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Anm e Ordine dei giornalisti, Dio li fa e poi l’accoppia

27 Marzo 2010

Ieri sono rimasto stupefatto da un intervento sensato letto su Libero e riferito a una cosiddetta toga rossa, Edmondo Bruti Liberati, il quale non solo critica il programma Annozero di Michele Santoro, ma invita i giudici ad astenersi dal prendere parte a trasmissioni politiche, fosse pure a condizione di restarsene in silenzio.

Temevo, leggendo, di avere disturbi alla vista, ma le parole non lasciavano dubbi. Possibile che a qualcuno dei magistrati rossi fosse rimasto un barlume di ragione? Dio è grande.

Però Bruti Liberati è una mosca bianca. Dentro la magistratura, l’Anm di Luca Palamara la fa da padrona. Non so quanto questo magistrato, che ha osato scrivere tali cose in una relazione presentata al Csm, pagherà caro il suo gesto.

Anm vive e vegeta con la politica ormai da anni, esattamente da quando il Cavaliere è “sceso in campo”. Ha giurato di avere la testa di Berlusconi e va dritta per la sua strada. Mors tua, vita mea.

L’Ordine dei giornalisti, che ha sospeso Vittorio Feltri, sta conducendo la stessa battaglia di Anm. Se glielo chiedete, dirà che siete pazzi, ma le cose stanno proprio così.

Se Feltri fosse incorso in qualche reato, ci avrebbe pensato Anm a smuovere le acque e a far pervenire, magari il giorno di Pasqua, un bell’avviso di garanzia, con bolli e firme in piena regola.
Ma il gradito incarico se l’è assunto con tanto di risolino malefico l’Ordine dei giornalisti.

Verrebbe da domandare a questi bei pensatori se Feltri abbia messo in atto una qualche violazione della libertà di espressione, dall’Ordine sempre puntualmente difesa. Un intervento drastico di questo tipo farebbe pensare di sì. Invece no. Feltri ha semplicemente detto ciò che pensava ed ha ospitato articoli di Renato Farina, radiato dall’Ordine.

Essere radiato dall’ordine, secondo i nostri garanti della libertà, significa togliere al cittadino la libertà di espressione. Questo è quanto. Inutile girarci intorno.

Nella sospensione è entrato anche il caso Boffo. Leggete cosa scrive l’Ordine:

«Il comportamento di Feltri ha violato non solo la dignità e l’onore del collega Boffo », che nel frattempo si era dimesso da Avvenire, «ma ha anche compromesso il rapporto di fiducia tra stampa e lettori ».

Vi domanderete: E tutte le volte che Repubblica, Il Fatto Quotidiano, e compagnia bella hanno offeso “la dignità e l’onore” di Silvio Berlusconi, perché l’Ordine non è intervenuto?

La risposta sta in quella parolina che precede il nome di Boffo: “collega”.
I giornalisti, ossia, possono offendere “la dignità e l’onore” di chiunque, perfino del presidente del Consiglio, ma non di “un collega”.

A cosa vi fa pensare questa distinzione? A qualcosa che manda cattivo odore, vero?
Io la puzza la sento e mi dà il voltastomaco.

Se, come fa Anm, anche l’Ordine è diventato uno strumento di lotta politica, la sua garanzia di imparzialità è venuta meno. Esso non è più affidabile. Perciò, o si rivede il tutto drasticamente, o si abolisce, concordando con quanto si legge qui.

Piccola, ma non inutile, annotazione: non vi pare poco affidabile  quanto scrive  Michele Serra nel suo articolo di oggi su Repubblica, se, dopo tanti paroloni sulla libertà,  del caso Feltri non dice proprio niente?

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“Il silenzio dei paladini della libertà” di Luigi Mascheroni. Qui.


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 27 Marzo 2010 @ 16:56

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Bart