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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

8 Dicembre 2012

[Franco Pecori  dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore

Moonrise Kingdom
Wes Anderson, 2012
Fotografia Robert D. Yeoman
Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton, Jared Gilman, Kara Hayward, Jason Schwartzman, Bob Balaban, Lucas Hedges, Charlie Kilgore, Andreas Sheikh, Chandler Frantz, Rob Campbell, L. J. Foley, Gabriel Rush, Seamus Davey-Fitzpatrick, Tommy Nelson, Larry Pine, Marianna Bassham, Neal Huff, Erich Anderson, Harvey Keitel, Jake Ryan.
Cannes 2012, concorso.

Bambini prima del Sessantotto. Gioco di figure stilizzate in quadri della commedia familiare (americana) con aggraziate pretese universalistiche. Dopo di loro, anche molto dopo – diciamo un abbondate mezzo secolo -, cambierà il mondo? Il film di Wes Anderson ha aperto il festival di Cannes 2012, introducendo uno spiffero di sorniona perplessità nei discorsi che in quel contesto solitamente tendono a indicare strade se non proprio nuove almeno interessanti. Un regista come Wes Wnderson (I Tenenbaum2001,  Le avventure acquatiche di Steve Zissou  2004,  Il treno per Darjeeling  2007,  Fantastic Mr. Fox2009) non poteva che regalare un altro esercizio di realtà fittizia, dove fantasia e invenzione si articolano in ammiccamenti realistici puntellandosi con i richiami della storia mascherati e soffusi nel tessuto ricamato di tenerezze intellettuali. Sono ingenui i due dodicenni del film? Sam e Suzy in fuga d’amore rappresentano se stessi o le loro famiglie “disperatamente” impegnate nel recupero di una felicità bloccata se non perduta per sempre? Il rapporto è biunivoco, il divertimento dello spettatore è sospeso tra la compostezza complessa e disegnata del “vissuto” (non vissuto) degli adulti e la spontaneità inconsapevole (ma cosciente) dei piccoli protagonisti, i quali interpretano lo sbocciare del sentimento e dell’attrazione come se recitassero la poesia di Natale – e perciò rafforzando l’ira (ma contenuta) della società repressiva (cosciente ma inconsapevole). Insomma uno degli scherzi sorridenti (sogghignanti a tratti) del solito Anderson, il quale stavolta ci invita nel New England per farci assistere all’impertinente coniugazione amorosa (elementare) dei due bimbi autorivelantisi. Lei lo guarda col binocolo e poi lo coinvolge in un disegno che è trasgressivo solo per noi (cioè per i grandi del 1965). Fuga nell’isoletta, primi contatti eccitati e via sotto la tenda. Comunità in subbuglio (ma non è certo il Vietnam) e sfoghi contenuti, più caratteriali che altro, di genitori, scout, poliziotti e tutto l’armamentario del grottesco. Delizioso contesto, prati verdi e tenerezze in una società in crescita.

The Grey

The Grey
Joe Carnahan, 2011
Fotografia Masanobu Takayanagi
Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson, Nonso Anozie, James Badge Dale, Ben Bray, Jacob Blair.

Gli unici animali che usano vendicarsi, i lupi. Avventura e dramma profondo, inscindibili chiavi di lettura di un film che colpisce per verosimiglianza interna, per discrezione e per implicazioni morali. Dal regista di  Smokin’ Aces  (2007)  un altro lavoro non superficiale e altra prova d’attore di Liam Neeson (Scindler’s List1993,  Gangs of New York  e  K-19  2002,  A-Team  2007,  Io vi troverò  2008). L’interpretazione intensa di Neeson è essenziale per dare al film del californiano Carnahan (1969) il senso di un’avventura anche interiore. L’aereo che trasporta John Ottway (Neeson) e altri lavoratori di una compagnia petrolifera, si schianta sulle montagne dell’Alaska. Sperduti nel ghiaccio e senza molte speranze di veder arrivare soccorsi, i sette superstiti devono affrontare un branco lupi che sembra avercela particolarmente con loro. L’inizio del film è importante per capire la ragione dell’accanimento. Quelle bestie si comportano come seguendo un “programma” preciso, il loro comportamento è perfino quasi traducibile in un linguaggio esplicito. L’ambiente non certo amico e la tensione crescente di minuto in minuto sono le condizioni ideali per il giusto equilibrio tra minaccia, orrore, disperazione, paura, istinto di sopravvivenza e crudeltà del destino. Il regista non si dilunga a sottolineare i pericoli né gli stati d’animo, le sequenze sono tagliate con ritmo implacabile, in alcuni momenti prevale l’umanità dei personaggi, in altri la necessità che li muove verso l’”impossibile” salvezza. Nessun dettaglio a effetto, tutto si svolge in una progressione drammatica di rara misura. Pur nella situazione estrema gli uomini hanno il modo di rivelare i loro diversi caratteri, i loro affetti. E uno per tutti, Ottway arriva a urlare a Dio guardando il cielo: “Fai qualcosa!”. Lo possiamo capire, insieme ai compagni di sventura è arrivato a ridurre l’esistenza al solo “desiderare il prossimo istante più di quello passato”.

Troppo amici – Praticamente fratelli

Tellement proches
Éric Toledano, Olivier Nakache, 2009
Fotografia Rémy Chevrina
Vincent Elbaz, Isabelle Carré, Franí§ois-Xavier Demaison, Audrey Dana, Omar Sy, Joséphine de Meaux, Jean Benguigui, Max Clavelly, Lionel Abelanski, Renée Lecalm, Catherine Hosmalin.

Secondo invito all’approvazione simpatica da parte della coppia di registi già trionfatori al botteghino nel 2011 in Francia e lo scorso febbraio in Italia con  Quasi amici. Spiritosi e discreti, impertinenti e non corrosivi, Éric Toledano e Olivier Nakache  attingono al pozzo della vita vissuta per darcene assaggini piccanti e digeribili con sorriso. I “nervosismi” dei bambini d’oggi capaci di non fermarsi un momento e di “distruggere” la propria casa e quella dei parenti, il razzismo diffuso e vistoso ma “inconsapevole” di quasi tutti per esempio verso un medico di colore, le frustrazioni sessuali delle cognate nubili, la “perfezione” miniborghese dei cognati succubi di mogli socievolmente rigide e di figliette divorate dal narcisismo… Tutto questo può capitare addosso a uno “scapestrato” – sfortunato più che altro – come Alain (Vincente Elbaz), sposato sì ma scontento, forse lui stesso più della moglie Nathalie (Isabelle Carré), della propria vita inconcludente in cui non ha saputo andare oltre la giovanile esperienza di animatore di villaggi turistici. La famigliola, bimbo-peste compreso, va a cena da Jean-Pierre, fratello di Nathalie, il cognato succube di cui sopra. Succederà di tutto. Ciascuno è troppo diverso dall’altro e troppo legato alle piccole autocostrizioni della quotidianità convenzionale per non soffrire della forzosa contiguità. E’ lo specchio della società intera? No, ci mancherebbe: è soltanto un quadretto, però ambizioso, che quasi ci convince di considerare più in generale i caratteri di quella compagnia. Non solo, ma alla fine ci dice anche che certe diversità si superano, ne sarà valsa la pena se al dunque la riconquistata “armonia” servirà a una vita tranquilla e passabile. La bravura dei registi sta soprattutto nella gestione millimetrica dei tempi stretti e guizzanti del montaggio, le scenette sono tagliate con un ritmo “elettrico” che blocca l’eventuale risata sul far del sorriso offrendo subito un altro bocconcino succoso al palato dello spettatore affamato di usuali riconoscimenti. La possibilità di riconciliarci anche noi, come i protagonisti del film, con la nostra quotidianità spigolosa non ci potrà dispiacere. Del tutto convincenti anche gli attori, dal contegno brillante e mai stanchi di ripetere una gag, di sottolineare con la dovuta maniera ogni passaggio comico.

 

 


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Bart