stata infatti una telefonata di Mario a Giorgio in cui lo informava di quello che stava facendo. Il presidente, sembra, abbia invitato il premier a resistere.

Quello che appare in conferenza stampa, alle nove e trenta della sera, è un premier lucido, determinato, che ogni tanto butta lì una spruzzata di ironia, anche simpatica. Soloche negli occhi ha la consapevolezza di chi non ci tiene a sacrificarsi in un’estate da governo balneare, mentre il resto del Paese pensa a come rigiocarsi l’eterna partita del potere.

Se questo governo deve proprio andare avanti che ci vada con la convinzione di tutti. Solo che anche il premier e i suoi uomini hanno le loro responsabilità. Questo governo ha affievolito gli entusiasmi di partenza. Non ha risolto alcun problema in agenda. Non ha dato una via d’uscita alla crisi e ha caricato gli italiani di tasse. Non c’era altra strada? Forse. Ma nella testa di molti resta la speranza di una politica per crescere. Non c’è. Non si vede. Quello che si vede sono i ministri che litigano. Non è un mistero che, al di là della «collaborazione », come ha ribadito Grilli, il trio Grilli, Passera e Catricalà (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) ha avuto parecchio da discutere nelle ultime ore, anche alla presenza di Monti. Francesco Profumo si è visto sotterrare la riforma della scuola e dell’università.

Ci sono segnali di insofferenza evidenti. Ieri il ministro della Giustizia Paola Severino ha chiarito che se il «suo » ddl anticorruzione non trova l’accordo dei partiti o non passa la fiducia, si va tutti «a casa ». Passera e Fornero si beccano dall’inizio.La stessa Fornero ha discusso sugli statali con il Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica. La Severino si è infuriata con Salvatore Mazzamuto per un errore nel decreto anticorruzione. Monti ha strigliato il ministro Terzi sulla questione Marò e Passera per eccesso di loquacità sull’inchiesta Finmeccanica. Troppo nervosi? Non è colpa loro. È difficile fare le riforme e salvare il Paese davanti a una dura realtà. In cassa non ci sono più euro.


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Bart