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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

8 Maggio 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Le ultime 56 ore

Le ultime 56 ore
Claudio Fragasso, 2010
Fotografia Patrizio Patrizi
Luca Lionello, Gianmarco Tognazzi, Barbara Bobulova, Simona Borioni, Primo Reggiani, Nicole Murgia, Luigi Maria Burruano, David Coco, Francesco Venditti, Libero De Rienzo, Maurizio Merli, Nicola Canonico, Simone Sabani.

L’uranio impoverito che le armi spargono nei teatri di guerra, anche delle “missioni di pace”,  è causa di leucemie: Rossella Druidi ha trasformato una sua ricerca sul tema nel soggetto e nella sceneggiatura del film di Fragasso, regista di B-movie italiani  basati anche  su impegnative  problematiche sociali (Teste rasate, 1993, Palermo Milano Solo Andata, 1995). Qui  alcuni militari reduci dal Kosovo, sotto la guida del colonnello Moresco (Tognazzi),  attuano  l’ “Operazione 12 Apostoli”, missione segreta che attraverso l’irruzione armata  in un’ospedale civile li porterà alla ribalta e ad urlare al mondo il problema della contaminazione. Si frappongono ostacoli, nel pieno rispetto delle logiche di genere. Il “thriller connesso al sociale” è imbevuto di drammatizzazioni famigliari. All’azione di Moresco è chiamato a far fronte il vice questore aggiunto Paolo Manfredi (Lionello), specializzato in “negoziazioni” con i criminali. Vedrà coinvolte moglie (Borioni)  e figlia (Murgia). Minacce, inseguimenti, scontri a fuoco, intervento dei reparti speciali della Polizia, malati dell’ospedale presi in ostaggio, rapporti sentimentali stressati dagli eventi. L’accumulo delle “motivazioni” spettacolari è vistoso quanto l’uso dei “trucchi” e delle forme espressive più scontate. Fragasso non va per il sottile, calca la mano al limite della grossolanità pur di garantirsi l’attrazione del pubblico  meno esigente. Barbara Bobulova, nella parte di una dottoressa dell’ospedale, è la più  credibile tra gli attori. Tognazzi rischia la caricatura.

Notte folle a Manhattan

Date Night
Shawn Levy, 2010
Fotografia Dean Semler
Steve Carell, Tina Fey, Mark Wahlberg, Taraji P. Henson, Jimmi Simpson, William Fichtner, Leighton Meester, Kristen Wiig, Mark Ruffalo, James Franco, Mila Kunis, Bill Burr, Savannah Rae.

Di largo consumo e quasi per cinefili. Raro caso di matrimonio impossibile riuscito. È il segreto di Date Night, un film che si copre dai rischi di un impegno un po’ scontato e di un disimpegno un po’ meccanico affidando soprattutto  alla bravura dei protagonisti la trasfomazione del forsennato ritmo narrativo in simpatica e non superficiale parodia di una condizione di vita “fatale” a milioni di persone. La sceneggiatura (Josh Klausner) è perfetta anche nelle virgole, la scansione delle scene non dà tregua all’ovvio, cancellando i pericoli dello scadimento uno ad uno, con un lavoro sistematico che diremmo di “prevenzione”: ogni ovvietà, non appena intuita, si muta in un furbo ammiccamento e rende la battuta e/o la situazione pronta ad un nuovo uso. Il già visto e il già detto non hanno modo di sopravvivere, sono riproposti sotto altra veste, ad un grado di consapevolezza ulteriore. È il lavoro più difficile che si possa chiedere ad un regista, di coinvolgere il pubblico in una non-noia utilizzando la “noia” di genere, attinta da temi ultrasedimentati nella memoria cinematografica. Dicevamo quasi per cinefili perché, a differenza di autori esplicitamente impagnati, Levy non ci chiama al riconoscimento di citazioni bensì ci offre già confezionato il materiale del divertimento, come l’avesse trovato in strada, per caso. Phil (Carell, Una settimana da Dio, Little Miss Sunshine, 40 anni vergine) e Clara (Fey, sceneggiatrice e produttrice televisiva) si spostano dalla periferia a Manhattan (sacrario della commedia) con la naturalezza inconsapevole che fa di loro una “coppia/Alice” nella meravigliosa città del vivere bene. Conquistano un tavolo nel ristorante più esclusivo con un sotterfugio “ingenuo” e si apre per loro un mondo di felicità sognata e possibile, imprevedibile risvolto della monotonia quotidiana dalla quale sono voluti fuggire. Ma non potranno finire il fantastico risotto che è stato loro appena servito. E mentre si susseguono nuove situazioni, i due mostrano una strana capacità di assorbirle, quasi cogliessero al volo i possibili riferimenti cinematografici di genere (due poliziotti corrotti inseguono una coppia di ladri, la cui identità viene scambiata con quella di Phil e Clara). Mille dettagli e mille osservazioni non scadono mai nella didascalia, vengono invece assorbiti con puntualità millimetrica nel racconto. Alla fine, mentre ci ricorderemo che tutto è avvenuto durante il sonno pacifico dei figli affidati alla baby sitter, ci sembrerà di aver vissuto anche noi la “brutta” avventura e saremo contenti per Phil e Clara, per il loro rapporto revitalizzato grazie appunto alla terribile notte passata a Manhattan. Tutto per un risotto interrotto al tavolo del ristorante più alla moda. Per una volta, si poteva anche fare.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart