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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

26 Dicembre 2009

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Brothers

Brothers
Jim Sheridan, 2009
Fotografia Frederick Elmes
Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal, Natalie Portman, Bailee Madison, Taylor Geare, Patrick Flueger, Sam Shepard, Mare Winningham, Clifton Collins Jr., Josh Berry.

L’eroe e la pecora nera, la famiglia e i suoi risvolti. Ottobre 2007. Il capitano Sam Cahill (Maguire), consapevole delle sue ripetute missioni in Afghanistan, è anche un buon marito – con la moglie Grace (Portman) si conoscono fin da ragazzi – e padre di due bambine (Madison e Geare). Sam è atteso da un atroce destino. Catturato dai talebani insieme ad un altro marine, è creduto morto. La notizia arriva alla famiglia nel cui seno trova intanto accoglienza il fratello minore. Molto diverso da Sam, Tommy  (Gyllenhaal) è appena uscito di prigione e non gode certo della simpatia del padre Hank (Shepard), marine in pensione. Invece Grace ha modo di ricredersi del giudizio che ha sempre avuto nei confronti del cognato: adesso lo vede premuroso verso le bambine e ne viene attratta. Perfino Hank tende ad ammorbidire il proprio atteggiamento di rifiuto verso il figlio “scapestrato” e provocatore. Ma non possiamo stare tranquilli. Il regista – conosciamo la tendenza dell’irlandese Sheridan a sollevare il coperchio delle pentole (Il mio piede sinistro, Nel nome del padre, In America) – ci tiene informati sulle sorti di Sam in Afghanistan. L’eroe è vivo e tornerà portandosi dentro un macigno morale che inciderà sui rapporti con Grace e con Tommy, proprio mentre nuove armonie sentimentali prendono forma nella famiglia. Tuttavia è proprio l’insistito uso delle “finestre informative” dal fronte a rendere poi meno significativa la sorpresa del ritorno. L’approccio alla materia si rivela tutt’altro che “estremo” ed è salvato dalla notevole interpretazione di Maguire (altro che Spider-Man) e di Gyllenhaal.  Per la maggior parte del film  Sheridan mantiene i toni sul registro mediano di temi psico-sociologici scontati, l’inferno della guerra e le difficoltà del “reduce”, il contrasto dei caratteri tra due fratelli con in mezzo la presenza della giovane moglie/cognata. Lo stile del regista uniforma il racconto sul registro di un cinema senza sorprese, un “già visto” che scioglie il dramma in formula poco dubitativa. Come del resto non-dice la linea-catenaccio del titolo in locandina: «Ci sono scelte che ti cambiano per sempre la vita ». E come induce a sospettare la stessa scelta di realizzare un remake del bel film di Susanne Blier, Non desiderare la donna d’altri (Brothers, 2004).

Amelia

Amelia
Mira Nair, 2009
Fotografia Stuart Dryburgh
Hilary Swank, Richard Gere, Ewan McGregor, Chistopher Eccleston, Joe Anderson, Cherry Jones, Mia Wasikowska.

Avventura e passione sono gli ingredienti del racconto in chiave femminile che la regista indiana Mira Nair unisce nel film per restituirci un sogno di affermazione attraverso una metafora di stampo neoromantico giustamente “raffreddata” nello stile composto (internazionale) che distingue i suoi film (Matrimonio indiano, La fiera della vanità, Il destino nel nome). La carica emozionale viene dalla figura mitica della protagonista, Amelia Earhart. Interpretata da una Hilary Swank ancora una volta perfetta (indimenticabile la sua Maggie di Million dollar baby), l’eroina degli anni della Grande Depressione americana trasmette il senso di uno sguardo positivo verso la vita che ne fece il simbolo della volontà di tutta una nazione. E non fu certo estranea l’idea del volo. Il film si apre appunto con Amelia che sale sull’aereo per tentare, pilota solitaria, il giro del mondo. È il 1 ° giugno 1937. L’esito di quel volo lo vedremo alla fine. Da questo momento si torna indietro, a ripercorrere il cammino trionfale della donna che indicò a tutti la via del coraggio e del sentimento profondo dell’avventura. Dalla trasvolata del Pacifico del 1928 in poi, per Amelia sarà tutta una serie di successi, preparati con estrema cura e raggiunti con fermezza di nervi. Questo non significa che nel fenomenale pilota donna non battesse anche un “cuore” appassionato: amò profondamente  George P. Putnam (Gere), l’uomo che investì in lei soldi e capacità imprenditoriali contribuendo alla costruzione mediatica del mito. E amò, senza tradire veramente George, il suo vecchio amico e pilota  Gene Vidal (McGregor). «Libera di vagabondare nell’aria », Amelia realizza il suo miraggio, grazie all’emozionante maschera della Swank e grazie alla propensione estetica della regista, brava nel cogliere i momenti di poesia tracciati dai contatti “intimi” della donna pilota con il mondo visto in volo, attraverso il vetro del bimotore: «Nessun confine, soltanto orizzonti, libertà ». La presenza di Richard Gere serve soprattutto a mantenere nella storia, tra un volo e l’altro, il collegamento dello slancio vitale di Amelia con il contesto dell’epoca. Stampa e pubblicità ebbero un ruolo non secondario.


Letto 1999 volte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart