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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

27 Marzo 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Happy Family

Happy Family
Gabriele Salvatores, 2010
Fotografia Italo Petriccione
Fabrio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci, Corinna Agustoni, Sandra Milo.

Divertente. Come Dio comanda, avremmo diritto  di essere felici. Ma abbiamo paura. Oppressi dallo stress? Schiacciati dalle ingiustizie? Legati da condizionamenti psicosocioculturali che deformano i nostri rapporti con le persone? Anche in famiglia? Ma paura di che? «Io non ho paura », diceva nel 2003  il bambino rinchiuso nel buco. Ora però l’”orco” Abatantuono ha cambiato volto, spippacchia cannabis con un’aria comica irresistibile;  e delle paure, di quelle anche in famiglia, si può parlare con una certa leggerezza, in commedia. Non che gli argomenti non sarebbero importanti. Salvatores, entrando nel genere  con intelligenza e discrezione, traccia i confini di un panorama che oggi, a guardar bene nelle famiglie,  comprende un po’ tutti: i nonni e le nuove generazioni, i genitori e i figli, l’evolversi dei costumi, il ripetersi delle problematiche individuali, il rapporto amore-morte, il consumarsi dei desideri, l’incubo della malattia, il sogno di una vita diversa e, insomma, tutti gli ingredienti che possono comporre  il menu d’una cena di compleanno che riunisce due famiglie per via che  i sedicenni vorrebbero convolare a nozze. Ma se provaste a prendere il discorso di petto, il regista – questo è l’effetto che fa il suo divertente film – direbbe, facendo un po’ il Sordi: «E sto a scherzà! ». Avreste così il giusto castigo per aver preteso di non aderire al progetto brechtiano. Sì, brechtiano: di uno straniamento all’italiana, con Diego in camicia a fiori e bermuda, con Margherita ancora una volta nevrotica ma leggermente, con Fabrizio canceroso e spiritosamente morituro, con Carla casalinga sull’orlo del risarcimento, con Valeria sull’orlo del bacio (bacetto, perché in fondo sta scherzando anche lei) e dell’amore sincero. Sull’orlo, perché anche il sentimento più vero qui non si realizza veramente, non è realistico: è semplicemente nelle mani dello sceneggiatore, il quale (De Luigi) non si nasconde affatto, si esibisce anzi in una dimostrazione brechtiana appunto (si evocano Pirandello e Woody Allen  ma il punto non è questo), dell’autore in scena,  nell’esercizio della propria onnipotenza. Il prodotto non c’entra con la vita, come dice Groucho Marx, citato da Salvatores: «Nella vita non c’è una trama! ». Tre sugli altri gli attori: Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio.  E sia chiaro, nulla vieta, dopo il divertimento, di prendersi un momento di riflessione.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart