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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

19 Aprile 2008


[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. √ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]

Shoot’em up – Spara o muori!

Shoot’em up
Michael Davis, 2007
Clive Owen, Monica Bellucci, Paul Giamatti, Stephen McHattie, Greg Bryk, Daniel Pilon, Ramona Pringle, Talia Russo.

Quando si legge che un tale film √® ¬ęuno dei massimi capolavori ¬Ľ di un certo genere di cinema si rischia di non avere pi√Ļ il parametro a cui riferirsi per ¬†il giudizio critico. Non perch√© non si sia d’accordo sul giudizio dato, ma perch√© il metro esibito suona, di per s√©, come un errore elementare di lingua, un po’ come se si dicesse “il pi√Ļ bellissimo dei film”. L’inglese Davis, gi√† autore di Monster man (2003), ¬†una commedia horror che pochi ricordano, ha l’aria di voler sostenere l’intento manieristico con una carica di ironia che, mentre denuncia l’uso disinvolto del genere “azione”, ¬†aspira ad una propria dignit√† espressiva. ¬†Il problema nasce dalla critica dei “massimi” valori, che legge in Shoot’em up ¬†riferimenti a “massimi capolavori”, con ¬†l’ intento di sollevare il livello artistico del film. ¬† ¬†E allora diventa difficile leggere anche l’ironia, chiave che per l’apertura di porte interpretative usa combinazioni complesse. Altro imbarazzo deriva dalla difficolt√† della Bellucci a parlare con un normale ritmo corrente. Se non l’avessimo gi√† notato in altre occasioni, rischieremmo di sfiorare l’ipotesi di un sia pur misero ¬†tentativo di straniazione recitativa ¬†(Brecht ci perdoni), anche considerando gli inserti dialettali (accenti vagamente “napoletani”) che per altri versi suonano incomprensibili. Sgombrato il campo critico ¬†dagli ostacoli pi√Ļ vistosi, possiamo goderci la girandola incessante di sparatorie le pi√Ļ fantasiose e divertirci persino a contare le molte decine di morti in un mare di sangue. Fotografia e montaggio costruiscono un’articolazione movimentata, secondo il principio di “attrazione” che non √® certo nuovo nel cinema ¬†e che, con l’avanzare della pubblicit√†, ha progressivamente assunto uno stile pi√Ļ “nervoso”. E, non ultimo, il contenuto. Il bravo Owen (The Bourne Identity, Sin City, Inside man) assume il gravoso e strano compito di salvare un neonato, che egli stesso ha visto nascere in situazione estremamente drammatica, intervenendo pistola alla mano a ¬†difesa della ¬†partoriente inseguita da una squadra di killer. La donna muore e Smith affida il piccolo alla sua amica prostituta, Donna Quintano (Bellucci). Al neonato danno la caccia misteriosi “cattivi” (il ruolo principale spetta a Giamatti), con chiare implicazioni politiche e riferimenti espliciti ai fabbricanti di armi.

 

10 cose di noi

10 Items or less
Brad Silberling, 2007
Morgan Freeman, Paz Vega, Jonah Hill, Alexandra Berardi, Bobby Cannavale, Anne Dubek, Jennifer Echols.

Periferia di Los Angeles e “periferia” di Hollywood. Freeman ¬†√® l’attore ¬†quasi in ¬†crisi, cammina ¬†sul ciglio: un passo falso e non avr√† pi√Ļ alcuna parte importante, da quattro anni il suo senso professionale lo spinge al dubbio, a prendere con estrema circospezione ¬†ogni nuova ¬†proposta. E cos√¨ vagabonda da un set immaginario all’altro, cercando le “location” per piccoli film indipendenti che forse non si faranno mai. Un giorno capita nello sperduto supermercato di un quartiere latino. L’ambiente √® quasi deserto, ma alla cassa c’√® Scarlet (Vega), ¬†una giovane donna che attrae l’attore per il suo carattere, per la personalit√† forte, ben oltre il “ruolo” di cassiera. E infatti la ragazza ha un appuntamento nel pomeriggio per un colloquio, lascer√† il supermercato e cercher√† di farsi assumere come segretaria. E allora? Commedia leggera, esile? Lezione di cinema? E’ questo proprio uno di quei casi in cui, da fruitori avveduti, si pu√≤ godere molto, cogliendo ad ogni sequenza il valore essenziale dell’ambiguit√† e la sostanza che pu√≤ ¬†nascondersi dietro le apparenti frivolezze; e ¬† intravedendo il miscuglio dei generi (sentimentale/drammatico, suspence/comico) nello scorrere della pi√Ļ piatta successione del “quotidiano”. ¬† Lo stesso ¬†curriculum del regista, che va ¬†da La citt√† degli angeli a Moonlight Mile – Voglia di ricominciare ¬†e ¬†a Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi, la dice lunga su una certa tendenza ad utilizzare con disinvoltura icone diverse come Nicolas Cage, Dustin Hoffman, Jim Carrey. Qui l’occhio dev’essere attento alle sfumature e alla “leggerezza” del vivere. L’attore gioca con se stesso. Sembra quasi di incontrarlo per caso in treno: si vuol far riconoscere e nello stesso tempo si diverte a interpretare personaggi finch√© non si arriva alla stazione. Scarlet ci mette un po’ ad entrare in situazione, poi (brava) cambia registro e, da cassiera sfigata, passa a ragazza moderna ¬†vogliosa di riscatto. La strana coppia va fondendosi e diventa quasi-perfetta. Certo chi s’intende di Nouvelle Vague pu√≤ divertirsi nella “seconda” lettura, fare riferimenti, insomma tentare l’approccio intelletuale. Ma il “filmetto” si offre anche alla “semplicit√†” della fruizione rilassata. In fondo, i due protagonisti scherzano al gioco delle “dieci cose che odi” e delle “dieci cose che ti piacciono”. ¬† Poi alla fine, Freeman, simpatico, ¬†lascia il “messaggio”: ¬ęViviamo, lavoriamo, si ricomincia da qui, non ci rivedremo mai pi√Ļ ¬Ľ. ¬† Poche parole, tutto un romanzo.

21

21
Robert Luketic, 2008
Jim Sturgess, Kevin Spacey, Kate Bosworth,  Laurence Fishburne,  Aaaron Yoo, Liza Lapira, Jacob Pitts.

Curioso numero il 21. Per I√≠¬Ī√°rritu, 21 grammi ¬†era il peso dell’anima (2003) e non √® che portasse proprio un gran bene. ¬†Luketic ¬†con il 21 allude ad un modo di dire dei giocatori di blackjack al casin√≤: ¬ę21, vittoria grande baldoria ¬Ľ e sembrerebbe un numero fortunato. Vediamo. ¬†E’ la storia di Ben (Sturgess), 21 anni (!), studente genio del Massachusetts Institute of Technology di Boston, la ¬†cui aspirazione √® continuare gli studi. Ma la retta ¬†√® di ¬†300.000 dollari e Ben, potendo contare solo su sua madre, non riuscir√† mai a mettere insieme quella cifra. Ci vorrebbe la borsa di studio. All’inizio, vediamo il ragazzo nell’ufficio del rettore, il quale si complimenta con lui per il suo curriculum eccellente. Ci sono per√≤ altri concorrenti meritevoli. Riuscir√† Ben ad esporre una ragione che lo renda vincente? Lo sapremo alla fine del film, a chiusura del lungo flash. ¬†Ed ecco la singolare vicenda. I dollari per la retta, anche molti di pi√Ļ, Ben li “guadagner√†” a Las Vegas. Arriva a proposito la proposta del professore di matematica. Micky Rosa (Spacey) non √® un insegnante normale. Giocatore di professione, capeggia una squadra di giovani cervelli, ragazzi del college addestrati a “battere il banco” scientificamente, con una sistema di calcolo che non fallisce mai. Quando arriva il weekend, si ¬†va in aereo ¬†a Las Vegas, ci si maschera ogni volta in modo diverso e si “rapinano” i tavoli del blackjack. Si rischia, √® vero, di essere beccati dal personale di sorveglianza (Fishburne), ma i dollari, la “bella vita” nella citt√† dell’azzardo e l’amore ¬†di Jill (Bosworth) ¬†valgono il rischio. Reclutato da Micky, Ben diventa ¬†il numero uno della squadra. Il ragazzo ¬†pensa di usare strumentalmente il gioco, fino a “risparmiare” la somma che gli serve per la retta. Ma le cose si complicheranno. Tratto da un fatto di cronaca degli anni ‚Äė90, il film riesce nell’impresa di rendere spettacolare il complicato problema statistico, puntando sulle simbologie e sulle convenzioni, sui momenti di attesa, trasformando in “azione” ogni mossa della singolare banda in una possibile svolta. Gli attori (bravo Sturgess) sostengono a dovere il trasformismo dei ruoli, ottenendo una rappresentazione non convenzionale sia ¬†sulla scena di Boston sia tra i tavoli da gioco dei locali pi√Ļ alla moda di Las Vegas. Con pochi tocchi abbiamo la sensazione precisa del fascino che quei weekend possono avere verso giovani brillanti e pronti ad entrare nel mondo. Alla stessa maniera percepiamo ¬†quale fondo malevolo, quale pericolo possa nascondersi dietro la facciata di una scuola “moderna”, non ultimo il problema dei costi della frequenza e della selezione formalmente meritocratica. ¬†Nella figura del “buttafuori” specialista in “pulizie” vecchio stile, benissimo impersonata da Fishburne, si riassume un mondo che ¬†se ne va inesorabilmente sconfitto. Ora il gioco si √® fatto pi√Ļ complicato e le difese vanno aggiornate. Non √® detto che il futuro sia migliore. Sta di fatto che l’Universit√† offrir√† a Ben la borsa di studio di cui ha bisogno.

L’ultima missione

MR 73
Olivier Marchal, 2008
Daniel Auteuil, Olivia Bonamy, Catherine Marchal, Philippe Nahon, Francis Renaud, Gérald Laroche, Guy Lecluyse, Christian Mazzucchini, Clément Michu, Moussa Maaskri, Louise Monot, Maxim Nucci, Christine Chansou, Mireille Viti, Virgina Anderson.

¬ęDio mi ha tradito e io lo punir√≤ ¬Ľ. Louis Schneider (Auteuil), della Squadra Omicidi di Marsiglia, ha una vita d’inferno. Dopo Gangsters (2002) e 36 quai des orf√®vres (2004), Marchal chiude con MR 73 (la sigla di una pistola) ¬†una sorta di ¬ętrilogia sulla solitudine, la disperazione e la perdita dei propri riferimenti ¬Ľ – cos√¨ il regista, ex poliziotto che ha deciso di uscire dalla polizia proprio per aver “visto” la storia realmente accaduta ¬†alla quale ¬†poi si √® ispirato per il terzo ¬†film. Trasandato nell’aspetto, alcolista, Louis vive in un abisso morale in cui lo hanno trascinato i casi del suo lavoro, che spesso contrasta con la propria tendenza alla rettitudine. Soffre e tira avanti di ora in ora, senza una prospettiva precisa. Lo incontriamo nel momento in cui, ¬†impegnato in un’ultima “missione”, va oltre i limiti e il ¬†rapporto con i colleghi diventa un muro troppo alto. E’ il muro della corruzione e dei poteri “altri” rispetto ai “doveri” del detective, √® un macigno che si aggiunge al peso della vita spericolata e violenta del poliziotto. Assalito dai flash-incubo che gli ¬†mantengono vivi i ¬†momenti personali pi√Ļ ¬†drammatici (desolante la visita in ospedale alla moglie che giace senza speranza), Louis si muove in un ambiente di piombo, tutto √® “nero” intorno a lui. Marchal mostra di avere un notevole talento nel rappresentare il contesto, forse aiutato dalla radice autobiografica, di sicuro dalla bravura del protagonista, perfettamente calato nella parte. Mentre l’ombra di un serial killer copre di cupa suspense la vita della citt√†, una ragazza, Justine (Bonamy) ¬†,chiede aiuto, paralizzata dalla paura per l’uscita dal carcere dell’assassino dei suoi genitori. L’uomo (Nahon) fu appunto arrestato da Schneider. Il racconto, qui la sua principale qualit√†, pur ¬†fotografando (la firma √® di Denis ¬† Rouden) ¬†con estetica quasi maniacale i dettagli dell’ambiguit√†, non procede per accumulo. Il noir prevale sulla trama, il poliziotto non va dritto alla m√®ta. Forse vorrebbe tener fede al proprio istinto professionale, ma “incidenti” lo confondono, estranei al compito, pi√Ļ complessi. Attenzione: non c’√® “filosofia”, non in primo piano. Ma proprio per questo l’atroce violenza di alcuni momenti “pieni” pu√≤ confondersi persino con la dolcezza (pi√Ļ una ¬†struggente aspirazione) dei “vuoti” che si confondono con la rabbia confusa di Louis, fino al grido finale, religioso (pi√Ļ una tragica tensione).


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ÔĽŅ

1 commento

  1. Pingback by Blog Cinema » CINEMA: I film visti da Franco Pecori — 19 Aprile 2008 @ 14:19

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart