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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

20 Ottobre 2012

[Franco Pecori  dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Il comandante e la cicogna

Il comandante e la cicogna
Silvio Soldini, 2012
Fotografia Ramiro Civita
Valerio Mastandrea, Alba Rohwacher, Giuseppe Battiston, Claudia Gerini, Maria Paiato, Luca Dirodi, Serena Pinto, Yang Shi, Michele Maganza, Fausto Russo Alesi, Giuseppe Cederna, Giselda Volodi, Luca Zingaretti.

Secondo gli antichi greci, la cicogna ci liberava dai serpenti e per gli orientali era un uccello immortale. Poi si è cominciato a credere che fosse la cicogna a portare i neonati nelle case. Di una certa affinità con i bambini v’è più che una traccia nel delicato umorismo del film di Silvio Soldini, regista voglioso di commedia dopo i suoi ultimi lavori (Giorni e nuvole  2007,  Cosa voglio di più  2010). Non secondario è il ruolo di Elia (Luca Dirodi, esordiente sullo schermo), figliolo di Leo (Valerio Mastandrea), idraulico dall’accento napoletano che si arrabatta per tirare avanti la famigliola un po’ scombinata. Il ragazzino è autonomo e quasi ribelle verso la scuola ma molto curioso di tutto ciò che incontra. Una delle domande che lo assillano è: «Gli uccelli lo sanno che noi non sappiamo volare, o pensano che non ne abbiamo voglia? ». Deve averlo già chiesto, senza ottenere risposta, alla sua amica  Agostina, la cicogna bianca con la quale ha appuntamenti in periferia. Per essa Elia è disposto a rubare al supermercato le rane di cui va ghiotta. Sarà un’ansia del comunicare, un’esigenza di autenticità e di purezza dei sentimenti? Siamo a Torino, una città trasognata, in cui le statue dei monumenti riflettono ad alta voce. In particolare, il comandante Garibaldi (voce di Pierfrancesco Favino), a cavallo, sembra quasi pentito di aver fatto l’Italia e non ne può più del commendator Cazzaniga (voce di Gigio Alberti) che continua a dargli del comunista; Giacomo Leopardi (voce di Neri Marcorè, il quale dà fiato anche a Leonardo Da Vinci), da parte sua, non può certo essere ottimista verso gli italiani di oggi. Surrealismo moraleggiante? Soldini ha il buon gusto di non calcare la mano sui nostri difetti, preferendo invitarci al sorriso, ma certo alcune osservazioni sui comportamenti attuali pungono impietosamente. L’impressione è che sia difficile vivere, oggi, difficile respirare un’aria appesantita dall’intreccio di nuovi codici, utilizzati spesso per il malaffare. Maddalena (Serena Pinto), la sorella adolescente di Elia, entra nella disperazione perché scopre di essere finita su YouTube mentre usa la bocca nell’esercizio sessuale con uno dei suoi fidanzati. Il povero Leo, vedovo e spaesato nella casa in disordine, per proteggere la figlia accetta di rivolgersi a un avvocato e finisce nella trappola di Malaffano (Luca Zingaretti), traffichino milanista, nevrotico e autocelebrativo. Meno male che, proprio da Malaffano, Leo incontra Diana (Alba Rohrwacher), pittrice fra le nuvole e ragazza sentimentale. Ne sarà contento il fantasma di Teresa (Claudia Gerini), la moglie che ha lasciato Leo in seguito a una banale botta in testa durante una gita in pattino e che ora si aggira per casa in bikini sperando che prima o poi il suo vedovo trovi una nuova compagna. E Diana sembra felice di risolvere, tra l’altro, anche l’eterno problema dell’affitto da pagare al burbero Amanzio (Giuseppe Battiston), voluminoso moralizzatore e simpatico “eremita” cittadino, trapiantato a Torino dal confine nordorientale. Amanzio accompagna volentieri Elia agli incontri con Agostina. Chissà, una volta – possiamo pensare noi -, l’uccello arriverà portando col becco una neonata Italia. Soldini è riuscito a essere leggero pur lavorando con materiali molto seri. Ha usato la chiave di un’ironia fiabesca, non giustificativa ma utile a tradurre in giusta aspirazione morale il sogno di una vita a dimensione più umana. Si avverte il tema sottostante del “transito” d’epoca, con un passato non ancora risolto e un futuro appeso al becco della cicogna. A comprendere aiuta molto la bravura e la simpatia degli attori.


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Bart